Pechino 2008: Meloni, tra un mese tireremo le somme

7 agosto 2008 ore 8:34 pm | In Notizie | Nessun commento
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Contenta che mie dichiarazioni e di altri abbiano restituito centralità a dramma diritti umani in Cina

“Resto convinta che la questione dei diritti umani in Cina sia un tema che non può essere derubricato ad elemento di curioso folklore nel contesto dell’imminente Olimpiade. L’odiosa repressione del regime comunista cinese nei confronti dei dissidenti interni, della popolazione tibetana, dei cittadini di ogni religione, della libertà di stampa, dei lavoratori, delle bambine soppresse a causa della “politica del figlio unico” non è una favola inventata dalla sottoscritta, ma la quotidiana realtà in cui versa da troppi anni un popolo straordinario come quello cinese”. Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, interviene in merito alle polemiche suscitate dalle sue recenti dichiarazioni sui Giochi olimpici di Pechino.

“Protestare pacificamente contro questo stato di cose – continua Meloni – non è solo un mio personale diritto, ma è un dovere che grava sulla mia coscienza di cittadina prima che di rappresentante delle istituzioni italiane. Da tanti anni mi batto, nei limiti delle mie possibilità e capacità, per sostenere la causa della libertà in Cina, a Cuba ed in altre regioni del mondo, e non smetterò di farlo solo perché ‘mi conviene’. Sono contenta che le mie dichiarazioni e quelle di altri abbiano restituito in queste ore centralità al dramma dei diritti umani in Cina. Per questo non ho mai smesso di manifestare apertamente il mio pensiero, e non certo per ‘desiderio di protagonismo’ come mi imputa un autorevole ex componente del governo di Romano Prodi. Se avessi voluto fare ‘la protagonista’ di questi Giochi, mi sarei fatta riprendere dalle telecamere in versione “saltellante” tra gli atleti azzurri a Pechino, anziché restare in Italia, in pieno agosto, a fare quello che faccio da tanti anni in politica: ovvero quello che ritengo più giusto”.

“Anche io – sottolinea il ministro – credo che il regime cinese possa finalmente aprirsi ai diritti umani grazie all’opportunità offerta dall’Olimpiade, ma non sono convinta che questo possa avvenire senza le pressioni della Comunità internazionale, semplicemente fidandosi delle promesse del governo di Pechino. Da quando sono stati assegnati i Giochi alla Cina tutti gli impegni contratti in questo senso sono stati disattesi”.

“Tra un mese – conclude – tireremo le somme di questa Olimpiade, sarò davvero felice se l’Italia avrà ben figurato sul medagliere, ma sarò ancor più felice se finalmente uno spiraglio di libertà sarà riuscito a fare breccia in questo ultimo muro del comunismo internazionale”.


“GLI ATLETI SIANO TESTIMONI DI LIBERTA’” Meloni su Pechino 2008: Berlusconi e Sarkozy? Potevano non andare, io ci speravo…

28 luglio 2008 ore 11:28 am | In Rassegna Stampa | Nessun commento
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E’ delusa Giorgia Meloni. Il più giovane ministro della squadra di Silvio Berlusconi si aspettava di più dalla comunità internazionale e soprattutto dall’Unione Europea nei confronti della Cina. La sua speranza, spiega la responsabile del dicastero della Gioventù a due settimane dall’apertura dei giochi di Pechino, era che l’occasione delle Olimpiadi squarciasse quel velo di silenzio dietro il quale il colosso asiatico nasconde violazioni dei diritti umani e civili. Ora, sottolinea, l’unica possibilità per scalfire l’arroganza di Pechino è che gli atleti e i tifosi italiani riescano là dove hanno fallito le diplomazie europee. Azione Giovani, l’organizzazione giovanile di destra di cui Meloni è leader, è reduce da una campagna per i diritti del popolo tibetano che ha visto i militanti di An organizzare mini-tornei di sport olimpici per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere un “Tibet libero dall’oppressione cinese”.

“Avevo pensato che le Olimpiadi potessero essere una buona occasione per accendere i riflettori sulla questione cinese a 360 gradi: dalla vicenda tibetana, ai diritti civili; dal rispetto delle norme sul commercio, alle questioni economiche”, spiega la ministra trentunenne, attiva in politica fin da giovanissima nelle file di Alleanza nazionale. “La mia speranza era che una volta sul palcoscenico, Pechino fosse obbligata ad una accelerazione sulla via delle riforme”. Non è stato così? “Direi proprio di no. L’impressione anzi è che ci siano stati dei passi indietro, come dimostra il comportamento cinese nei confronti della Birmania o la vicenda tibetana”.

Cosa ne pensa che Berlusconi, dopo George W.Bush e Nicolas Sarkozy, abbia annunciato di voler partecipare all’inaugurazione dei Giochi?

“Avrei preferito non andasse – risponde – la mia posizione è stata chiara fin dall’inizio: il governo italiano avrebbe dovuto dare un segnale forte. Sarebbe stato bello se proprio noi, in sede europea, avessimo avanzato l’idea che tutti i Paesi membri rinunciassero ad andare. La priorità, come ha detto anche il ministro Frattini, era quella di trovare una posizione comune dell’Unione europea. Unità che alla fine non c’è stata. E’ così, hanno prevalso gli interessi nazionali. L’ennesima prova della scarsa credibilità delle politica estera europea”.

Berlusconi avrebbe dovuto prendere una posizione diversa dagli altri alleati?

“Mi rendo conto che, in mancanza di una posizione unitaria della Ue, la scelta fosse complessa. Ma fra George Bush e Angela Merkel, che ha deciso di non andare a Pechino, avrei sperato che Berlusconi seguisse l’esempio del cancelliere tedesco. Detto ciò, il presidente del Consiglio potrebbe ancora trovare una scusa per non essere presente”. Al mancato raggiungimento di una posizione comune della Ue ha contribuito però anche Sarkozy, leader che Giorgia Meloni apprezza ma che su Pechino 2008 è stato anche lui deludente. “Sul piano europeo, invece, il problema è stato il cambio di posizione di Sarkozy – dice ancora – una decisione che mi ha molto sorpreso e deluso, visto che era stato proprio lui a proporre che i capi di stato e di governo non partecipassero”. Al di là delle ragioni di Stato, però, vi sono diverse organizzazioni per i diritti umani che si sono espresse contro il boicottaggio dei Giochi. “Certo, così come lo stesso Dalai lama. Una posizione che comprendo: i Giochi rappresentano una vetrina unica sulle vicende interne cinesi. La presenza di migliaia di giornalisti e atleti può essere un’occasione importante per la promozione di certi valori. Il boicottaggio rischiava di essere controproducente, anche se, soprattutto dopo quello che è successo in Birmania e Tibet, io non l’avrei escluso del tutto. Detto ciò, è altrettanto vero che finora l’attenzione del mondo sulla Cina non ha prodotto risultati concreti e il mio terrore è che al termine delle Olimpiadi, una volta consegnate le medaglie, il sipario cali del tutto”.

Secondo lei è troppo tardi per fare qualcosa?

“No. Innanzitutto le cancellerie europee potrebbero appoggiare la proposta presentata da Maurizio Gasparri e da me affinché le autorità cinesi invitino il Dalai Lama alla cerimonia inaugurale. In secondo luogo, tutti possono fare la loro parte: dai capi di Stato, agli atleti; dai giornalisti, ai tifosi”. Come? Le autorità cinesi hanno già fatto capire che non accetteranno manifestazioni politiche di alcun genere non solo da parte degli atleti ma anche da parte dei tifosi.

“Questo è un altro elemento che dovrebbe far riflettere. Ma il governo cinese non può controllare tutto: ad esempio non potrebbe impedire la pacifica manifestazione del pensiero in difesa dei diritti umani e civili. Inviterei gli atleti, ma anche i tifosi italiani che scelgono di andare a Pechino a sostenere gli azzurri, e spero siano tanti, a dire la loro su queste tematiche”.

Ma così facendo non rischierebbero di incappare nelle maglie delle autorità cinesi?

“Dipende: non credo che se atleti e tifosi che saranno intervistati dalle Tv italiane dicessero una frase in difesa dei diritti umani correrebbero qualche rischio. Magari basterebbe ricordare lo spirito delle Olimpiadi. Se tutti lo facessero l’impatto sarebbe incredibilmente forte”.

Un appello dunque a non recedere dal dovere della testimonianza anche se l’Europa non ha saputo fare fino in fondo la sua parte. Secondo lei ministro quelle che si apriranno fra pochi giorni saranno delle Olimpiadi un po’ meno belle?

“Indubbiamente. E lo dico con tristezza: c’è troppa contraddizione fra lo spirito delle Olimpiadi e il clima di intimidazione che si respira a Pechino”.

di RENATO BERIO – da il Secolo d’Italia di Venerdì 25.7.2008


Cina, Giorgia Meloni lancia “Mai piú Yahoo!

30 agosto 2007 ore 2:50 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | 1 Commento
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Banner mai più yahoo

Il presidente di Azione Giovani, Giorgia Meloni
A seguito della denuncia dalla World Organization for Human Rights, Azione Giovani avvia la campagna “Mai piú Yahoo!”, che già da questa sera sarà on-line con un apposito banner sul sito www.azionegiovani.org

Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente nazionale del movimento giovanile di An dichiara: “Invitiamo i ragazzi di Ag, i simpatizzanti e tutti i giovani italiani a non utilizzare piú il provider come motore di ricerca, a chiudere le caselle di posta elettronica esistenti e a non usufruire piú dei servizi del portale. Abbiamo il dovere di boicottare ‘Yahoo!’, che si è reso complice della politica di morte e di repressione del governo di Pechino.

Come già abbiamo piú volte denunciato, attraverso mobilitazioni nazionali, saremmo favorevoli allo svolgimento dei giochi olimpici in Cina solo se il governo accettasse di rispettare i diritti umani fondamentali. Questo non ci risulta, perció continueremo ad opporci a quella che consideriamo una scelta inadeguata, che entra in contrasto con i valori stessi delle Olimpiadi”, conclude Giorgia Meloni (vn).

articolo del corriere della sera del 29-8-2007 “Denuncia contro Yahoo!

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