Gioventù in ombra – Meloni è la ministra più politica, la lodano ma non la valorizzano. Se solo avesse un portafoglio…

10 luglio 2008 ore 2:33 pm | In Rassegna Stampa | 1 Commento
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Roma. Se il titolo di un quotidiano è “le ministre del governo Berlusconi”, la foto corrispondente, di solito, ritrae Mara Carfagna, Maristella Gelmini e Stefania Prestigiacomo (con l’aggiunta del sottosegretario al Turismo Michela Vittoria Brambilla). E Giorgia? Giorgia Meloni – ex vicepresidente della Camera e ministro della Gioventù trentunenne con sedici anni di attività politica alle spalle – non c’è. Tra questi ministri non compare quasi mai il ministro con il curriculum più “da ministro”.

Se poi si chiede a un politico di sinistra chi, tra i giovani esponenti del governo Berlusconi, gli ispiri più fiducia, quello ti risponderà: “Giorgia Meloni”, e però poi il centrosinistra, sui temi sociali, preferisce confrontarsi con Mara Carfagna, titolare delle Pari opportunità, nonostante Carfagna sia apparsa, in tema di gay e famiglia, più tranchant di Meloni (che dichiara con ruvida onestà il suo tradizionalismo, il suo proibizionismo e il suo animo inderogabilmente pro life, ma è abituata a dibattere con il centrosinistra su questi temi, visto che se ne occupava come segretario di Azione giovani). Persino Sergio Staino, il vignettista dell’Unità, il creatore di “Bobo”, che pareva aver lodato Giorgia in un’intervista sul Secolo d’Italia, domenica scorsa – “questa destra ha il volto candido del ministro Meloni, che sulla querelle delle intercettazioni afferma un’etica differente” – ieri ha smentito l’intervista con uno scatto da vignettista collettivo vecchio stampo: ha mandato a Repubblica un disegno con Bobo, la faccia gonfia per i pugni assestati dalla figlia, che dice: “Aspetta, informati: io non ho mai detto che stimo la Meloni”.

Se invece lo si chiede a un politico di destra – chi sia il più bravo giovane ministro – la risposta sarà comunque “Giorgia Meloni”, epperò Meloni non è certo tra i più citati, esaltati e lodati giovani ministri. Nessuno la tratta da apprendista, e d’altronde Meloni parla senza salamelecchi (“Il Berlusconi delle intercettazioni non mi piace, non provo compassione per le attricette senza arte né parte”), con lo stesso tono crudo e sereno di quando, ventenne, si indignava con i compagni di Azione giovani che durante una riunione fumavano spinelli finti (ed era solo uno scherzo per farla arrabbiare). Ma nessuno, d’altronde, va oltre la difesa d’ufficio quando la investono le polemiche, come quella sul nome “ministero della Gioventù”, la novità con cui Giorgia ha voluto cancellare l’insentibile denominazione “Pogas”, acronimo di “Politiche giovanili e Sport” di melandriana memoria (nel senso del predecessore Giovanna Melandri). Una novità, la parola “Gioventù”, vista a sinistra come il primo passo verso una restaurazione Balilla.

Cuore a destra e programma a sinistra

E invece il ministro Meloni ieri si è presentata davanti alla commissione Affari sociali della Camera con un lungo discorso illustrativo degli “orientamenti programmatici in materia di politiche giovanili” dove confluivano, sì, i suoi cavalli di battaglia da leader dei giovani di An (il mutuo agevolato, il prestito d’onore, il sostegno agli “eroi” che fanno figli nonostante siano precari e la campagna “contro la superficialità” per aiutare le guiovanissime “a non abortire”). Ma appariva anche, nella formulazione del “programma Meloni”, la volontà di raggiungere almeno una parte degli antichi detrattori di centrosinistra, stupendoli con “l’unificazione dell’età” per l’esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo, con l’obiettivo di scalfire “la gerontocrazia”. Allettante per la sinistra appariva altresì l’idea anti casta denominata “piano dei mille talenti” – portare a lavorare nella pubblica amministrazione, selezionandoli in modo meritocratico, i mille più brillanti laureati. E che dire della quasi bertinottiana (nel titolo) “soluzione alla precarietà”, la proposta di un buono per la formazione nei periodi di inattività e del credito d’imposta a per chi stabilizza i precari? Soltanto l’annuncio di voler valorizzare “la meglio gioventù” pubblicando sul sito del ministero “le storie più belle” dei ragazzi d’Italia, con tanto di “immagini e suoni”, poteva far pensare a un cedimento in direzione agiografica (tipo film Istituto Luce sulla campagna d’Africa). E se il ministro Meloni avesse potuto vantare un ministero con portafoglio è probabile che ieri avrebbe portato in commissione un prospetto con uno stanziamento già definitivo punto per punto, e già nero su bianco. Epperò il portafoglio non ce l’ha, e ha dovuto parlare di “diritto al futuro” senza sapere in quale futuro le sue idee si trasformeranno in legge.

Marianna Rizzini da IL FOGLIO 09.07.2008


Giorgia Meloni sfida i cliché:”Perché nessuno dà mai del ‘pischello’ a David Cameron?”

21 giugno 2008 ore 4:55 pm | In Interviste, Notizie | Nessun commento
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Ancora si sta insediando, già medita di cambiare nome al suo ministero:”Ministero della Gioventù è meglio”" sospira “ne parlerò in Consiglio dei ministri…”. Allora provochi: è per portare nelle istituzioni l’assonanza con il Fronte della gioventù in cui ha mosso i primi passi? Lei tralascia il protocollo: “Sei scemo?”. E allora perché? “‘Politiche giovanili’ è l’incarnazione di un’idea di assistenza:per me Stato, i giovani sono la sottobranca di un problema sociologico, come i matti e le droghe… E allora m’invento un apparato che dia loro un ‘aiutino’ “. E invece lei come s’immagina il ministero? Nello stanzone affacciato sulle mura color meringa di Palazzo Chigi, nel quadrilatero magico del potere romano, la Meloni si fa seria: “Il contrario, direi! Un luogo che abbia come primo obiettivo valorizzare il protagonismo delle giovani generazioni”.
Con Giorgia Meloni ci diamo del tu. Non solo per affinità anagrafica fra trentenni, per uno di quegli incroci di carriera che a volte capitano a politici e giornalisti. Mi capitò di farle la prima intervista della sua vita nel 2002: era ancora una sconosciuta. una studentessa grintosa cresciuta nella sezione Colle Oppio, emersa nel movimento degli “Antenati”: postmissina, ultratosta. Una che ti spiazzava chiamandoti “Stellina” (una forma irresistibile del romanesco, i vezzeggiativi per abbattere le distanze formali); una che era stata appena nominata “reggente” dei giovani di AN in condominio con altri tre. La verità era questa: dopo vicissitudini interne la sua organizzazione, Azione giovani, era stata commissariata e i quattro erano espressione delle correnti, ma nominati da Gianfranco Fini. A fine dell’intervista ironizzai: se uno è “nominato”, il destino probabile è finire “revocato”. Concluse con un ringhio di orgoglio: “Io sono una militante. Comunque vada, questo non può revocarlo nessuno. E mi basta”. Dopo due anni si è celebrato un duro congresso per l’elezione del presidente. lo ha vinto. Così la Meloni ha iniziato una corsa fulminea verso l’empireo della politica: nel 2006 è la deputata più giovane del centrodestra, e poi (da matricola!) la più giovane Vicepresidente della Camera. Infine, un mese fa, il più giovane ministro della storia repubblicana, a soli 31 anni.
Se uno inizia così, o arriva al Quirinale in due anni o è un fallito.
(ride). “Fallire così mi andrebbe bene. Ma la mia esperienza spiega qualcosa su come funzionano i media in Italia”.
Non mi dire che ti trattano male.
“Per nulla. Godo di una buona stampa, persino immeritata. Tra i colleghi scopro simpatie trasversali che quasi mi stupiscono”.
Paola Concia, l’unica deputata omosessuale dichiarata, dice: “Altro che Carfagna! Tra le ministre il mio tipo è la Meloni”.
(Sospiro ironico) “Magari!”
Una dirigente di matrice missina che fa in questi casi?
“Non so. A me ha fatto piacere”.
E poi hai detto che sei contro il gay pride.
“Vedi le semplificazioni? A Klaus Davi ho detto che certi aspetti di carnevalismo esibizionistico, le ostentazioni, che non amo, hanno fatto più danno che altro agli omosessuali”.
Dopodiché se dovessi decidere se vietare il gay pride…
“Non lo vieterei. Ciascuno ha il diritto di manifestare le sue idee. E io credo di poter contestare quel che non condivido”.
Grazie alla Concia, torni in corsa come “Miss governo”.
“Ah… ah… ah…”
Quindi nessun concorso di bellezza, nel tempo dell’immagine?
“Rispondo come Leo Longanesi: ‘Certe onorificenze non basta non volerle, bisogna anche non meritarsele’…”
Persino Marco Travaglio, uno non tenerissimo con il centrodestra, ti elogia nel suo libro Se li conosci li eviti
(ride). “Temo che mi risparmi solo perché siamo amici”.
Ricapitoliamo la storia della ‘ragazza della Garbatella’?
“Parto da questo epiteto per continuare il discorso sui giovani. Da noi chi ha meno di 40 anni è considerato ‘giovane’: è una follia”.
Sarà perché l’aspettativa di vita si allunga…
“Non per fare paragoni immodesti: Alessandro Mango a trent’anni aveva già conquistato la Persia! Però l’ideologia dei ‘bamboccioni’ è radicata nella nostra classe dirigente”.
Ti riferisci a Padoa-Schioppa?
“Non solo. Ma la sua terrificante battuta secondo cui il governo Prodi aiutava ‘i bamboccioni a uscire di casa’, è la rappresentazione perfetta di come ‘ci’ vedono”.
Ovvero?
“Se a 30 anni sei ancora dai tuoi è colpa tua: non del fatto che hai uno stipendio da schifo, se un Co.co.co e nessuno ti fa un mutuo”.
Perché ti dà fastidio “ragazza della Garbatella”?
“Delle mie origini popolari sono orgogliosa. Ancora oggi, prendersi un aperitivo in una piazza della Garbatella, tra i murales della Roma e quella dimensione di paese in cui conosci tutti e tutti ti conoscono è il contrario delle periferie che producono rabbia e alienazione”.
Allora cosa non va?
“Sei sempre catalogato alla voce ‘Mostri?. Nessuno definirebbe David Cameron, leader dei conservatori britannici, ‘il pischello dei sobborghi di Londra’. Proprio non ci pensano. In Italia è il contrario”.
E perché?
“Non siamo preparati all’idea di un giovane affermato. Se sei giovane, e sei qualcuno, devi essere un fenomeno da baraccone”.
E c’entra la Garbatella?
“Certo. Non sono più Giorgia Meloni, ma l’effetto collaterale di una fisction, un personaggio dei Cesaroni. Il sogno dei giornalisti è vedermi in una puntata apostrofare in romanesco Claudio Amendola”.
Capirai, quello è di Rifondazione…
“A parte la stima nata con Bertinotti nell’ufficio di presidenza dalla Camera, a me dispiace che la sinistra sia fuori dal Parlamento. Ha pagato tutte le colpe del governo”.
E’ un omaggio di rito?
“Sono distanti da me in modo siderale, ma spesso animati da passione autentica. In Parlamento è meglio se sono rappresentati tutti”.
Torniamo alla Meloni.
“Se non divento ‘una Cesaroni’ c’è l’altro format: o pinup, o ‘divetta’. Mi vorrebbero con tatuaggio sull’ombelico alla Asia Argento”.
Ce l’hai il tatuaggio?
(Scuote la testa). “Pure tu… Pensa che a me disturba persino farmi fotografare per strada. M’immedesimo in chi mi vede: ‘Questa la pago io, perché non se ne va a lavorare?”.
E se ti chiedono l’autografo?
“E’ una regola interiore. Come non usare l’auto blu se non per rappresentanza. Il giorno dell’insediamento i giornali hanno riportato una battuta che ho fatto a un tuo collega. Andavo da Quirinale a Montecitorio e i giornalisti:” Che fa, va a piedi?”. Cento metri, ho riso: “Come devo andarci, a cavallo?”.
Era preparata…
“No, giuro! Sono gelosa della mia normalità, non per buonismo, perché il mondo lo capisco così. Pur essendo ultraprivilegiata, anche economicamente, ancora non riesco a comprar casa”.
Quindi con la politica non ci si arricchisce…
“Magari… più aumenta l’acconto che metto da parte, più aumentano i prezzi della Garbatella. E anche qui c’entrano I Cesaroni. Una buona fiction fa volare i prezzi! Ecco perché bisogna sfruttare i limiti del sistema. Bisogna fare una fiction sulle vele di Scampia, proiettare nelle scuole Gomorra, elevare a eroi i precari che fanno un figlio senza pensare alla retta dell’asilo”.
Esiste davvero il “Sistema”?
“Eccome. Esempio: esce una ricerca sociologica, e come titolano i giornali? ‘I giovani trovano lavoro con le raccomandazioni’ “.
Non è vero?
“Va rovesciato il concetto: molti giovani onesti, soprattutto nel Sud, sono costretti alla raccomandazione. Subire è il contrario di volere. Questa società pone ai ragazzi un tacito ultimatum: ‘O ti fai cooptare, o resti fuori dalla porta tutta la vita’ “.
Senza la cooptazione di Fini la Meloni non ce l’avrebbe fatta?
(Sorride). “Da reggente, al congresso di Bologna, chiesi un congresso del movimento, di permettere che fossero gli iscritti a decidere da chi farsi rappresentare. E’ agli atti…”
E poi?
“L’abbiamo fatto. Di me dicevano: ‘Una ragazza non può fare il capo’… Ho vinto per 16 voti su 500 delegati! Fini non si era schierato, ma avrebbe scommesso sul mio avversario, Carlo Fidanza”.
L’hai epurato, come vogliono le regole feroci della nuova politica?
“Oggi lo considero un amico, uno dei migliori dirigenti”.
Torniamo al rapporto con Fini.
“Sai come mi diede la notizia della vicepresidenza? Nel suo ufficio. Sguardo di ghiaccio. Silenzio. Voce cupa: ‘Non pensavo di dover arrivare a tanto’… Pensai: ‘Oddio, che è successo?’. Invece si era vendicato per lo scherzo dei kaziri, che gli avevamo fatto alla festa di Ag”.
Fini era ministro degli Esteri…
“Si alzò uno dei nostri con il cranio rasato, un bonzo: ‘Presidente, aiuto… aiuto per i kaziri… siamo una minoranza cattolica perseguitata in Asia. Anche il Papa ha lanciato un appello per noi’ “.
E lui?
“Sai com’è. Tutto serio risponde: ‘Sì, sì, conosco la vicenda…’ “.
Gli avete detto che era una balla…
“E’ stato fenomenale. E’ scoppiato a ridere pure lui: ‘Più che kaziri siete kazzari…’ “.
Come si ribalta la cultura della cooptazione?
“Con la rivoluzione del merito”.
Ovvero?
“Sostituendo l’egualitarismo sessantottino, l’idea un po’ chic e un po’ brutale per cui saremmo tutti uguali, con l’uguaglianza. Ovvero l’uguaglianza come punto di partenza, cioè pari opportunità per tutti, piuttosto che quella del punto di arrivo, che produce livellamento verso il basso”.
E come si fa?
“Per esempio con il prestito d’onore a chi non ha i soldi per gli studi o la detassazione per le giovani imprese. Sostenere i giovani e i loro progetti. Trasparenza e serietà dei concorsi. Insomma, rompere i privilegi e le rendite che hanno bloccato chi aveva delle idee”.
Chiudiamo con i giovani da premiare e i babbiono da rottamare…
“Comincio rottamando Oreste Scalzone e tutti i cattivi maestri, antichi, moderni e contemporanei. E promuovo Roberto Saviano. Senza di lui, forse, sarebbe stato più facile ignorare il fatto che la camorra è viva e vegeta”.
E poi?
“Sandra, la precaria di 29 anni che ha scritto a Napolitano: ‘ Non ce la faccio, abortisco’. Poi non lo ha fatto più. Vorrei ricordarla ora, quando smette di far notizia”.

di Luca TELESE – da Panorama FIRST 6/7 2008


Naia obbligatoria, Giorgia Meloni: “E’ ormai scontro frontale tra giovani e Governo Prodi si prepari ad un autunno di protestee mobilitazioni”

1 agosto 2007 ore 4:50 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | Nessun commento
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Giorgia Meloni, Vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente nazionale di Azione Giovani, dichiara in un nota: “L’ipotesi di reintrodurre il servizio di leva obbligatorio conferma lo scontro frontale esistente tra la gioventù italiana e questo Governo. Non bastavano le volontà di precarizzare la famiglia, di negare il diritto al lavoro e alla pensione, di abbattere i fondi universitari e scolastici, di impedire l’accesso al credito e di considerarci una generazione di bulli, pupe e drogati: ora si paventa la possibilità di reinserire la naia solo perché abolita dal centrodestra, per far perdere un anno di vita ai giovani ”.

“Più passano i giorni, più cresce l’esigenza tra i ragazzi di dar vita ad una rivolta generazionale. Per quel che riguarda Azione Giovani, non abbiamo intenzione di restare a guardare e ribadiamo la volontà di aprire un tavolo di confronto con tutti gli under 35, per dar vita a “Generazione Versus”, un nuovo soggetto trasversale, che monitorerà con appositi rapporti le risposte della politica alle nuove generazioni. Il governo Prodi e i sui schizofrenici ministri si preparino ad un autunno di proteste e manifestazioni”, conclude Giorgia Meloni.


Giorgia Meloni interviene sul caso Storace: “Decisione non condivisibile ma rispettabile mostri lo stesso rispetto togliendo la fiaccola dal suo logo”

4 luglio 2007 ore 2:24 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | Nessun commento
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Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente nazionale di Azione Giovani dichiara in una nota: “Consideriamo non condivisibile la scelta di Francesco Storace di lasciare Alleanza nazionale ma la rispettiamo, come rispettiamo la sua storia. Proprio per questo però ci aspettiamo lo stesso rispetto per la nostra organizzazione giovanile”.

Storace sa bene che quella fiaccola, il simbolo che ha scelto per il suo nuovo movimento appartiene, storicamente ai giovani della destra, dalla Giovane Italia, al Fronte della Gioventù fino ad Azione Giovani. Sa bene che in essa si riconoscono migliaia di ragazzi: quelli che ogni 19 luglio a Palermo ricordano con una fiaccolata il giudice Paolo Borsellino, sfilando contro la mafia e avanzano nuove proposte per sconfiggerla; quelli che quest’anno in tutte le università d’Italia hanno contestato duramente il governo, opponendosi ai tagli previsti dalla Finanziaria; quelli che oggi nella Conferenza dei presidenti delle Consulte provinciali italiane possono contare sul gruppo più numeroso; quelli che nelle amministrazioni locali ogni giorno avanzano progetti e proposte; che per il 10 febbraio si sono mobilitati in ogni città per intitolare una via, una piazza ai nostri martiri del confine orientale; che il 26 giugno, in occasione della giornata mondiale contro la droga hanno avviato una campagna di sensibilizzazione nazionale per opporsi alla legge Ferrero, consegnando un enorme spinello al ministro della Solidarietà sociale; quelli che in tutta Italia ogni giorno subiscono attacchi di violenza politica e decidono di non rispondere con la violenza ma con la militanza e la passione; quelli che in occasione del referendum sulla procreazione assistita hanno avuto il coraggio e la forza di portare avanti le loro idee nonostante le dissonanze con il partito; quelli che quotidianamente non si accontentano di fare testimonianza ma lavorano per costruire un futuro diverso” continua l’esponente di Ag.

“Storace sa bene quanto sia per noi rappresentativa ed identitaria la fiaccola, come sa bene che pur mantenendo fermo il principio di autonomia i ragazzi di Azione Giovani si riconoscono in Alleanza nazionale. Utilizzare il nostro simbolo per lanciare un diverso movimento significa impropriamente coinvolgere la nostra organizzazione in una diatriba che non ci interessa. Chiediamo a Storace di modificare il suo logo, perché non vorremmo mai trascinare un simbolo così importante e ricco di storia nello strumento di un’imbarazzante querelle legale”, conclude Giorgia Meloni.


Wojtyla, Giorgia Meloni: Grande Pontefice e grande uomo che con le Gmg smentì il luogo comune sui Giovani solo “sesso, droga e rock and roll”

2 aprile 2007 ore 9:06 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | Nessun commento
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A due anni dalla scomparsa di Karol Wojtyla, Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei Deputati dichiara in una nota: “Giovanni Paolo II ha smentito il luogo comune del “politicamente corretto” che vorrebbe i giovani solo ‘droga, sesso e rock and roll’, dimostrando che i valori spirituali, trasmessi ed incarnati nel modo giusto sono in grado di superare l’indifferenza e il relativismo che oggi colpisce le nuove generazioni. A testimoniarlo solo quelle giornate mondiali della gioventù capaci di muovere milioni di ragazzi, che hanno risposto all’appello di un Papa che credeva nelle giovani generazioni. Per questo il suo ricordo è ancora vivo nel cuore di chi lo considera grande sia come Pontefice che come uomo.


Azione Giovani Taranto intervista Giorgia Meloni

16 gennaio 2007 ore 9:44 am | In Interviste, Notizie | Nessun commento
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1)Quali sono state le sue sensazioni il primo giorno in cui da parlamentare è entrata a palazzo CHIGHI, e cosa prova ad essere la piu giovane vice presidente della camera, nonchè donna?

E’ stata ed è tutt’ora un’emozione fortissima che si unisce ad un grande senso di responsabilità. La scelta di Alleanza Nazionale di puntare su di me risuona come una scommessa, che premia tutta Azione Giovani e il percorso di una grande comunità militante maturato negli anni.

…Segue – Azione Giovani Taranto intervista Giorgia Meloni…


Giorgia Meloni su Mussolini – Castro

10 dicembre 2006 ore 12:13 am | In Notizie, Scritti da Giorgia | Nessun commento
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Leggo dalle pagine del Corriere della Sera che il partito di maggioranza relativa che esprime una pletora di ministri e parlamentari della Repubblica ritiene sbagliato accostare Mussolini a Castro perché, mentre il primo è arrivato al potere attraverso una marcia, il secondo lo ha fatto attraverso una rivoluzione. …Segue – Giorgia Meloni su Mussolini – Castro…


L’Unione Sarda intervista Giorgia Meloni

5 maggio 2006 ore 4:11 pm | In Interviste, Notizie | Nessun commento
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Giorgia Meloni, l’onorevole camerata dura e pura

Tosta come le idee che rappresenta. Curriculum politico lungo dieci anni di militanza in An, dal 2002 è presidente del movimento Azione Giovani che lei chiama «la mia comunità». Un impegno studentesco iniziato al liceo e proseguito all’università, a ventott’anni Giorgia Meloni fa il grande salto: dalla scorsa settimana siede a Montecitorio, la più giovane parlamentare, da ieri vicepresidente alla Camera dei deputati. E nessuno le rimproveri di essersi presentata il primo giorno in jeans, camicia e giacca. Qualcuno l’ha fatto e lei ha scomodato persino un autorevole quotidiano per far sapere di essersi vestita da uomo «perché in aula troppi uomini vestono da donna».

…Segue – L’Unione Sarda intervista Giorgia Meloni…

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