Omnibus life – I giovani le regole e l’alcolismo

5 agosto 2009 ore 2:19 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Video | 3 Commenti
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Generazione né-né: 700mila giovani che non studiano e non lavorano

17 luglio 2009 ore 2:05 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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Il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, ha commissionato al Dipartimento di Studi sociali, economici, attuariali e demografici della Sapienza di Roma un’indagine sul lavoro e lo studio tra le nuove generazioni in Italia e il risultato, Rapporto Giovani 2008, incrociato con i dati sull’indagine Istat sulla Forza lavoro 2008, ha quantificato un fenomeno visibile in Italia, così come anche in tanti altri paesi del mondo, già da svariati anni.

L’Unità prima e il Corriere della Sera dopo, a distanza di alcune settimane, si sono occupati di questo fenomeno che chiamano “Generazione nè-nè”, la generazione nè studio nè lavoro. Con dati alla mano, il Corriere riporta che in una fascia di età tra i 15 e i 35 anni “un milione e 900 (mila ndr) non studia e non lavora. Vale a dire: quasi uno su quattro (il 75%).

Un milione e 200 mila di questi gravitano nella disoccupazione. Settecentomila sono invece gli «inattivi convinti»: non cercano un lavoro e non sono disposti a cercarlo” e sono proprio questi gli “esponenti” di questa nuova generazione del “non studio e non lavoro, ma non me ne vergogno”, oppure “per me non è un problema”.

“Una generazione di apatici, indolenti, conservatori. Soddisfatti della vita presente, senza illusioni né semplicemente progetti sulla loro vita futura. Il lavoro no: sanno che non lo troveranno, perché non c’è. Lo studio nemmeno: perché sanno che non aprirà le porte del futuro”, così li descrive Mariagrazia Gerina sulle pagine de L’Unità, riportando anche alcuni stralci dell’inchiesta condotta anche dal giornale spagnolo El Pais, dal quale proviene la proposta di chiamarli “Generacion ni-ni”.

Forse il seguente stadio evolutivo della “Generazione X” e fratelli, amici della “Generazione 1000 Euro”, i ragazzi “nè-nè”, sedutisi a tavolino per fare quattro conti e riflessioni, hanno preso la decisione di non impegnarsi “nè” nello studio “nè” nel lavoro, giustificandosi così alla giornalista del Corriere Alessandra Mangiarotti: “Lo studio? tempo perso, non mi apre le porte al futuro. Il lavoro? Non lo cerco perché tanto non lo trovo”.

È una sorta di rassegnazione consapevole al rischio di perdere inutilmente tempo sui libri oppure di correre tra l’invio di un curriculum e un colloquio il cui esito danno già per negativo. Ma c’è anche chi reagisce in modo diverso, come afferma Josè Luis Barberìa su El pais, “appena si rendono conto di cosa li aspetta, continuano a formarsi, viaggiano, lavorano, magari come camerieri per pagarsi un master”, ma comunque “approfittano dell’opportunità di restare in casa con mamma e papà almeno fino ai 35 anni” senza prospettive per il loro futuro.

Insomma, si sentono vittime della società odierna, forse della crisi in corso, che non da tante possibilità ai giovani se non a quelli che davvero “sudano sangue” e lottano per qualcosa o a chi si accontenta, la “generazione mille euro” appunto. Quindi loro reagiscono con tale presa di posizione, “rinunciando in partenza alle illusioni”, cullandosi sulle possibilità economiche della famiglia e sulla troppa apprensività di alcuni genitori, senza capire, o accettare, il fatto che l’unico risultato sarà quello di avere seri problemi economici in futuro.

Ma non manca chi analizza il fenomeno da altri punti di vista, come il professore di Sociologia dell’università di Siviglia Edoardo Bericat, che vede la scelta di questi ragazzi come “alternative che, isolatamente, possono risultare peregrine, ma, tutte insieme, marcano la ricerca di un nuovo modello di società”.

MAURIZIO MARTONE da http://www.agenziaradicale.com


“Sono il contrario della meglio gioventù” – Il Ministro Meloni: dobbiamo dimostrare di saper premiare il merito

17 luglio 2009 ore 2:04 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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“I ragazzi né lavoro né studio? Sono l’anti-meglio gioventù. Il nemico del Paese che vorremmo, il nemico rispetto al lavoro che siamo facendo: dimostrare che la stragrande maggioranza dei giovani è formata da ragazzi che ogni giorno cercano di ritagliarsi uno spazio nella società”. Giorgia Meloni, 32 anni, appartiene alla generazione “e-e”: e-ministro e-militante. Sta con i giovani che si ribellano all’etichetta di “bamboccioni” e/o “fannulloni” (“eccome, fanno bene”). Non condivide la risposta “né né” ma la considera un “fenomeno rilevante”. Un “avversario”, dice, nel senso di diversità di punti di vista, al quale “abbiamo la responsabilità di rivolgerci”. “Sono l’anti-meglio gioventù e lo sono più del singolo episodio di bullismo – dice -. Il bullismo lo puoi circoscrivere e riconoscere perché fa molto rumore. Questo fenomeno invece è più subdolo perché è difficile da identificare. Viaggia contro quello che noi di bello vogliamo raccontare di questa generazione”. La parola d’ordine per lei è riuscire a motivare: “Sollecitare. Anche bruscamente, evitando il buonismo. Ma anche letture radicali”: Che non tengano conto della realtà ereditata: “Quella di chi è costretto a pagare le pensioni di chi ha smesso di lavorare a 44 anni, di chi ha un deficit pubblico del 110%, di chi ha le infrastrutture peggiori d’Europa”.
Certo, “questi 700 mila “né-né” sono anche figli di un limite delle famiglie che non li spronano”. Un “limite” che fa male ai ragazzi. E alla società, e in questo caso il riferimento del ministro va a quel 1-2% di Pil in più che garantirebbe una piena occupazione: “Perché di messo non c’è solo la propria affermazione professionale. C’è il partecipare alla crescita di una comunità. Non è che tu sei poco utile per te stesso, lo sei per la tua comunità”. Si dà però quando si riceve: lavoro, meritocrazia. “Vero. Dobbiamo dimostrare di saper riconoscere e premiare il merito. Il Global village campus di Pomezia va in questa direzione: far incontrare per una settimana 600 giovani con le migliori aziende, un modo per costruire la meritocrazia e rimuovere le barriere”: Insomma: “Noi vogliamo credere in questa generazione purché questa creda in se stessa. Senza alibi. Basta stereotipi. I giovani non sono bulli, bamboccioni, peggiori dei loro padri. E’ il momento di rimboccarsi le maniche, me per prima, e dimostrarlo”.
di Alessandra Mangiarotti – da Il Corriere della Sera – venerdì 17.07.09


Question Time: Favorire i modelli imprenditoriali per i giovani

1 aprile 2009 ore 11:18 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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Tra i giovani c’è una crescente difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro con contratti stabili. La disoccupazione giovanile in Italia è infatti tra le più alte d’Europa. Occorre quindi ”favorire un modello di lavoro alternativo a quello dipendente e basato prevalentemente sul lavoro autonomo, soprattutto nella media e piccola impresa che rappresenta il 95% circa del tessuto produttivo italiano”. Lo ha detto il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, intervenendo al Question time alla Camera.
Questo, per il ministro, troverebbe riscontro nelle aspirazioni dei giovani, se è vero, come recenti indagini hanno dimostrato, che circa il 40% dei laureati e laureandi aspirerebbe a poter avviare una propria attività imprenditoriale. ”Ed è un dato che colpisce – ha detto Meloni – se poi teniamo in considerazione quanti ragazzi effettivamente decidono di tentare questa strada. Io non credo che ciò dipenda da una mancanza di coraggio; credo ci sia una consapevolezza dei limiti che si incontrano nell’avviare un’attività”. Limiti di carattere burocratico, ”ai quali il governo ha dato delle risposte semplificando l’iter necessario all’avvio di una nuova impresa”, o limiti legati alla possibilità di accedere ai fondi, ”e penso alle iniziative del decreto legislativo 185/2000”. Ma sono soprattutto ”limiti di formazione, motivo per cui abbiamo stanziato 4,8 milioni di euro in un bando, destinato ad associazioni non profit composte prevalentemente da studenti universitari che presentino progetti in collaborazione con università pubbliche, per favorire tra i ragazzi la cultura d’impresa, cioè aiutarli nell’avvio di un’impresa, nella fase di start up e in tutto ciò che concerne l’autoimpiego”.
(Fonte Ansa)


Meloni: psicofarmaci usati come droghe

27 marzo 2009 ore 9:34 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie, Rassegna Stampa | Nessun commento
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“I dati diffusi oggi dal CNR sul consumo di sostanze psicotrope tra i giovani è allarmante, soprattutto considerando che stiamo parlando di una indagine condotta su sedicenni. In particolare, a colpire negativamente è il 10 per cento di adolescenti italiani che fanno uso di tranquillanti e sedativi senza prescrizione medica, collocandosi al quarto posto di questa drammatica graduatoria” lo ha detto il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.

“Considero qualunque tipo di droga causa e sintomo di un disagio profondo – spiega il ministro – La fuga dalla realtà o la sua distorsione, anche temporanea, è una sconfitta generazionale a cui non so proprio rassegnarmi”.

“Gli psicofarmaci – continua Meloni – vengono oggi probabilmente visti come una ‘non droga’, come una semplice medicina, magari già assunta in famiglia e dunque disponibile nella farmacia di casa. Se un tempo la droga era una scelta di rifiuto della ’società’, oggi è, all’opposto, una scelta di omologazione e normalizzazione. Perciò è essenziale che le istituzioni e la comunità lavorino insieme. Scuola, famiglia, politica, sport, nessuno è escluso. Occorre offrire modelli positivi e positive forme di emulazione da seguire. Noi con il ministero della Gioventù abbiamo proposto le comunità giovanili, spazi di libertà organizzati dai giovani per i giovani, con musica, teatro, danza, convegni, mostre: avamposti di cultura, legalità e aggregazione”.


I giovani e l’Europa: il ministro Meloni incontra Pierre Mairesse

23 gennaio 2009 ore 11:18 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni ha incontrato Pierre Mairesse, il Direttore della Direzione Gioventù, Sport e Cittadinanza – Direzione Generale dell’Istruzione e della Cultura della Commissione Europea.
Con l’occasione Antonio Golini, professore del Dipartimento di scienze demografiche dell’Università “La Sapienza” di Roma ha presentato il “Rapporto sulla condizione giovanile in Italia” e Bruno Poggi, Presidente dell’Istituto “Vilfredo Pareto” di Roma, ha illustrato i risultati di un’indagine demoscopica sui giovani italiani e la loro fiducia nelle istituzioni europee.


Giorgia Meloni ringrazia Napolitano per le parole sui giovani e la necessità di un ricambio generazionale in politica

16 gennaio 2009 ore 1:03 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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“Ringrazio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per le parole che oggi ha speso sui giovani e la necessità di un ricambio generazionale in politica”. Lo ha detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni.

“Come dice il presidente, il sistema politico è chiuso ma non si può pensare che la gerontocrazia si abbatta per decreto. Come ministro della Gioventù sono convinta che le nuove generazioni non possano prescindere dall’impegno politico se non vogliamo che la politica perda irrimediabilmente il senso di quello che dovrebbe essere, ossia la volontà di sacrificare qualcosa di se stessi, di mettere se stessi in gioco per l’altro, in ragione di ciò in cui si crede e che si vuole costruire”.

“Nell’ottica di ringiovanire la politica rientra la questione della mancata corrispondenza anagrafica tra elettorato attivo e passivo nelle elezioni di Camera e Senato. Se un giovane viene ritenuto dalla legge capace di scegliere tra le diverse opzioni politiche, allora lo si deve considerare anche in grado di essere scelto per rappresentare quelle stesse opzioni politiche in Parlamento. Si tratta di una modifica costituzionale trasversalmente condivisa che mi piacerebbe vedere realizzata in questa XVI legislatura”.


Barack mi piace, ma certi obamiani rischiano di renderlo insopportabile”

7 novembre 2008 ore 10:18 am | In Interviste, Rassegna Stampa | 1 Commento
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Il titolare della Gioventù: “Veltroni è in prima fila a impadronirsi della vittoria del senatore nero. Ma sulla politica estera l’America non prenderà strade alternative a quelle tradizionali”

Bruxelles – Dicono che in molti dei suoi ragazzi – i giovani di Azione Giovani – si siano trovati ad esultare per «faccetta nera», ritmando felici il nome di un Obama che ha poco del classico yankee, ma Giorgia Meloni non ci sta a prendere in considerazione una vittoria razziale: «Barack ha vinto perché era la novità, e non di facciata! Lui rappresenta il nuovo in senso strutturale. Promette un cambiamento che l’America si aspetta. Dunque il colore della pelle non c’entra per niente». Né si mostra sorpresa del successo del candidato democratico anche in Stati tradizionalmente conservatori così da portarlo in carrozza alla Casa Bianca. «Per me – osserva la 31enne ministro delle Politiche giovanili – era una vittoria annunciata. L’ho capito dal gran dibattito che la sua candidatura ha provocato negli Stati Uniti, ma anche da noi dove dappertutto si discuteva delle presidenziali…».

Dappertutto?
«Ma sì. Ho sentito parlarne tra la gente, per strada, nei ristoranti. Non solo politici e giornalisti, ma persone comuni che elaboravano teorie e commenti, in prevalenza filo-Obama, fino a una splendida signora che l’altra sera ha chiuso un dibattito a tavola annunciando che per lei, comunque, i giochi erano fatti: vincerà, ha detto, Mc Kennedy!».

Proprio un plebiscito per il senatore di Chicago, non è che sia stato, comunque…
«Mai pensato che lo potesse essere. O se lo sono già dimenticati tutti che lui partì come outsider e si trovò gran parte dei democratici contro perché preferivano Hillary Clinton?».

Senta ministro Meloni: ma secondo lei, com’è che ce l’ha fatta, avendo contro almeno all’inizio tante lobbies potenti?
«Ha vinto la voglia di schemi nuovi. Non c’è solo la voglia di cambiamento che lui ha garantito agli americani, ma di un certo tipo di cambiamento: di una rottura col passato e, in questo quadro, con le oligarchie che tentavano di sopravvivere supportando Hillary. Secondo me è questo il segreto della vittoria di Barack Obama, al di là del dato giovanilistico o del cambiamento annunciato. Anche se adesso occorrerà vedere se riuscirà a passare dalle promesse ai fatti…».

Lei passava per una supporter di Obama. Vero o falso? E i suoi ragazzi, quelli di Azione Giovani, con chi si schieravano in maggioranza, visto che la destra italiana pareva propendere per i repubblicani Usa?
«Da quello che so, i nostri ragazzi erano divisi: c’è chi ha subito il fascino di Obama, anche in relazione alle vicende di politica estera, specie nel Medio Oriente; e c’è chi, più tradizionale, guardava con più entusiasmo a McCain. Diciamo che hanno tifato un po’ di qua e un po’ di là… del resto anch’io devo confessare di aver provato rispetto e ammirazione per il McCain a lungo prigioniero di guerra, ma di esser rimasta colpita dal cambio reclamato da Obama, anche se poi… certi obamiani di casa nostra rischiano di rendermelo a breve insopportabile…».

A che si riferisce?
«Ma non le ha viste certe scene di giubilo di qualche nostro politico che surrogava la vittoria di Obama con il suo recentissimo fallimento? Già, proprio Veltroni in prima fila! E pensare che aveva usato i suoi stessi slogan: segno che erano le persone scese in lizza in Italia che proprio non funzionavano! Ho visto in tv, in queste ore, scene davvero eccessive, anche per la simpatia che si può avere per Obama, e stante il fatto che nessuno della nostra sinistra ha mai avuto contatti con lui. Passiamoci sopra un velo pietoso… ma li aspetto ora alla prova dei fatti. Perché, a dirla tutta, non sono affatto convinta che le politiche che porterà avanti daranno lustro alla loro aspettative. Specie in politica estera, ma non solo, che vincano i democratici o i repubblicani non è che poi gli Stati Uniti prendano strade alternative a quelle sempre percorse…».

Copie vecchie e stantie di Obama, da noi. Perché ci manca l’originale?
«Perché la nostra è una democrazia imperfetta. Perché da noi il Parlamento non rappresenta il Paese visto che il sistema di potere tenta in ogni modo di impedire l’accesso alle novità».

Ma come, non si erano ringiovanite le Camere?
«È vero: il numero dei deputati under 35 è cresciuto, ma non dimentichiamo i tanti che si incollano allo scranno. Si ricorda che discussioni per De Mita? Ce ne sono tanti altri che il posto non lo mollano, mentre c’è voglia di facce nuove ma soprattutto di politiche nuove, magari trasversali, cosa che i giovani, ormai non più figli di antiquati schematismi, possono riuscire a fare. Ma per promuovere il cambiamento c’è bisogno di riforme: a cominciare dalla equiparazione tra diritti attivi e passivi dell’elettorato. Perché si può votare a 18 anni ma non essere eletti e rappresentare la propria generazione? Qui bisogna intervenire».

Mi sta dicendo che la prossima legge elettorale potrebbe prevederlo?
«Le sto dicendo che… stiamo lavorando».

Torniamo a Obama: lei si fida?
«Non ho la presunzione di sapere se risolverà i problemi o meno. Lo spero e gli faccio i miei migliori auguri. Posso solo notare che mi pare abbia i nervi saldi, come ha mostrato soprattutto nelle primarie, e di avere una aspirazione al cambiamento che molti auspicano».

L’ha detto anche l’altra notte, ringraziando i suoi elettori. E aggiungendo di esser felice che gli Stati Uniti abbiano confermato di essere la terra delle opportunità. Cosa che l’Italia non può invece dire di essere, no?
«E allora bisognerà copiarlo e lavorare – non lo dico per competenza o per lobby – per dare speranze concrete alle nuove generazioni. Io sono convinta che la politica del merito, che noi intendiamo introdurre, sia il primo e decisivo capitolo di quell’aspirazione: abbattere barriere, offrire pari opportunità per tutti a prescindere dall’età, dal sesso, dal colore della pelle, dal censo. È una sfida vera, la nostra. Sappiamo che i ragazzi, anche quelli che protestano in questi giorni, hanno voglia di un cambiamento; non chiedono aiutini o scorciatoie, ma di potersi misurare. Credo si debbano prendere decisioni in tal senso, dallo studio alla politica, al lavoro per far emergere i nostri Obama. Anche se dev’esser chiaro che la guida – in ogni funzione – dovrà esser del più capace e non comunque di chi è più giovane. Altrimenti si farebbe solo retorica».

A 31 anni è ministro. A 44, come ne ha Obama, ce la fa a divenire premier?
«Ne ho 50 almeno, davanti. Che faccio? Li ammazzo?».

Intervista di Alessandro M. Caprettini tratta da “Il Giornale” n. 267 del 2008-11-07 pagina 11


Gioventù di governo

28 ottobre 2008 ore 11:21 am | In Non categorizzate | 2 Commenti
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Parla il ministro Meloni: “Ragazzi, vi state facendo strumentalizzare dai baroni. Ribellatevi e proponete”

“Ai ragazzi che protestano io dico: fate delle proposte, cambiamo insieme scuola e università. Ma dico anche: non fatevi strumentalizzare”. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è stata a lungo leader dei giovani di An. “Ho fatto molta politica studentesca e su una cosa da sempre siamo stati tutti d’accordo, da destra a sinistra: abbiamo sempre sostenuto che qualcosa andasse fatto. Che le baronie andassero combattute, che gli sprechi dovessero essere eliminati per investire nelle strutture e nella valorizzazione del corpo docente. Ciò che oggi mi stupisce è che gli studenti scendano in piazza con quegli stessi baroni universitari da noi a lungo combattuti, e che ovviamente adesso, proprio come il Pd, cercano di mettere il cappello sulla protesta. Una manifestazione di dissenso, peraltro, da ridimensionare perché in parte rituale e ciclica. Tutti i ministri dell’Istruzione sono stati contestati”.

Dunque non c’è nessun elemento di novità nelle proteste di questi giorni, neanche nella manifestazione di ieri che è finita con il saldarsi alla piazza del Pd? “Non si tratta di un nuovo sessantotto – dice il ministro – e neanche di una protesta generazionale come certa propaganda vorrebbe farci intendere. Ci sono, piuttosto, delle parole d’ordine che sul piano comunicativo, in scuole e università, passano con grande facilità. Se circola lo slogan ‘privatizzazione’ o la parola ‘tagli’, s’innesca tra gli studenti un riflesso condizionato. I poteri consolidati, nel sindacato e tra i professori, hanno giocato con questo ritornello per difendere quegli sprechi che consentono loro di amministrare, a svantaggio degli studenti, un potere castale negli atenei. Tuttavia credo che l’equivoco non possa durare, i ragazzi sanno che i loro interessi sono divergenti da quelli delle baronie”. Forse il governo ha comunicato male? “Dobbiamo fare capire che l’obiettivo è il buon funzionamento di università e scuola. Per esempio, pochi sanno che gran parte del denaro recuperato verrà reinvestito nell’edilizia scolastica per restaurare le palestre fatiscenti, ammodernare i laboratori scientifici, comprare computer, valorizzare il corpo docente. Io sono per il dialogo – conclude – Ma i ragazzi facciano delle proposte, non si trincerino dietro un no assoluto che favorisce lo sfasciume baronale”.

Il Pd è salito in groppa alla manifestazione studentesca, legando la piazza democratica con le proteste dei giovani. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, lo ha detto con estrema chiarezza: “Il movimento degli studenti che si oppongono alla riforma della scuola e dell’università, contenuta nel dl Gelmini, è una metafora dell’opposizione al governo Berlusconi in tutto il paese”. Un movimento, ha detto Finocchiaro, “che vede uniti intellettuali, insegnanti, presidi e rettori delle università”. Che ieri erano in piazza con il Pd e con gli studenti contro il governo e contro quei “tagli” che – ha spiegato il ministro dell’Istruzione Gelmini– colpiranno anche i molti corsi universitari inutili, creati per riempire cattedre “perpetuando un sistema clientelare”.
“E’ bizzarro che gli studenti finiscano con l’essere inclusi nella grande piazza dei professori e del centrosinistra – dice il ministro Meloni – In primo luogo perché il clientelismo che i baroni vogliono conservare è proprio l’oggetto del malessere studentesco. In secondo luogo perché il centrosinistra, quando arrivato alla prova del governo, è sempre andato nella direzione opposta a quella auspicata dai ragazzi. C’è una gran dose di ipocrisia nelle parole del Partito democratico. La protesta degli studenti gli fa gioco e permette un facile, poco fantasioso, attacco al governo.

“Purtroppo ho l’impressione che la protesta sia strumentale anche se – continua – venerdì in televisione ho sentito le interviste a molti ragazzi che alla manifestazione del Pd non sarebbero andati. Sabato l’Unità ha titolato ovviamente con l’immagine di uno studente in piazza contro il ministro Gelmini. Veltroni cerca di mettere il cappello sulla protesta, la enfatizza, la ingrossa per riempire il suo circo Massimo. Così facendo finisce persino con lo stravolgerla nei suoi fini e nella sua stessa natura rituale. Non è una grande politica lungimirante, può premiare nel brevissimo periodo. Giusto il tempo di una manifestazione di piazza. Per fortuna la questione è più complessa, spero che i giovani si dimostrino molto meno ingenui di quanto certa politica ipocrita vorrebbe”.

Cosa può dire un giovane ministro ai ragazzi che scendono in piazza? “Dovete avere il coraggio delle vostre idee, che significa però coltivarne la libertà e l’autonomia e cioè difendere i vostri interessi e quelli delle generazioni future e non altri. Mi aspetto da questa generazione, che è migliore di come viene descritta, la forza di avanzare al governo una proposta complessa che finora è la grande assente. Dimostrino di avere le spalle larghe e una chiara missione sociale, civile e politica. Si confrontino su questo disegno e questa idea, rifiutino di essere burattini in mano a sistemi di potere agonizzanti”.

Articolo di Salvatore Merlo tratto tratto da Il Foglio


Meloni: “Legalità, primo impegno dei giovani”

21 ottobre 2008 ore 10:24 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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«La legalità è un impegno preminente delle giovani generazioni, perchè a 20 anni è più facile rifiutare il compromesso e perchè quello che questi ragazzi provano oggi possano continuare a provarlo domani anche quando non avranno più venti anni». Lo ha detto a Chieti il ministro delle politiche giovanili, Giorgia Meloni, a margine del convegno sul tema «Il coraggio di essere giovani» nell’ambito del «Premio Borsellino».

«La legalità – ha spiegato la Meloni – non è come spesso viene percepita qualcosa che serve a difendere lo Stato inteso come apparato, ma è qualcosa che serve a difendere la nazione, cioè la gente, i più deboli, i non garantiti».

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