Meloni: il rischio è che si ritenga inutile denunciare certi reati
20 ottobre 2009 ore 9:45 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:Bullismo, Certezza della pena, Violenza sessuale
ROMA (19 ottobre) – Una «sentenza che colpisce»: così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha commentato la decisione del Tribunale dei minori di Roma sul caso di Montalto di Castro. «Scelte di interpretazione della legge in questo senso – ha aggiunto il ministro, intervistata da Studio Aperto – hanno il rischio in primo luogo di far percepire le vittime come persone che non avranno giustizia, ma soprattutto, per il futuro, il rischio che si possa ritenere inutile denunciare alcuni reati, perché tanto non accadrà nulla». E questo, secondo Meloni, «è l’elemento che deve farci maggiormente riflettere».
E il fatto che l’episodio di violenza abbia riguardato una persona molto giovane è, secondo il ministro, «un’aggravante, perché più giovani si è meno armi si hanno a disposizione per affrontare situazioni del genere».
Ministro Meloni: basta con i baroni che ‘occupano’ le università
6 luglio 2009 ore 9:04 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Interviste | Nessun commentoTag:68, Baroni universitari, Bocciature, Bullismo, Ministro Gelmini, Riforma della scuola
Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni parte lancia in resta contro “i baroni universitari”: “Quelli che hanno piazzato interi alberi genealogici ad insegnare nelle università statali come se fossero di loro proprietà”. Ma parla anche molto di scuola…
E’ stata la più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati, nel maggio 2008 diventa ministro della Gioventù del IV Governo Berlusconi, pure in questo caso il ministro più giovane della storia repubblicana: Giorgia Meloni è un’agguerrita ragazza di 32 anni, nata, vissuta e cresciuta all’insegna del ‘pane e politica’. Una insomma dalle idee chiare, anche sulla scuola.
Ministro, lei dalla prima pagina del Secolo d’Italia, il quotidiano vicino al Pdl, ha di recente lanciato un appello agli insegnanti affinché non ‘insegnino’ solo con le bocciature. Perché?
“Il compito della scuola è quello di educare, oltre che di istruire. E a questo compito non si può adempiere solo ragionando in termini di medie aritmetiche, statici parametri di valutazione o modelli teorici. Occorre dunque che la scuola sia anche in grado di intervenire in soccorso dei più fragili, e, perché no?, di premiare chi anche all’ultimo minuto ha dimostrato di saper rimediare alle proprie carenze. Sarebbe estremamente riduttivo pensare che il ruolo della scuola sia esclusivamente quello di affibbiare una valutazione numerica ad una prestazione scolastica, senza aggiungere nessun’altra considerazione“.
Ha anche criticato il nozionismo. Eppure da diversi esperti gli schemi nozionisti vengono considerati fondamentali per l’apprendimento…
“La scuola non è solo nozioni, ma anche palestra di emozioni, pensieri, sentimenti, ragionamenti, vita. Questo non esclude o ridimensiona il piano nozionistico, semplicemente volevo significare che non finisce tutto lì“.
Lei sostiene che i soggetti problematici sono anche quelli che in potenza possono dare di più. D’accordo, ma il docente secondo lei come dovrebbe comportarsi? E’ possibile delineare una procedura standard oppure ogni caso è davvero a sé?
“La storia è piena di esempi in questo senso. Di uomini e donne che apparentemente sembravano privi di potenzialità eppoi hanno stupito il mondo. Non c’è nulla di “standardizzato”, nulla di inquadrabile a priori in uno schema definito. Non dimentichiamo che gli studenti sono innanzitutto persone che proprio nell’età degli studi costruiscono poco alla volta il loro essere uomini e donne di domani. Un buon docente è perfettamente in grado di distinguere tra un fannullone e un indisciplinato e chi invece ha diritto a una seconda opportunità. Perché, magari, dietro un atteggiamento apparentemente “ribelle” e fuori dagli schemi, si celano lampi di intuizione, forse addirittura di genialità, che devono essere incoraggiati e tirati fuori. Non basta mettere il ragazzo “difficile” di fronte all’asettica alternativa di adeguarsi o essere fuori dal gioco“.
Bullismo. Una mala pianta ancora non estirpata…
“E’ vero, ma stiamo attenti a non generalizzare: gli studenti italiani non meritano di essere considerati dei criminali o degli “spostati” per colpa di alcune eccezioni. La via da percorrere per contrastare il fenomeno del bullismo nelle scuole, così come qualunque altra forma di violenza giovanile, è quella di valorizzare i modelli e gli esempi positivi e di promuovere esperienze educative tese a sviluppare una concezione di cittadinanza attiva fondata sul rispetto di sé e degli altri, sul concetto di bene comune, sulla solidarietà intesa come condivisione di idee, diritti e doveri. I giovani tendono a emulare ciò che i media propongono quotidianamente e finché farà più notizia un episodio di violenza piuttosto che un bell’esempio di ‘meglio gioventù’, sarà difficile indurli ad emulare gli esempi positivi”.
Lei ha applaudito la riforma dei licei del ministro Gelmini affermando che consegna finalmente il ‘68 alla storia. Ci spieghi meglio.
“Prima di tutto ha interrotto quella sperimentazione infinita e profondamente ideologizzata che in alcune scuole aveva sostituito i corsi di matematica o latino con quelli di cucito. Solo per fare un esempio. Inoltre ha ribadito che non c’è alcuna conflittualità tra merito ed eguaglianza, ma solo tra merito ed egualitarismo. La politica del ‘68 ha imposto la parità dei risultati nel punto d’arrivo, una utopia devastante per il nostro sistema scolastico e universitario. Quando avrebbe dovuto concentrare i propri sforzi nel pretendere parità delle opportunità nel punto di partenza. I provvedimenti del ministro Gelmini e quindi anche la riforma dei licei parlano esattamente di questo, ma fanno anche di più. Razionalizzando i percorsi ed innovando i mezzi, coniugano la grande tradizione scolastica italiana con gli strumenti didattici e gli obiettivi che definiscono la modernità“.
Ma davvero il ‘68 può essere considerato il padre di tutti i mali della scuola italiana?
“Come accennato poco fa, penso di no. Credo che in una prima fase abbia saputo liberare la società in generale e la pubblica istruzione in particolare, di alcune incrostazioni culturali e metodologiche ampiamente superate già a quel tempo. Purtroppo la strumentalizzazione della politica ha ben presto soppiantato le buone intenzioni degli animatori di quella protesta, e da quel giorno l’Italia ha pagato un prezzo amarissimo sotto ogni punto di vista“.
Nelle ampie proteste che hanno contrassegnato il cammino della riforma-Gelmini, e in particolare il ritorno al maestro unico, spiccavano spesso movimenti giovanili legati alla destra o in generale all’area identitaria. Che tipo di idea si è fatta? E se avesse avuto qualche anno in meno, sarebbe scesa anche lei in piazza?
“Ogni forma di partecipazione giovanile, anche la protesta di piazza, è un elemento positivo che prescinde dalla politica. Racconta la presa di coscienza di ragazzi e ragazze che improvvisamente si rendono conto di avere un ruolo nella società degli adulti. E giustamente lo rivendicano. Temo che all’Onda sia parzialmente successo quanto avvenuto altre volte dal 1968 in poi. Ovvero è accaduto che la mobilitazione studentesca nata trasversalmente alle varie idee politiche e focalizzata su un obiettivo preciso e legittimo sia diventata carne da macello per le mire dei “grandi”. I quali sono sempre gli stessi. Sono i cattivi maestri che predicano l’odio di classe, sono i vecchi arnesi di una ideologia sconfitta dalla storia e sono gli strenui difensori di ingiusti privilegi che si abbattono sulle speranze degli studenti.
E’ stato particolarmente evidente quando ad un certo punto si sono visti gli studenti sfilare a braccetto per le strade di mezza Italia con quei baroni universitari che hanno piazzato interi alberi genealogici ad insegnare nelle università statali come se fossero di loro proprietà”.
Lei è diplomata in lingue presso l’ex Istituto Amerigo Vespucci: come andava a scuola? Quali le materie che le piacevano di più, quale quella che odiava?
“Devo dire che andavo piuttosto bene, nonostante fossi piuttosto irrequieta. Mi sono diplomata con sessanta/sessantesimi, ma c’erano materie con cui facevo un po’ più fatica, a cominciare dalla matematica. Ovviamente“.
Ora è il ministro più giovane della Repubblica Italiana: una storia di successo, cosa vuol dire ai giovani lettori…
“Innanzitutto, il successo non è assumere una carica, ma saperla utilizzare per costruire qualcosa di buono. Bisognerà attendere la fine del mandato per tracciare un bilancio della mia esperienza governativa. Per il momento, cerco di fare del mio meglio. Non ho mai pensato alla politica come a un mestiere. Per me è sempre stata una passione unita al desiderio di poter fare qualcosa per la mia comunità, per l’Italia. E’ un impegno che richiede tempo, sacrificio e determinazione. Essere giovani non basta. Oggi si parla tanto di ricambio generazionale, ma non mi stancherò mai di ripetere che l’Italia più che di persone giovani ha bisogno di persone capaci, meritevoli ed innovative“.
Lei proviene da una lunga esperienza di militanza giovanile. Una
comunità, in questo caso di destra, che nel suo caso si è sostituita alla
scuola? Oppure, Ministro, si tratta di percorsi paralleli che possono entrambi essere seguiti e costituire comunque patrimonio di formazione personale?
“E’ ovvio che nulla può sostituire la scuola e questo vale anche per me, ma sono convinta che la crescita di una persona non possa prescindere dallo svolgimento di attività extrascolastiche, dallo sport al volontariato, all’impegno politico. Il mio disegno di legge sulle Comunità giovanili va esattamente in questa direzione: permettere ai ragazzi, soprattutto quelli che vivono nelle periferie e nei territori più disagiati, di avere un’alternativa alla noia e al disimpegno, di poter fruire di spazi dove fare teatro, musica, praticare sport, riscoprire saperi tradizionali e stringere amicizie. Nel mio caso al percorso scolastico si è accompagnata l’attività politica che non è altro che una delle tante forme di impegno civile. E per viverla come tale non si può, io credo, prescindere da una militanza appassionata“.
Veramente, l’ultima domanda: si dice spesso che i giovani d’oggi siano vuoti, senza ideali, disposti a tutto solo per il successo e i soldi. Insomma, o veline o concorrenti del Grande Fratello…
“Non credo ci possa essere sui giovani un giudizio più semplicistico e lontano dalla realtà di questo. Oggi i giovani italiani sono una generazione abbandonata a se stessa. La maggior parte dei giovani italiani coltiva grandi idee e speranze, e lotta strenuamente per realizzarle. Nonostante vi siano enormi ostacoli da superare e tanti che “remano contro”. Sono i giovani di cui non si parla mai. Le loro storie, non fanno abbastanza “rumore” rispetto a quelle che invece animano la cronaca nera o rosa, e che finiscono poi con l’essere le uniche di cui ci si ricorda. Tutte le settimane sul sito del ministero oppure su Radio Gioventù ne raccontiamo una. Dategli un’occhiata e non ve ne pentirete“.
Ottimo il varo del regolamento sul voto in condotta: il governo restituisce autorevolezza alla scuola, dialoga con i giovani e dissipa timori di bavaglio
13 marzo 2009 ore 3:19 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:Bullismo, Ministro Gelmini, Scuola, Voto in condotta
“Oggi il consiglio dei ministri ha varato il regolamento sulla valutazione che servirà ad assegnare il voto in condotta. Credo che si tratti di uno strumento importante per arginare e combattere i crescenti fenomeni del bullismo e di devianza giovanile nelle scuole”. Lo ha detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni al termine del Consiglio dei Ministri. “Così come è stato – continua la Meloni – impostato fornisce un’importante indicazione culturale: si restituisce autorevolezza alla scuola, agli insegnanti e al percorso didattico ed educativo. Si stabiliscono infatti delle regole precise che devono essere rispettate, e la violazione grave e ripetuta delle quali comporta sanzioni adeguate”.
“Sono particolarmente soddisfatta –spiega il ministro – per il percorso che ha portato al provvedimento. E’ la prima volta da anni infatti che il governo in carica dimostra la volontà e la capacità di ascoltare i giovani prima di varare i provvedimenti che li riguardano. Il regolamento presentato dal ministro Maria Stella Gelmini e varato oggi dal consiglio dei ministri, è stato infatti discusso e modificato martedì scorso dal forum delle associazioni studentesche che lo hanno dunque conosciuto e valutato prima (e non dopo) l’approvazione. Va dato dunque atto al governo di essersi dimostrato disponibile al confronto con studenti e genitori molto più di quanto sia accaduto in passato, aprendo percorsi di partecipazione attiva di cui i passati governi anche di sinistra si sono troppo spesso riempiti la bocca”.
Giorgia Meloni incontra i giovani di Arcigay
4 febbraio 2009 ore 4:46 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | 1 CommentoTag:Arcigay, Aurelio Mancuso, Bullismo, Disagio, Discriminazioni, Omofobia, Omosessualità, Pari opportunità
Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha incontrato quest’oggi una delegazione giovanile dell’Arcigay, accompagnata dal presidente nazionale dell’associazione, Aurelio Mancuso “Ho accettato volentieri la richiesta di un colloquio da parte dei giovani dell’Arcigay – ha spiegato il Ministro – e ho ascoltato con vivo interesse la loro relazione sulle difficoltà che i giovani omosessuali vivono oggi in Italia. Si è trattato di un confronto franco e sinceramente utile a conoscere meglio e affrontare, anche attraverso il coinvolgimento del ministro per le Pari Opportunità, ogni forma di ingiusta discriminazione in ragione del proprio orientamento sessuale e le diverse problematiche legate ai temi della salute”.
Scuola/ Meloni: Contraria al voto in condotta che penalizzi idee
5 settembre 2008 ore 8:54 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Non categorizzate | Nessun commentoTag:Bullismo, Scuola, Sette in condotta
“Con un decreto successivo si stabiliranno elementi sanzionabili”
Roma, 3 set. (Apcom) – Sette in condotta sì, ma solo per il bullismo. Il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni invita a distinguere, nell’applicazione della norma proposta dal governo, gli studenti devianti da quelli ‘vivaci’. “Sarei stata contraria – ha detto a a Sky Tg24 Pomeriggio – a dare sette in condotta a persone che sono semplicemente brillanti, che potrebbero, per esempio, essere penalizzati in ragione delle proprie idee”.
“Io ho avuto sette in condotta – ha ricordato il ministro – per la maggior parte della mia carriera scolastica ma non mi sono mai macchiata di episodi di bullismo. Proprio perché in altri tempi ho visto accadere queste cose dobbiamo distinguere il bullismo dalle persone che sono brillanti e vivaci. E’ la cosa più importante che possiamo fare nei confronti dei giovani italiani”, per questo motivo, ha aggiunto, “con un decreto successivo del ministro si stabilirà quali sono gli elementi sanzionabili con un’insufficienza del voto in condotta”.
“E’ rilevante – ha concluso Meloni – che il voto in condotta cammini di pari passo con l’educazione alla cittadinanza, mi sembra un messaggio giusto”.
Giorgia Meloni sulla riforma scolastica
29 agosto 2008 ore 8:45 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | 2 CommentiTag:Bullismo, Educazione civica, Gelmini, Libri di testo, Scuola, Sette in condotta
“Vedo con favore il ritorno del voto in condotta perché coinvolge e responsabilizza i ragazzi. Anche perché accompagnato dall’educazione alla cittadinanza”. Lo ha detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni al temine del consiglio dei ministri che ha approvato il decreto sulla scuola.
“E’ particolarmente apprezzabile – spiega il ministro – lo sforzo riformatore del ministro Gelmini poiché va nel senso di restituire alla scuola un ruolo educativo che negli decenni ha progressivamente perso. Così il ritorno del voto di condotta non si configura come semplice strumento sanzionatorio a totale discrezione dei docenti, ma viene accompagnato dall’educazione alla cittadinanza e da una complessiva responsabilizzazione degli studenti. Sarà infatti il consiglio di classe, con la partecipazione dei rappresentanti studenteschi a esprimere le valutazioni. Penso sia il metodo migliore per dimostrare che fenomeni come il bullismo sono marginali rispetto alla stragrande maggioranza dei nostri giovani e che i ragazzi sanno trovare l’antidoto contro gli esempi negativi”.
“Un’altra buona notizia – conclude la Meloni – è la misura sui libri di testo che tende a garantire e difendere le famiglie dal continuo aumento degli oneri economici degli studi”.
Bullismo / Meloni: bene task force, capovolgere l’effetto emulazione
26 maggio 2008 ore 10:16 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:Bullismo, Precariato
Dobbiamo raccontare esempi positivi di questa generazione
Roma, 23 mag. (Apcom) – “La task force è un buon inizio. Bisogna necessariamente partire dallo studio del problema per individuare le soluzioni più efficaci. Il governo si muoverà collegialmente nel modo giusto”. Lo afferma il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni, commentando dalle pagine di Liberal in edicola domani la proposta del ministro Gelmini di istituire una task force per affrontare l’emergenza del bullismo.
Sulle cause della crisi dei modelli educativi il ministro dice: “Non mi interessa fare una classifica delle responsabilità. C’è un vizio culturale di fondo che nasce nel ‘68 ed accomuna ogni ambito formativo, riflettendosi sui ragazzi: la fuga dalle responsabilità. Alle giovani generazioni proviene da ogni parte l’invito al disimpegno nei confronti di se stessi, della famiglia e della comunità”.
Il ministro Meloni fa poi la sua proposta: “Capovolgere l’effetto emulazione. Dobbiamo raccontare gli esempi positivi di questa generazione che sono moltissimi e quotidiani. Servono trasmissioni televisive e servizi giornalistici che descrivano le tante vicende di solidarietà generazionale, i piccoli grandi eroi che mettono su famiglia sfidando precariato, stipendi da fame, mutui pazzeschi e pensioni irraggiungibili, i giovani in divisa che al servizio dell’Italia rischiano la vita nei luoghi più pericolosi del Pianeta. Mille storie che ci sono, ma nessuno conosce”.
tratto da: Alice Notizie
Brindisi: Lanciata la proposta della notte bianca della solidarietà alla presenza di Giorgia Meloni
16 maggio 2007 ore 8:31 am | In Notizie | Nessun commentoTag:Bulli, Bullismo, centri, Esempio, Formazione, Garbatella, Giorgia Meloni, Giovani, Musica, Rom, Sport, Violenza
Un grande punto di partenza la riuscitissima manifestazione “Musica, sport, ecologia, volontariato: l’associazionismo partecipativo e le nuove frontiere della promozione sociale” promossa con la collaborazione dell’associazione di promozione sociale “Nuove Frontiere” e del Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiane – Modavi onlus, che si è tenuta Venerdì 11 Maggio u.s. presso il salone di rappresentanza “M.M.Guadalupi” del Comune di Brindisi, a cui hanno partecipato numerose realtà dell’associazionismo e del terzo settore, tra cui Croce Rossa, Associazioni di portatori di handicap, centri sportivi, gruppi musicali.
Dopo il saluto del Sindaco di Brindisi, On. Domenico Mennitti e l’intervento dell’assessore ai servizi sociali, Cesare Mevoli, le relazioni del Dott. Marco Scurria, Presidente Nazionale del MODAVI, che ha sottolineato come sia importante mettere in rete le diverse realtà associative, sportive, di aggregazione e di promozione sociale e volontariato presenti sul territorio. A concludere l’iniziativa, il prestigioso intervento isituzionale dell’On. Giorgia Meloni, Vicepresidente della Camera dei Deputati, che ringraziando tutti coloro che sono impegnati nel terzo settore, ha sottolineato come, a fronte di migliaia di giovani impegnati nel volontariato a tutti i livelli troppo spesso i media riportano solo i tristi episodi di bullismo e violenza giovanile, da qui la richiesta di una “informazione positiva”, sperando che il buon esempio possa essere contagioso.
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