Pdl/ Al lavoro per il movimento giovanile unitario

2 aprile 2009 ore 9:12 am | In Notizie | Nessun commento
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(Apcom)
100 iniziatiave in 100 città per le elezioni europee
Roma, 1 apr. (Apcom) – Si è riunito oggi pomeriggio il direttivo nazionale che ha il compito di guidare il giovani del PDL verso la costituzione di un movimento giovanile unitario. Erano presenti oltre a Giorgia Meloni e Francesco Pasquali, responsabili dei rispettivi movimenti giovanili di appartenenza, anche Giovanni Donzelli, Armando Cesaro, Carlo Fidanza, Giancarlo Miele, Marco Perissa e Stefano Morelli. Come stabilito dallo statuto del PDL entro un anno si celebrerà il congresso per eleggere gli organi di rappresentanza, nel frattempo i responsabili dei movimenti giovanili di provenienza, Meloni e Pasquali, saranno in via transitoria, alla guida della nuova struttura in qualità di Presidente e Coordinatore. “Faremo conoscere il nuovo movimento con 100 iniziative in 100 città di Italia anche per sostenere il PDL alle prossime elezioni Europee e amministrative, coinvolgendo associazioni di volontariato e gruppi giovanili già presenti sul territorio”: dichiarano unitariamente i componenti del direttivo.


An/ Meloni: L’identita’ cammina sulle nostre gambe

21 marzo 2009 ore 9:44 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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Ministro commossa, lungo abbraccio con la Russa
Roma, 21 mar. (Apcom) – “Niente mi ha reso orgogliosa come fare parte di questa organizzazione politica”. Lo ha detto Giorgia Meloni, intervenendo al congresso di An. “Mi hanno domandato di frequente: Giorgia, riusciremo a difendere la nostra identità. La mia risposta: ma questa identità dov’è? Cammina sulle nostre gambe, perde o vince con noi, respira con noi. Ecco dov’è il nostro partito. L’identità non si fa racchiudere nei trenta millimetri di diametro del simbolo elettorale”, ha sottolineato Meloni. Meloni ha concluso il proprio intervento visibilmente commossa. Ignazio La Russa ha abbracciato il ministro, sollevandola da terra e quasi prendendola in braccio.


Il ministro Meloni: “Il Pdl? Un partito dinamico ma le quote saranno riviste”

20 marzo 2009 ore 9:47 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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Ha tante cose da dire Giorgia Meloni alla vigilia dell’ultimo congresso di An prima del trasloco nel Pdl. Pure lei come tutti gli altri ha già pronta la valigia. Ci ha sistemato dentro e con cura, valori, idee, progetti. Ma soprattutto il peso di una lunga militanza nel partito (quindici anni belli pieni, nonostante sia poco più che trentenne) che oggi la vede protagonista nei ranghi di partito come leader di Azione Giovani e in quelli del governo (è il ministro più giovane della storia repubblicana). Quella militanza che lei, orgogliosamente rivendica, e immagina come uno dei pilastri valoriali su cui costruire la casa comune dei moderati. Manda messaggi ai suoi sul senso del progetto voluto da Berlusconi e Fini;  messaggi ai colleghi di Forza Italia su come il partito unico dovrà essere.

Con in mezzo una stoccata all’indirizzo dei giornali di sinistra, Repubblica in testa, sulla recente campagna che vuol riproporre lo “stracotto” di quelli di An uguale fascisti che vanno a braccetto coi naziskin. La questione in sé non l’appassiona e tuttavia registra, con una punta di sarcasmo, che“certi giornali come Repubblica o l’Unità manifestano una certa nostalgia per il fascismo, i naziskin…. Questione che nel nostro ambiente è stata chiarita ormai da un decennio, forse ciò che non hanno fatto coloro che ancora si attardano su questo”.

Il partito che si scioglie e quello che nasce. Comprende le perplessità sul fatto di “lasciare qualcosa che si sa cos’è per qualcosa di nuovo e quindi di sconosciuto”, ma la strada è segnata e lo dicono gli elettori. Semmai la vera sfida per lei è iniettare nel dna del Pdl la storia della destra italiana; che sono sì cultura e valori, ma soprattutto struttura, regole e rigore.

Non si sente né vuole diventare una dei “berluscones”, anche se nel Pdl ci crede. Mette avanti a tutto la sua appartenenza “alla destra italiana e quindici anni di militanza finalizzati alla costruzione di idee, alla valorizzazione di ideali che fanno la nostra identità”, come patrimonio da portare e da far pesare nel Popolo della Libertà dove, tra l’altro, dovrà essere “centrale l’esperienza dei movimenti giovanili che devono rappresentare una sorta di pungolo ed avere uno spazio di elaborazione politica”.

Un patrimonio da condividere. Sì ma come? “ Rimanendo noi stessi e rappresentando nel nuovo partito quel valore aggiunto che è elemento di crescita per tutti, ovviamente insieme alle altre culture e identità che si incontreranno” spiega la Meloni che boccia senza riserve chi ha detto che il Pdl deve imparare dalla Lega il concetto di militanza, cioè il premier Berlusconi: “Non sono d’accordo perché c’è chi questo rapporto col territorio e la gente lo ha costruito molto prima della Lega” scandisce il ministro che ricorda: “Noi veniamo da una storia nella quale la politica sul territorio, le sezioni aperte, le iniziative contro il degrado dei quartieri, per gli spazi di aggregazione nelle periferie le facevano i ragazzi del fronte della Gioventù per uscire dall’isolamento; non avevamo deputati, senatori o sindaci. Ed erano gli anni ’70-’80. Noi c’eravamo sul territorio quando la nostra era una realtà che si tentava di chiudere in un ghetto”. E la reazione a quello status quo è stata la proposta politica calibrata sui problemi quotidiani delle famiglie. Meloni lo sottolinea quando dice che “abbiamo risposto col radicamento, la presenza, la capacità di essere credibili attraverso le nostre idee. Ho grande rispetto per i colleghi della Lega, ma di certo non si sono inventati niente”.

Concorda invece col Cav sull’attenzione al rapporto con la gente, a forme partecipative “aperte” non necessariamente riconducibili nei confini del tesseramento. Ma anche qui la leader di Azione Giovani vuole capire che forma avrà il Pdl. C’è da capire “cosa si intende per partito leggero. Non possiamo pensare che significhi chiudere sezioni e circoli territoriali per trasferirci tutti nei salotti televisivi, perché niente può sostituire la capacità e la forza di guardarsi in faccia con la propria gente. Se invece il concetto è quello di un partito aperto, in grado di individuare nuove forme di adesione – penso ad esempio alle nuove tecnologie, ai gazebo – finalizzate ad incrementare il consenso, allora sono d’accordo”. La chiosa è eloquente: “Io preferisco parlare di partito dinamico”.

Come il passaggio sugli equilibri interni al nuovo soggetto politico, alias la ripartizione delle quote tra Fi e An (70 a 30) sul quale è categorica: “In questa fase vanno bene, ma in prospettiva futura a mio avviso devono essere superate. Anche perché una ripartizione così rigida non può certo diventare un limite per la meritocrazia e non sarebbe giusto discriminare persone che valgono in ragione di quote”.

Ma Giorgia Meloni che ruolo avrà nel Pdl, visto che la sua collega di governo Stefania Prestigiacomo guarda già oltre il triumvirato Verdini-Bondi-La Russa e annuncia la sua disponibilità a candidarsi al ruolo di coordinatrice nazionale?  Risposta lapidaria: “Io non ragiono mai in termini personali, ma in termini comunitari”.

Articolo di Lucia Bugozzi tratto da: www.loccidentale.it


Il nuovo Pdl? Ve lo raccontiamo noi donne

17 marzo 2009 ore 2:55 pm | In Interviste, Rassegna Stampa | 1 Commento
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Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Roma – Sorride: «In questo periodo sono di umore molto ecumenico… stiamo celebrando un battesimo importante, e sa com’è, alle cerimonie augurali non si litiga con nessuno». Però… Però Giorgia Meloni, alla vigilia della nascita del Popolo della libertà è chiamata in causa due volte. In primo luogo come ministro della Gioventù. E poi come presidente di Azione Giovani, l’organizzazione giovanile più grande della politica italiana. Così, il più giovane ministro della storia d’Italia, approfitta di questa intervista per piantare alcuni paletti intorno al perimetro del nuovo partito che immagina. E al primo punto pone un problema: «Le quote tra le diverse anime devono finire al più presto, subito dopo il congresso».

Ministro, molti iscritti di An soprattutto nella base, temono un annacquamento della vostra identità.
«Lo so, lo capisco, ma è un timore che non condivido».

La destra chiude bottega?
«No: la destra non è un partito, ma un’idea politica. Le identità non sono dettate dai contenitori che contengono, ma dai valori che le costituiscono».

Sicura che non ci siano rischi?
«Nessuno è sicuro a prescindere. La nostra identità non può essere affidata a un frammento di simbolo che si tramanda su una scheda elettorale».

E allora cos’è?
«Un patrimonio di idealità, storia, battaglie… e soprattutto una classe dirigente che offriamo alla nazione».

Cose che quel simbolo, la vostra fiamma, raccontava.
«Tutto questo non si mette in discussione con il nuovo partito, anzi: troverà una nuova linfa con cui rinnovarsi».

Allora non ci sono rischi nella fusione?
«Certo che ci sono: ma sono pari alle nuove opportunità che si creano».

Mi spieghi le opportunità che immagina.
«Vede, io non considero l’identità come un patrimonio statico: non è un lingotto d’oro che uno chiude dentro un caveau e che, anche dopo cento anni, ritrovi lì. E An non è una moneta d’oro dentro un galeone affondato. La nostra identità è in gioco, perché è viva: anche per questo bisogna avere chiaro cosa fare per tutelarla».

Lei non teme l’incontro con un partito leggero?
«C’è stata una affermazione di Berlusconi che non ho condiviso, in questi giorni».

Quale?
«Quella secondo cui noi dovremmo imparare dalla Lega il rapporto con la gente».

Glielo impedisce l’orgoglio?
«No, il buonsenso».

Addirittura.
«Vede, io rispetto loro, come tutti: ma il rapporto con la gente, non se lo è certo inventato la Lega!».

Nemmeno solo voi, però.
«E chi altri? Almeno nel centrodestra la militanza è la nostra storia: anni e anni di generazioni che si sono spese impegnandosi in piccole-grandi battaglie nelle periferie delle città e nelle più perdute province d’Italia».

Un partito di militanti dicono, potrebbe essere di freno per la società civile.
«L’errore più grande, nel nuovo partito, sarebbe discriminare chi viene dalla militanza».

Ovvero?
«Be’, ci sono migliaia di persone che hanno fatto politica e lavorato, in questi anni: chiaro che si debba preferire chi dà il suo contributo da una vita, rispetto a uno che si è fatto gli affari suoi, e magari pretende di improvvisarsi dal nulla».

Quindi il partito non deve essere più leggero?
«Dipende da cosa si intende per partito leggero: se si intende un partito capace di dotarsi di strumenti come circoli e gazebo per aprirsi all’esterno, va bene. Altra cosa è cedere all’idea che si debbano chiudere i circoli, perché magari ci si trastulla con l’illusione di potersi trasferire nei salotti e nei talk show. Noi, nel Pdl portiamo in dote la più grande organizzazione politica del centrodestra».

E questo cosa vuole dire?
«Che se la scelta fosse quella dei contenitore elettorale, ce ne saremmo restati tranquilli dentro la nostra casetta di An».

Ronchi è addolorato per le mail anti-Fini. Gasparri no. E lei?
«Non sottovaluto nulla. Però internet è uno strumento di indagine che può dirti molte cose interessanti, ma che non deve essere confuso con la realtà. Semmai mi preoccupa la scelta di pubblicizzare solo le mail negative».

Ho chiesto a Gasparri se trova che la quota del 30 per cento per An nei gruppi dirigenti sia un capestro.
«Voglio essere molto chiara: An non va a fare la corrente minoritaria del Pdl».

Lei lo dice con fermezza.
«Certo. Altrimenti ci tenevamo il nostro partito… Se mettiamo in gioco tutto è per fare qualcosa di più ambizioso, non di meno».

Questo cosa c’entra con le quote?
«Sono state uno strumento obbligato in una brevissima fase di transizione».

C’è chi dice che serviranno anche per le elezioni.
«Valuteremo. Se vogliamo che tutte le identità portino il loro contributo nessuno deve essere discriminato per la sua storia pregressa, ma per quello che vale».

E la fusione delle organizzazioni giovanili?
«Quello che dico vale ancora di più, senza riflessi burocratici».

Cosa produrrà l’alleanza Ag-Azzurrini?
«Un movimento giovanile serio, credibile. Capace di dare battaglia e di essere da pungolo per il Pdl. Altrimenti non ha senso».

Articolo di Luca Telese tratto da Il Giornale del n. 65 del 2009-03-17


Eluana Englaro, Giorgia Meloni: ‘La difesa della vita viene prima di tutto’

9 febbraio 2009 ore 11:14 am | In Interviste | 1 Commento
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giorgia-tvdi Luca Telese*

Nel dibattito che si è svolto in Consiglio dei ministri è stata una delle maggiori sostenitrici del decreto su Eluana Englaro. È stata lei a citare il libro di Salvatore Crisafulli, Con gli occhi aperti, in cui un paziente che si risvegliato dal coma racconta la sua storia: è quello che Silvio Berlusconi ha citato anche nella sua conferenza stampa come caso emblematico. E così Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, il giorno dopo il voto che ha messo a subbuglio la politica italiana spiega la sua scelta, e cerca di ridimensionare il conflitto istituzionale con il Quirinale: «È esploso perché non c’erano precedenti». La Meloni parla del suo punto di vista sulle questioni etiche, dei suoi dubbi sulla vicenda di Eluana.
Ministro, le è costato quel voto ieri? …
“«No, per nulla. Sono convinta da sempre che, nel caso di Eluana, la difesa della vita sia il punto da cui bisogna partire prima di ogni altro ragionamento»…
In che senso?
«Avrei considerato molto più grave, come ministro, prendermi la responsabilità di togliere la vita a una persona viva: sapere di non aver fatto abbastanza per salvarla».
Ma Eluana è incosciente da diciassette anni.
«Però ha tutte le sue funzioni vitali: ha subìto dei danni alla corteccia cerebrale di cui nessuno conosce, o è in grado di valutare l’entità».
Non c’è attività cerebrale.
«Ma le sue cellule sono vive. Eluana non vive attaccata a una macchina, come dice qualcuno sbagliando, ma è solo alimentata artificialmente».
Sarebbe morta al tempo dell’incidente, però.
«E questo che significa? Anche un paralitico non sopravviverebbe senza assistenza alimentare».
Però lui è cosciente.
«Anche Eluana è viva. E davvero non capisco come un medico possa dire che è morta diciassette anni fa»

La sede per discutere problemi come questi è il Consiglio dei ministri?
«Perché no? Il decreto del governo serve a impedire, che in un momento di vacanza legislativa, si commetta un atto irreparabile».
Ma governo e parlamento fanno delle leggi per tutti, non possono pronunciarsi per risolvere casi personali.
«Non possiamo nemmeno chiudere gli occhi di fronte a un’emergenza che si è determinata, con questo alibi. Almeno, io non me la sento».
Se c’è il vuoto legislativo non è per una precisa responsabilità della politica? Nessuno degli ultimi governi aveva posto la questione all’ordine del giorno…
«Lo so. Ed effettivamente considero questa responsabilità un fatto grave. Ma il problema è: cosa bisogna fare oggi? Le leggi devono rispondere anche alle emergenze che si determinano, e questo caso ne è l’esempio migliore».
Perché proprio su Eluana? Ci sono stati molti altri casi…

«Proprio per i motivi che le ho detto: fra l’altro, se la legge sul cosiddetto testamento biologico fosse stata già votata, il suo caso non ci rientrerebbe».
Perché?
«Perché c’è una differenza enorme fra lo stato vegetativo e la morte cerebrale. Eluana rientra a pieno titolo nel primo caso. Parliamo di una donna che respira in modo autonomo!».
Provo a porre la questione in un altro modo: se fosse lei, a dover scegliere la prospettiva di diciassette anni di stato vegetativo, che cosa preferirebbe?
«È una domanda che mi sono fatta tante volte, non credo che esistano risposte semplicistiche, né in un senso né nell’altro».
Non le chiedo di rispondere in astratto per gli altri, le chiedo cosa farebbe per sé.
«So che l’ottanta per cento delle persone direbbe che preferisce la morte. Io, invece, anche di fronte ad una tenue speranza, preferirei la speranza. Ma sono scelte personali».
Quindi sul testamento biologico…
«Ripeto, nel caso di Eluana, non si ravvisa la fattispecie del cosiddetto accanimento terapeutico».
Parliamo del problema istituzionale che si è aperto: il ministro La Russa ha reso pubbliche le sue perplessità.
«Legittimo. Ma ha comunque votato a favore del decreto».
Lei non è preoccupata del conflitto con il Quirinale?
«Qui non si tratta di disconoscere il valore del presidente della Repubblica e il suo ruolo. Ritengo giusto che quando ci sono vuoti normativi le leggi si pieghino per colmarli».
È proprio quello che il capo dello Stato considera anomalo.
«Anche la bocciatura preventiva di un decreto che non è stato ancora approvato lo è. Siamo in condizioni eccezionali».
Il conflitto con il leader del suo partito Fini, la mette in imbarazzo?
«Per nulla. Vede, sulle questioni etiche Fini è la persona più libera che conosca. Ha le sue idee, ma non ha mai pensato di doverle imporre agli altri».
Però tutti i suoi ministri hanno votato in modo difforme.
«Le racconto un aneddoto. Quando Fini dava indicazione a favore dei referendum, trovò perfettamente normale che usassi i fondi di An, per pagare la campagna elettorale di Ag contro».
Avete discusso?
«Privatamente sì, politicamente no. Un giorno mi chiese cosa pensassi della diagnosi pre-impianto. Ma era una curiosità personale. Rispetta le scelte degli altri e le considera legittime. Quindi non considero il nostro voto come una rottura».
Non ha mai pensato a cosa farebbe se si trovasse nei panni di Peppino Englaro?
«Guardi, non ho l’arroganza di giudicare scelte compiute in una condizione in cui non mi trovo. Però…».
Cosa?
«Ho dei grandi dubbi sull’utilità della spettacolarizzazione che si è oggettivamente prodotta su questo caso. Ma anche per il carattere pubblico della sua battaglia».

* Articolo  ed immmagine provenienti da – Intervista di Luca Telese a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù e Presidente Nazionale di Azione Giovani. Pubblicato su “Il Giornale” n. 34 del 2009-02-08 pagina 7

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=327056


Ai ragazzi e alle ragazze di Azione Giovani

24 dicembre 2008 ore 5:14 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | 2 Commenti
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Carissimi,
questo 2008 che ci lascia è stato un anno importante per la nostra Comunità umana e politica.
E’ stato un anno nel quale abbiamo conquistato dopo anni il diritto ad essere artefici del destino nostro e dei milioni di giovani italiani che si aspettano da noi un segnale di speranza, di concretezza, di fiducia nel futuro.
Il 2008 è stato l’anno nel quale ho avuto l’onore di rappresentare ai massimi livelli, da Ministro della Gioventù, una generazione sempre ai margini della vita politica nazionale, in una Nazione, l’Italia, nella quale bisogna essere almeno cinquantenni per sperare di “contare” qualcosa; l’ho fatto, e lo continuerò a fare, con la consapevolezza di portare con me il bagaglio della mia storia personale e della comunità umana che mi ha visto crescere politicamente e nella quale ho imparato i valori fondamentali della lealtà, del coraggio, della fedeltà alle proprie idee, dell’attaccamento alla propria terra. Per questo motivo sento fortissima l’esigenza di rivolgere un caro augurio di Buon Natale e felice 2009 alla “mia gente”: a quella che lotta quotidianamente per affermare il diritto ad esprimere le proprie idee, a quella che sul territorio cerca d’imporre un modello di politica onesta e fondata sui principi di giustizia, a quella che non si rassegna all’omologazione e all’appiattimento, a quella che mi è stata vicina in questi mesi e a quella che non ha potuto farlo; un augurio particolare anche ai tanti, me compresa, che vivono con particolare apprensione i mutamenti in atto nello scenario politico e nella destra italiana in particolare.
Abbiamo attraversato tanti momenti difficili nella nostra storia, fra lacrime e sconfitte, preoccupazioni reali e strumentali. Oggi, invece, siamo chiamati ad una nuova trasformazione nel momento della vittoria, in un contesto di grande entusiasmo e attenzione nei nostri confronti; noi, però, siamo carne e sangue e non ci basta il vento del consenso per sapere di aver vinto davvero.
Per questo vi chiedo di guardare in faccia questo Sole che nasce e accompagnarlo dove vi portano i vostri cuori, senza timori né reticenze; per questo vi chiedo di mettervi e di mettermi sempre in discussione, per costruire un percorso “vero” di cambiamento in Italia e lasciare un segno nella storia di questa Nazione.
Coraggio, allora. Occorre dividersi per poi ritrovarsi, rafforzare i legami con la nostra generazione, chiamare a raccolta gli indecisi, i perplessi, gli umorali, per spiegare loro che la vittoria è ancora lontana e solo una Compagnia unita può affrontare le avversità senza timore.
Auguri, splendida gente della mia Compagnia.
Che il 2009 ci faccia rinascere all’altezza dei compiti a noi assegnati dalla storia, donando a ciascuno felicità, serenità e grandi passioni.
In alto i cuori.

Giorgia Meloni


“La giovane destra italiana dal ghetto al governo del Paese” articolo di Giorgia Meloni estratto dal libro “La Fiaccola Tricolore” di Fabrizio Tatarella

8 ottobre 2008 ore 12:56 pm | In Scritti da Giorgia | Nessun commento
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Di Giorgia Meloni
C’era una volta un atleta sbruffone che affermava di aver fatto un salto favoloso mentre si trovava nella città di Rodi, e di poterlo dimostrare in qualunque momento esibendo dei testimoni.

Racconta Esopo che un ascoltatore impertinente gli disse che non era necessario chiamare i testimoni, ma bastava ripetere il salto ora come se si trovasse a Rodi.

“Hic rodus, hic salta”, furono le sue parole.

Mentre attendevo il mio turno per giurare come ministro della Repubblica, mi sono ricordata di questa favola di Esopo. Forse perché davvero mi sembrava di essere in un racconto di fantasia, sicuramente perché avvertivo il peso di una responsabilità enorme: dimostrare all’Italia e alla storia che, messi alla prova dei fatti, i ragazzi della destra italiana non falliscono il salto.

E’ davvero gravosa la consapevolezza che attraverso di me si chiuda un cerchio. Per molti italiani sarà qualcosa di oscuro o indifferente. Ma per noi, per una comunità umana e politica, che è passata attraverso l’inferno della criminalizzazione civile, dell’emarginazione sociale, giurare come ministro della Gioventù d’Italia non può essere un mero passaggio burocratico. Tante storie di gioia e dolore, mille momenti di paura e speranza si sublimano in questa piccola, grande vittoria collettiva.

Molti di coloro che leggono queste righe hanno iniziato la propria avventura politica in Azione giovani, nel Fronte della gioventù, o nella Giovane Italia. Organizzazione giovanile della destra italiana non è mai stata una delle tante. Non è mai stata una mera fucina di politici o di professionisti in carriera. Anzi, spesso la militanza giovanile ha comportato brutti voti a scuola, esami insuperabili, i rimproveri dei genitori, brillanti carriere spezzate, e a volte, giovani vite spezzate. Insomma il ghetto, come hanno detto e scritto in tanti. La nostra militanza giovanile è da sempre un percorso esistenziale, prima che politico, tanta rabbia ma anche tanta allegria, e, sempre, una grande impaziente voglia di mettersi al servizio dell’Italia. Questo spiega perché mi emozioni profondamente ritrovarmi a rappresentare le istanze di tutti i giorni del nostro popolo al Governo della nazione. Dal ghetto al governo, in mezzo scorre un fiume di ricordi e di attese. Ho parlato di vittoria, ma imprudentemente perché ci attende la sfida del fare, altrettanto difficile.

Oggi siamo chiamati alla costruzione: sociale, culturale e politica. Cosa c’è di più divino – nel senso autentico del termine – dell’atto creativo, piccolo o grande che sia da poter proporre e comunicare a chi verrà dopo di noi? In esso si condensa la metafora della vita. Donare, agire, intraprendere: questi sono i verbi che possono unire l’impresa e la solidarietà in una nuova filosofia sociale.

La nostra destra deve portare al governo della nazione la rivoluzione del merito e della concretezza, individuando, ad esempio, gli strumenti più idonei per consentire alle giovani coppie di pensare il proprio futuro, immaginare una famiglia e dei figli, senza dover sfuggire dalle responsabilità e trovando finalmente una classe dirigente che si preoccupi seriamente di un’Italia nella quale non si fanno più figli, avviata verso una inevitabile decadenza.

Mi auguro che la politica pieghi il sistema creditizio alla necessità di agevolare chi, pur nella precarietà della condizione lavorativa, voglia ugualmente comprare una casa, senza le speculazioni e i tassi altissimi che hanno messo in ginocchio gli italiani.

Mi batterò perché il Ministero della gioventù, come mi piacerebbe si chiamasse da ora in poi, non sia soltanto un posto in quota An all’interno del Consiglio dei Ministri, ma uno strumento capace di incidere, in grado di costruire cose e servizi destinati a durare nel tempo e ad essere realmente utili alle giovani generazioni. Casa, lavoro, accesso al credito, formazione, incentivi alla maternità. Questo ci chiedono, questo dobbiamo riuscire ad offrirgli. Ma c’è anche altro.

In un ideale, approssimativo manifesto d’intenti sento il dovere di offrire rappresentanza ad una generazione che non è fatta soltanto di carnefici annoiati, “fatta” di droghe in generale, percorsa da fremiti violenti di alcuni ultras negli stadi o dei bulli nelle scuole, sedotta dall’esempio di “veline e tronisti”, del tutto priva di una missione, spirituale o politica che sia. Questa è l’immagine che frequentemente viene utilizzata per raccontare i giovani italiani.

Io non so se questa generazione sia migliore o peggiore di altre che l’hanno preceduta, ma sono certa che abbia creatività, forza ed energia visionaria in quantità per avere un ruolo da protagonista nel presente della sua epoca. Troppo spesso si vorrebbe invece relegarla in un futuro incerto, distante e indistinto.

I giovani italiani non sono uno, non sono una massa confusa priva di individualità – positive o negative – da maneggiare con paternalismo e milizia. Sono tante esistenze più o meno difficili che cercano di ritagliarsi uno spazio dignitoso e nel contempo di partecipare al destino della propria Terra. La politica non deve offrire loro privilegi o “aiutini”, (“tutto e subito” si diceva quarant’anni fa), ma responsabilità e considerazione, esigendo in cambio un contributo significativo per il progresso del proprio popolo. Su questo punto si consuma la nostra “rottura” con un passato fatto di misure episodiche, di corto respiro e facile consumo, che non alleviano la fatica della vita, se non per pochi effimeri attimi. Su questo punto si “parrà la nostra nobilitate”. Una politica autenticamente di destra è quella che riesce a leggere in profondità quanto proviene dal popolo e lo trasforma in “carne e sangue”, ma è anche quella che sa porsi come punto di riferimento culturale in un epoca di relativismi e qualunquismi.

La “dolorosa tensione dei contrasti” di jungheriana memoria potrà sciogliersi in una “melodia infinita” solo se tutti insieme sapremo cogliere questa opportunità, e se anche Azione giovani, senza perdere la voglia di provocare e stimolare, si sentirà responsabile di questo passaggio epocale.

Tanti cortei, infiniti manifesti e volantini dopo, il ministero della Gioventù è oggi uno strumento nuovo e prezioso nelle nostre mani per fare la storia, e poi “lasciare un segno” vero, profondo del proprio passaggio. Eccola la nostra sfida.

Ecco il nostro salto.

(articolo pubblicato da Area e da Puglia d’Oggi nel giugno 2008)


La fiaccola tricolore - Libro di Fabrizio Tatarella

Copertina del Libro "La fiaccola tricolore" di Fabrizio Tatarella

Alucne informazioni sul libro dal quale è stato tratto l’articolo
“LA FIACCOLA TRICOLORE”
IL LIBRO DI FABRIZIO TATARELLA
Intervista esclusiva a Fini ed interventi di Alemanno, Gasparri, La Russa e Meloni per un saggio sulla storia della giovane destra

E’ stato presentato a Roma, nel corso di Atreyu, Festa nazionale di Azione Giovani, “La Fiaccola Tricolore: antologia della giovane destra italiana dal dopoguerra ad oggi” (Edizioni Nuova Stampa Bari, pag.324, euro 13), il nuovo libro del direttore del bisettimanale Puglia d’Oggi e della rivista Millennio Fabrizio Tatarella.

Con l’autore presente anche il prof. Alessandro Campi, Direttore scientifico della Fondazione FareFuturo e intellettuale di riferimento della destra italiana, che ha curato la prefazione del testo.

In oltre trecento pagine sono ripercorsi, con dovizia di particolari e documentate fonti bibliografiche, i sessant’anni del più importante movimento giovanile politico italiano. Dalla Giovane Italia ad Azione Giovani, un’evoluzione, quella dei giovani di destra, partiti neofascisti e ora prossimi a confluire nel Pdl, e in Europa nel Ppe, arricchita da fotografie e spiegata da racconti inediti dei protagonisti di epoche diverse.

Il saggio, infatti, è impreziosito dai contributi dei segretari nazionali di ieri del movimento giovanile della destra, da Pietro Cerullo per la Giovane Italia, a Massimo Anderson per il Rsgl e Giuseppe Tagliente per il Fuan, e dagli autorevoli interventi degli ultimi leaders del Fronte della Gioventù, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno e il Presidente dei Senatori del PdL, Maurizio Gasparri, e dell’attuale Presidente di Azione Giovani, e Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.

La presentazione del lavoro, che contiene anche un’intervista esclusiva al Presidente della Camera dei Deputati, in passato segretario del FdG, Gianfranco Fini, è affidata al Reggente nazionale di An, nonché Ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Oltre alla postfazione di Italo Bocchino, Vice Presidente Vicario del Pdl a Montecitorio, anche una riflessione del giornalista e scrittore Angelo Mellone.

Il libro di Fabrizio Tatarella a Roma è disponibile esclusivamente presso la LIBRERIA ARION MONTECITORIO in Piazza montecitorio 59


Pisa – Azione Giovani: aggrediti durante un volantinaggio da un gruppo della sinistra armato di spranghe e fumogeni

6 ottobre 2008 ore 2:31 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | 1 Commento
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Roma, 4 ott. (Apcom) – Una quindicina di giovani militanti nella fila di Azione Giovani sarebbero stati aggrediti a Pisa al termine di un volantinaggio organizzato insieme all’associazione culturale laboratorio99 e ai Circoli della Libertà. Ad aggredirli, non appena calato il buio, una trentina di persone “appartenenti alla sinistra radicale armati di spranghe, caschi e fumogeni rossi” che avrebbe assalito i ragazzi di Azione Giovani al suono di ‘fascisti, carogne, tornate nelle fogne’. A denunciare il fatto il presidente provinciale di Azione Giovani di Pisa Francesco Fiaschetti.

Secondo Fiaschetti le persone appartenenti alla sinistra antagonista e ai centri sociali erano “una trentina, molti dei quali già resosi colpevoli di altre aggressioni ai danni di alcuni ragazzi di Azione Giovani di Pisa”. Le prime due macchine dei giovani di destra sarebberp riuscite ad allontanarsi, forse perché non riconosciute dagli aggressori. La terza macchina, al cui interno tre ragazze e due ragazzi, è stata presa d’assalto dagli appartenenti ad un centro sociale, “che hanno aperto i quattro sportelli cercando di estrarre i malcapitati, tirando calci e inveendovi contro. I ragazzi, aiutati dai carabinieri e dagli agenti della polizia che svolgevano il servizio d’ordine al volantinaggio che era stato regolarmente autorizzato dalla questura, sono riusciti a chiudere gli sportelli dell’automobile – prosegue Fiaschetti – ma gli aggressori non si sono dati per vinti: hanno utilizzato mazze e caschi per cercare di sfondare i finestrini della macchina, che fortunatamente hanno retto, rincorrendoli per una cinquantina di metri”.

Vicinanza al giovani aggrediti è stata espressa dal ministro per lo Sport e le Politiche giovanili Giorgia Meloni, che è anche presidente di Azione Giovani: “Esprimo vicinanza e solidarietà alle ragazze e ai ragazzi di Azione giovani di Pisa, vittime ieri sera di un pestaggio e di una violenza inaudita durante un pacifico volantinaggio. Ringrazio commossa gli agenti che sono intervenuti per difenderli e che sono rimasti feriti – dice il Ministro – augurando loro una pronta guarigione e mi domando con angoscia cosa sarebbe successo se non ci fossero stati loro. Ora mi aspetto una ferma condanna nei confronti di questa vergognosa aggressione da parte di tutte le forze politiche, anche da parte di quella sinistra che non è rappresentata in parlamento”.

Anche i commissari nazionali dei Giovani Udc in una nota esprimono “ai ragazzi di Azione Giovani di Pisa, vittime ieri sera di un’inqualificabile e vergognosa aggressione, tutta la nostra solidarietà condannando con fermezza questo atto di scellerata violenza. E’ inconcepibile dover assistere periodicamente a episodi così gravi che ci riportano ad anni violenti che tutti speriamo rimangano nelle nostre memorie come monito per il futuro”.


Strumentalizzazione in atto sulla diatriba fascismo-antifascismo

17 settembre 2008 ore 10:02 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie, Scritti da Giorgia | 1 Commento
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Carissimi,

credo che a nessuno di voi sia sfuggito il tentativo di strumentalizzazione messo in atto sulla antica diatriba fascismo-antifascismo ai danni di Azione giovani, anche per qualche nostra ingenuità.
Ero convinta che il comportamento di migliaia di ragazzi nell’incontro con il presidente Fini ad Atreju avesse rivelato alla politica e al mondo dell’informazione qualcosa di più del nostro modo di essere e di pensare. Così non è stato. Così non si è voluto che fosse.
Ritengo dunque opportuno intervenire, anche per non essere ingiustamente attaccati in nome di cose né dette né pensate.
Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia.
Siamo quelli che ogni giorno consumano i migliori anni della propria gioventù per difendere questi valori, al punto che se oggi qualcuno si mettesse in testa di reprimerli – come avviene in Cina, a Cuba o in altre parti del mondo – noi li difenderemmo con la vita. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo.
Certo, c’è stato anche un antifascismo “militante” in nome del quale sono stati uccisi presunti fascisti e anche antifascisti, sono stati infoibati vecchi, donne e bambini, sono stati eliminati ragazzi di sedici anni che avevano come unica colpa quella di far parte della nostra organizzazione. Certo, ancora oggi, in nome dell’antifascismo “militante” ad alcuni di noi viene impedito di andare a scuola, all’università, al cinema.
Si tratta della mia obiezione ed è la stessa di Gianfranco Fini che, ad Atreju, ha operato questa distinzione, parlando di un antifascismo democratico e uno non democratico, ovvero di una parte di questo fenomeno nei cui valori ci riconosciamo e di un’altra parte le cui gesta sono distanti anni luce dai principi nei quali crediamo (e nei quali dovrebbe credere anche l’altro antifascismo). Noi rifiutiamo ogni forma di violenza, oppressione e intolleranza.
Gianfranco Fini ha operato questa distinzione senza soffermarcisi perché voleva che il suo giudizio sul fascismo fosse chiaro, netto, definitivo. Sapeva che molti di noi sarebbero stati feriti da questo atteggiamento, ma non ha voluto blandirci come fossimo ragazzini inconsapevoli. Sapeva di avere davanti gente piena di dignità, giovane e matura nello stesso tempo. Ed è quello che siamo.
E allora guai a offrire pretesti a una sinistra terrorizzata dall’impossibilità di utilizzare ancora contro di noi quella carta jolly rappresentata dall’accusa di fascismo. Guai a farci mettere ancora sotto accusa da chi, per storia, ha decisamente poche lezioni da offrire. Così da poter essere finalmente noi a chiedere conto del perché, ancora oggi, non una parola di solidarietà venga spesa dai sedicenti democratici quando i ragazzi di Ag vengono aggrediti o le loro sedi date alle fiamme.
E adesso, per favore, basta.
Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo. Mi rivolgo a tutti, dentro e fuori da Azione Giovani, dentro e fuori da An, dal Pdl, da Montecitorio, dalla politica italiana intera. Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni ’80 e ’90, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono. Ragazzi, stiamo vincendo e questo non va giù a una sinistra sempre più priva di risposte concrete e suggestioni efficaci. Che ha completamente perso il contatto con la nostra generazione e ora cerca di costringerci all’interno di una galera civile per evitare che il nostro amore possa continuare a contagiare altri giovani italiani.
Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani.
Tutto il resto è noia.

Giorgia Meloni

Lettera pubblicata su www.azionegiovani.org


Meloni: più attenzione ai problemi dei giovani

9 settembre 2008 ore 4:15 pm | In Non categorizzate | Nessun commento
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Tra giornalisti, opinionisti e massmediologi, il Ministro della gioventù Giorgia Meloni ha dettato le linee guida che caratterizzeranno la sua gestione. Nel capoluogo toscano, davanti ad una folta platea, ha parlato chiaro: «Non credo nelle politiche giovanili in quanto tali, come non credo nelle politiche di “genere”. L’opera politica è sempre al servizio della nazione e deve farne il bene, senza preclusioni». Il suo tono deciso e sicuro, ha schivato con attenzione le provocazioni pungenti di Klaus Davi, noto esperto di comunicazione: “Il nostro paese ha una propria storia, una propria identità ed una propria tradizione – ribatte il Ministro Meloni – e la nostra democrazia non può ridursi a scimmiottare quella americana, perché presenta delle grandi differenze di fondo. Occorre più dialogo con i giovani, affinché non ci si fermi agli stereotipi. Anche la televisione, troppo spesso, mira a fare audience senza mettere realmente in scena il talento o le capacità dei ragazzi”. Ancora più chiara, forte della sua esperienza personale da presidente di Azione Giovani (movimento giovanile di Alleanza Nazionale), è stata la risposta sulla questione della politica tra i giovani: “I movimenti giovanili hanno un ruolo importante, che non può e non deve limitarsi a quello svolto dai partiti di appartenenza, ma deve nutrirsi di una propria specificità e di una propria autonomia.

La politica non deve ridursi ai dibattiti televisivi e al web, ma deve mantenere viva quella pulsione sanguigna che animava le manifestazioni di piazza e che era il frutto di un interesse vero. La militanza politica è un donarsi quotidiano, disinteressato, che presuppone il mettersi al servizio delle idee nelle quali si crede”. A chi le chiede cosa pensi del rapporto tra il mondo politico/partitico e la galassia giovanile, risponde subito che “la nostra classe politica pecca di una mancanza di dialogo con le giovani generazioni e, quando ci prova, rischia di apparire fuori luogo. Ecco che riemerge il compito dei movimenti giovanili. Devono essere i giovani a parlare con i propri coetanei: per trattare l’argomento delle stragi del sabato sera la soluzione migliore è portare, scuola per scuola, i sopravvissuti agli incidenti o gli amici di alcuni vittime e far raccontare loro le esperienze vissute; per parlare con un tossicodipendente è necessaria la presenza di un giovane che è uscito dal tunnel della droga e che può aiutarlo a fare altrettanto”.

Articolo di Marco Scatarzi tratto da: Opinione.it

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