Giorgia Meloni vuole un Parlamento più giovane: Senatori venticinquenni e deputati diciottenni.
2 gennaio 2010 ore 4:09 pm | In Interviste | Nessun commento
Giorgio e Giorgia. Il presidente Napolitano e la ministra Meloni uniti nel nome dei giovani. Nel discorso di fine anno il capo dello Stato insiste sull’importanza delle nuove generazioni. Altro che Celli e il suo consiglio di mandarli tutti all’Estero. «Finalmente», dice la ministra dei giovani che in un paese che ha il vizio di puntare sempre su quelli che il futuro lo hanno alle spalle, ha un duro lavoro davanti a sè. «Per fortuna c’è Napolitano». E a sentirlo da lei, cresciuta nella cultura della destra nostalgica, fa un certo effetto.
Insomma ministro lei sembra avere affinità soprattutto con icone della sinistra, da Bertinotti a Napolitano.
«Io non ho paraocchi. Giudico le persone. E ringrazio Napolitano di aver dedicato una parte importante del discorso di fine anno ai giovani, d’altra parte è un interesse che il presidente ha dimostrato sempre ponendo spessissimo l’accento su quanto meritevoli siano i ragazzi italiani. In particolare negli ultimi mesi è intervenuto per dire di non abbandonare l’Italia perché solo con loro può migliorare il futuro del paese. L’energia dei giovani è necessaria».
E come facciamo a tenercela?
«Iniziamo dal ringiovanire Camera e Senato. Così che le esigenze delle generazioni siano rappresentate in maniera equa. Oggi non è così».
Impresa ardua…
«Visto che quest’anno è finito parlando delle riforme che verranno, da condividere, io il prossimo anno voglio riuscire a riformare le norme che regolano elettorato attivo e passivo, voglio abbattere gli steccati anagrafici che comportano che oggi ci sia fino ai 40 anni una cittadinanza imperfetta. Visto che al Senato prima dei 40 anni non si può essere eletti e quindi le generazioni che precedono tale compleanno dono rappresentate imperfettamente. E’ una riforma su cui c’è larga intesa. Deve esserci corrispondenza tra l’età necessaria per eleggere ed essere eletti».
Quindi deputati diciottenni e senatori di 25?
«Perché no?».
Napolitano ha sottolineato l’importanza di creare lavoro per i giovani. Il problema vero è il precariato. Cosa farete per loro?
«E’ necessario contrapporre alla flessibilità del lavoro strumenti che bilancino questa situazione. Dal primo gennaio saremo in grado di pubblicare le norme attuative del fondo di garanzia sull’accesso al credito per l’acquisto della prima casa. 24 milioni di euro con cui lo stato garantisce chi non ha un posto fisso. E poi ci stiamo dando da fare per creare la cultura di impresa nei giovani attraverso l’Università. Sia con un bando per finanziare progetti proposti da associazioni giovanili, facilitando lo start up di nuove imprese. E anche con il Global Village Campus, ossia un ponte tra Università e lavoro. A settembre per cinque settimane abbiamo fatto incontrare i migliori giovani neolaureati e il mercato del lavoro. Il prossimo anno l’obiettivo è moltiplicare questo strumento».
In Italia non esiste meritocrazia. Uno dei motivi che spiega per esempio la fuga dei cervelli.
«Certo noi ereditiamo un sistema bloccato da privilegi consolidati e da una visone sessantottina per cui l’uguaglianza è considerata nemica del merito, mentre il nostro scopo è di costruire l’uguaglianza attraverso il merito. Partendo tutti dallo stesso blocco di partenza. E mi faccia dire un’altra cosa. Si racconta solo il lato buio dei nostri ragazzi, l’alcool, la droga, non il talento, il sacrificio. E’ gente che fa salti mortali per ritagliarsi un posticino dignitoso grazie a chi li ha preceduti e non ha pensato a chi sarebbe venuto dopo. Nel 2008 in 190 hanno vinto riconoscimenti internazionali. Significa che abbiamo un humus su cui investire. Ho in progetto un Expo per raccontare il loro talento».
E la scuola?
«Prestito d’onore: consentire ai ragazzi di pagarsi l’Università, magari anche la formazione all’Estero, prestandogli i soldi che poi restituirà quando sarà in grado di farlo. Penso non solo all’Università ma anche a un’educazione non formale come i corsi di teatro o di lingua. Io credo che una delle grandi sfide che dobbiamo vincere sia quella di dare a tutti i giovani la possibilità di andare all’estero».
Che fa contraddice Napolitano?
«Assolutamente no. Il mio fine farli studiare fuori e poi riportare in Italia quello che si è imparato. Completamente in sintonia con il Presidente».
2.01.2010 da http://www.lastampa.it/ di Maria Corbi
Caso Marrazzo: Meloni, Le dimissioni si danno oppure no
27 ottobre 2009 ore 10:22 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Interviste, Rassegna Stampa | 1 CommentoTag:Marrazzo, Regione Lazio
In ogni caso, «i cittadini del Lazio hanno diritto a più rispetto». È lapidaria il ministro della Gioventù Giorgia Meloni nello stigmatizzare la «scelta ambigua» di Piero Marrazzo di autosospendersi dalla carica di governatore del Lazio senza tuttavia rassegnare le dimissioni, impedendo così le elezioni regionali anticipate. Ministro, la scelta di Marrazzo di autosospendersi desta più di una perplessità dal punto di vista politico e istituzionale. Che idea si è fatta? «Non si possono piegare le regole democratiche a proprio uso e consumo. Il Partito democratico ha consigliato a Marrazzo una scelta ambigua finalizzata soltanto a prendere tempo. La sinistra in difficoltà ha bisogno di riorganizzarsi e per farlo vuole procrastinare il più possibile il voto nel Lazio, mettendo, per giunta, alla guida della Regione una figura non legittimata da alcun voto popolare. È un atteggiamento arrogante e irresponsabile nei confronti dei cittadini. Le dimissioni si danno oppure no». A questo punto c’è il rischio di un immobilismo di fatto della Regione. E le criticità da risolvere continuano ad essere tante. «Il problema è proprio questo. Le regole democratiche sono fatte per governare i meccanismi istituzionali e dare risposte concrete ai cittadini. Non si possono perciò piegare alle necessità della sinistra in crisi. Le gravi emergenze che attanagliano la Regione Lazio e i suoi cittadini non possono attendere i tempi dell’avvilente epilogo dell’amministrazione Marrazzo, che comunque in cinque anni ha fatto davvero poco o niente per emergenza rifiuti, sanità, lavoro e sviluppo. La Regione rischia ora la paralisi per altri sei mesi. Una cosa inammissibile e inconcepibile. I cittadini del Lazio pretendono una guida stabile scelta da loro. Per questo sono necessarie le elezioni anticipate». A questo punto cosa auspica? «Mi auguro proprio che il nuovo segretario del Partito democratico, chiunque sarà, dia un segale di rottura e di discontinuità rispetto al passato, anziché soggiacere ai soliti giochi di palazzo. Si vada quindi a elezioni anticipate, i cittadini del Lazio non possono aspettare e ne hanno il diritto».
Agrigento web intervista Giorgia Meloni
15 settembre 2009 ore 9:54 am | In Interviste | 1 CommentoIncontriamo il giovane Ministro della Gioventù Giorgia Meloni per una breve intervista, all’interno del Parco del Celio durante la manifestazione Atreju.
Allora Ministro a 32 anni ci si può dire arrivati? Il suo “cursus politico “ è da paura ?
“Assolutamente no, la mia vita è sempre proiettata al futuro, non vivo di ricordi cerco di impegnarmi sempre di più; si la mia determinazione è stata la stella polare del mio spendermi in politica”
Ministro cosa ci può dire di questa undicesima edizione di Atreju , dal titolo accattivante “oltre ogni muro”?
“E’ l’undicesima edizione è una manifestazione che nel corso degli anni è cresciuta tantissimo, che quest’anno diventa per la prima volta “festa nazionale dei giovani del Pdl”, cioè della Giovane Italia; che assume una dimensione più ampia di quella che aveva nelle precedenti edizioni nelle quali era la festa nazionale di “Azione Giovani”,movimento giovanile di Alleanza Nazionale. Un’edizione che abbiamo dedicato al tema “Oltre ogni muro”per celebrare il ventennale della caduta del “Muro di Berlino”, ma anche per parlare dei tanti “Muri”che ancora albergano nel mondo, ovunque viene soffocata la libertà dei popoli e della nostra società , dove viene mortificato il merito e il talento, dove alberga la criminalità organizzata con le tante difficoltà che i giovani italiani incontrano nella capacità di interfacciarsi nel mondo del lavoro. Sono una serie di temi che abbiamo affrontato nei nostri dibattiti.
Grandi personaggi quest’anno con una serie innumerevoli di Ministri, molto interessante il dibattito tra la destra e la sinistra con la Russa e D’Alema ?
“I dibattiti sono stati interessanti e ricchi di appeal, questa è una manifestazione dove ormai c’è un parterre incredibile di ospiti, che peraltro provengono da storie diverse. Le cifre di questa manifestazione sono nella assoluta disponibilità dei giovani della “Giovane Italia”, di confrontarsi con tutti quelli che hanno delle cose interessanti da dirsi, anche quando non si condividono, perché le identità forti non temono il confronto. Questa è una generazione che non teme di confrontarsi con nessuno e lo sta dimostrando in questa manifestazione “Atreju”.
“Il progetto in Apq finanziato dal Ministero della Gioventù dal titolo “i giovani protagonisti di se stessi” sul comportamento e i corretti stili di vita a che punto è, visto che dovrebbero arrivare in Sicilia parecchi soldi?
“C’è un bando di concorso che è in aggiudicazione e sul quale sta lavorando la commissione. Nei prossimi mesi dovrebbe essere realizzato”.
Un consiglio che dà alla generazione verde che si avvicina alla politica ?
“Nel non pensare mai che la politica sia un mestiere, la politica è solo impegno civile non la si deve vivere mai come carriera “.
La ringrazio Ministro della disponibilità che ha concesso al sito Agrigentoweb ?
“Grazie a Lei , un saluto alla Sicilia e al suo Direttore Lelio Castaldo”.
tratto da: http://www.agrigentoweb.it/intervista-al-ministro-della-gioventu-giorgia-meloni_21923/
Meloni: «Gianfranco ci mancherà molto»
9 settembre 2009 ore 4:44 pm | In Interviste | Nessun commentoL’intervista Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni presenta l’edizione di quest’anno della festa dei giovani Pdl
Sulla carta Atreju è all’undicesima edizione. Di fatto però, la rituale festa di Azione giovani, che parte oggi, quest’anno si presenterà in veste nuova. Sarà infatti la prima manifestazione di Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl. «Effettivamente un po’ di emozione in più c’è», ammette la storica padrona di casa Giorgia Meloni, ministro della Gioventù. «Questa volta i ragazzi e le ragazze che arriveranno a Roma davvero si mescoleranno, a prescindere dalla loro esperienza in An o in Forza Italia». Una mescolanza avvenuta anche nell’organizzazione della festa? «Certo. Non c’è niente di più forte su una alleanza che sporcarsi le mani e lavorare insieme». Tra i dibattiti più importanti c’è quello di oggi pomeriggio con il presidente del Consiglio. Visto che ora non è più la festa di Ag, ma ci sono anche i ragazzi di Forza Italia, ci saranno domande più morbide? «No, il dibattito con il premier non sarà differente da quello dell’anno scorso. Le domande saranno sempre fatte dal pubblico e su argomenti diversi». Dica la verità: non ne avete concordata neanche una? «No, assolutamente. Di certo non ci perderemo a parlare delle vicende private del premier come invece fa certa stampa». Berlusconi sarà presente. Gianfranco Fini, no. Un po’ strano… «Mi dispiace moltissimo, l’incontro dei giovani con Fini ha fatto la storia di Atreju. Ma non c’è nessuna volontà politica o chissà quale dietrologia. Semplicemente che ora Fini è il presidente della Camera e averlo non è più così facile. Vorrà dire che l’anno prossimo gli invieremo l’invito molto prima». In un momento come questo, con i due co-fondatori del Pdl che si punzecchiano a vicenda, i giovani non si sentono un po’ spaesati? «Guardi, non credo che questa situazione si rifletta nel movimento giovanile. I ragazzi si pongono molto meno il problema di avere davanti una persona che la pensa diversamente su una certa questione. Non ci dimentichiamo che noi abbiamo avuto alla nostra festa anche Bertinotti ed è stato un momento di confronto importantissimo». A questo punto resta però un interrogativo. Stando ai racconti dei ragazzi, oggi per i giovani Pdl manca un leader. Dunque, Fini no. Berlusconi no. Potrebbe essere lei? «Che domanda difficile…Facciamo così, lo chieda direttamente a loro».
da http://www.iltempo.it
Ragazzi, viva l’avventura
19 agosto 2009 ore 2:23 pm | In Interviste | Nessun commento
Roma – Agosto
Come trascorre la calda estate il ministro della Gioventù Giorgia Meloni? “Dal letto al lettino e ritorno. Al mare con il cellulare sempre acceso e il pc a portata di mano con fogli e appunti. Quest’anno è andata così”.
Jeans e camicetta, un filo di trucco e capelli al vento: il ministro più giovane della storia della Republica, che incontriamo all’alba delle vacanze, gira senza scorta, guida la sua mini da sola e spesso viene scambiata per l’autista della sua adetta stampa.
Domanda. Ministro, ma non amava le vacanze avventurose e i viaggi on the road?
Risposta. “Già. E’ da quando avevo 18 anni che le mie vacanze ideali sono quelle che ho trascorso in giro per il mondo con un gruppo di amici: gli stessi. Adesso è più complicato però. Molti hanno messo su famiglia e ci sono i bambini. Cerchiamo comunque di restare uniti. E poi c’è il lavoro. Da quando sono ministro, resto in Italia”.
D. Perché con il computer in spiaggia?
R. “Per combattere l’ansia e sentirmi sempre efficiente. In realtà poi non lo uso mai”.
D. Che cosa porta di altro?
R. “Pinne e bombole. Faccio immersioni. E leggo romanzi. Per me la vacanza comincia quando apro il primo libro”.
D. Che cosa sta leggendo?
R. “La trilogia Millennium di Stieg Larson. Poi passerò al libro di Christian Bobin Francesco e l’infinitamente piccolo, a Volo di Notte di Antoine de Saint_Exupéry e, se rimane tempo, finirò con il libro di Giordano Bruno Guerri su Marinetti“.
D. Bikini o costume intero?
R. “Bikini forever”.
D. Colonna sonora della sua estate?
R. “I Negramaro. Soprattutto. E i red Hot Chili Peppers”.
D. Come gestisce Facebook in questo periodo?
R. “Male. A fatica. Anzi, ne approfitto per scusarmi con tutti gli amici che resteranno fuori. ne ho 5 mila in attesa. Non è colpa mia se dopo un certo numero si blocca”.
D. Forse tra loro ci sono molti di quei giovani che quest’estate sono rimasti a casa per la crisi. o quelli arrabbiati per i divieti…
R. “La verità è che sono i giovani di una nuova epoca. I primi di una generazione che sta peggio di quella precedente. Diminuiscono gli stipendi e le possibilità di lavoro. Però loro sono bravi e coraggiosi. Fanno i salti mortali e vanno avanti. Dobbiamo giudicarli per quello che riescono a fare. Questa estate se la stanno cavando in vari modi. Le vacanze sono più creative. Alcuni si ingegnano con gli zaini in spalla, altri si fanno ospitare dagli amici, altri tornano alla villeggiatura in famiglia”.
D. E la movida a rischio?
R. “Il problema sono i sedicenni, non devono bere. Fare uso di alcool e sentirsi male cercando di essere all’altezza dei grandi è indice di debolezza. Il sindaco di Milano Moratti e quello di Roma Alemanno stanno lavorando per trovare una soluzione. Noi anche. Abbiamo mandato volontari nelle discoteche. Stiamo formando dei ragazzi che facciano i buttafuori, ma che siano preparati a salvare vite umane. Che capiscano quando sia il caso di accompagnare a casa un giovane non in grado di guidare. E vanno coinvolti anche i genitori”.
D. Lei è appena diventata presidente (pro tempore) della Giovane Italia, il movimento che riunisce i giovani di Forza Italia e quelli di Alleanza nazionale. Un impegno importante e non facile.
R. “Presto ci sarà il congresso, verrà eletto il nuovo presidente e nascerà una leadership naturale”.
D. Che vacanza consiglia ai ragazzi che ancora devono partire?
R. “La più disorganizzata e spartana possibile. E’ divertente non sapere dove andare a dormire. Noi in America siamo finiti in un ranch sperduto… Certo non bisogna esagerare con il rischio”.
D. La sua vacanza ideale?
R. “In America Latina. Prima tappa il Messico. Per i resto mi affido agli amici. Adoro non dover prendere decisioni in vancanza”.
D. Invece odia farsi beccare dai fotografi in spiaggia o in barca, magari con Nicola Procaccini, suo portavoce dato per suo fidanzato.
R.(fa la vaga: argomento tabù). “Una volta mi hanno anche attribuito un ragazzo che aveva solo 20 anni. Insomma, mica sono pedofila”.
D. La vacanza più trasgressiva.
R. “Mi sono sempre divertita molto e non mi sono mai fatta le canne. E nemmeno ubriacata. Non trovo necessario far cadere le inibizioni. Faccio casino senza perdere il controllo. Detto questo è stata Formentera. Era la prima vacanza da sola con un’amica, a 20 anni. Un viaggio pazzesco. Per risparmiare 100 mila lire abbiamo fatto il giro del mondo e ho perso la valigia. Rimasta solo con il beauty e le scarpe, mi sono bastati tre pareo”.
D. Il bilancio delle cose fatte…
R. “Il disegno di legge sulle comunità giovanili; le migliaia di giovani volontari inviati in Abruzzo; il fondo di garanzia per le giovani coppie all’interno del piano-casa. E il successo di Radio Gioventù. Una trasmissione concesa gratis a tutte le radio che la volessero in palinsesto. E che ora andrà anche sulle reti nazionali.”
di Giulia Cerasoli – Foto di Marco Rossi
dal settimanale CHI n.34/2009
Ministro Meloni: basta con i baroni che ‘occupano’ le università
6 luglio 2009 ore 9:04 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Interviste | Nessun commentoTag:68, Baroni universitari, Bocciature, Bullismo, Ministro Gelmini, Riforma della scuola
Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni parte lancia in resta contro “i baroni universitari”: “Quelli che hanno piazzato interi alberi genealogici ad insegnare nelle università statali come se fossero di loro proprietà”. Ma parla anche molto di scuola…
E’ stata la più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati, nel maggio 2008 diventa ministro della Gioventù del IV Governo Berlusconi, pure in questo caso il ministro più giovane della storia repubblicana: Giorgia Meloni è un’agguerrita ragazza di 32 anni, nata, vissuta e cresciuta all’insegna del ‘pane e politica’. Una insomma dalle idee chiare, anche sulla scuola.
Ministro, lei dalla prima pagina del Secolo d’Italia, il quotidiano vicino al Pdl, ha di recente lanciato un appello agli insegnanti affinché non ‘insegnino’ solo con le bocciature. Perché?
“Il compito della scuola è quello di educare, oltre che di istruire. E a questo compito non si può adempiere solo ragionando in termini di medie aritmetiche, statici parametri di valutazione o modelli teorici. Occorre dunque che la scuola sia anche in grado di intervenire in soccorso dei più fragili, e, perché no?, di premiare chi anche all’ultimo minuto ha dimostrato di saper rimediare alle proprie carenze. Sarebbe estremamente riduttivo pensare che il ruolo della scuola sia esclusivamente quello di affibbiare una valutazione numerica ad una prestazione scolastica, senza aggiungere nessun’altra considerazione“.
Ha anche criticato il nozionismo. Eppure da diversi esperti gli schemi nozionisti vengono considerati fondamentali per l’apprendimento…
“La scuola non è solo nozioni, ma anche palestra di emozioni, pensieri, sentimenti, ragionamenti, vita. Questo non esclude o ridimensiona il piano nozionistico, semplicemente volevo significare che non finisce tutto lì“.
Lei sostiene che i soggetti problematici sono anche quelli che in potenza possono dare di più. D’accordo, ma il docente secondo lei come dovrebbe comportarsi? E’ possibile delineare una procedura standard oppure ogni caso è davvero a sé?
“La storia è piena di esempi in questo senso. Di uomini e donne che apparentemente sembravano privi di potenzialità eppoi hanno stupito il mondo. Non c’è nulla di “standardizzato”, nulla di inquadrabile a priori in uno schema definito. Non dimentichiamo che gli studenti sono innanzitutto persone che proprio nell’età degli studi costruiscono poco alla volta il loro essere uomini e donne di domani. Un buon docente è perfettamente in grado di distinguere tra un fannullone e un indisciplinato e chi invece ha diritto a una seconda opportunità. Perché, magari, dietro un atteggiamento apparentemente “ribelle” e fuori dagli schemi, si celano lampi di intuizione, forse addirittura di genialità, che devono essere incoraggiati e tirati fuori. Non basta mettere il ragazzo “difficile” di fronte all’asettica alternativa di adeguarsi o essere fuori dal gioco“.
Bullismo. Una mala pianta ancora non estirpata…
“E’ vero, ma stiamo attenti a non generalizzare: gli studenti italiani non meritano di essere considerati dei criminali o degli “spostati” per colpa di alcune eccezioni. La via da percorrere per contrastare il fenomeno del bullismo nelle scuole, così come qualunque altra forma di violenza giovanile, è quella di valorizzare i modelli e gli esempi positivi e di promuovere esperienze educative tese a sviluppare una concezione di cittadinanza attiva fondata sul rispetto di sé e degli altri, sul concetto di bene comune, sulla solidarietà intesa come condivisione di idee, diritti e doveri. I giovani tendono a emulare ciò che i media propongono quotidianamente e finché farà più notizia un episodio di violenza piuttosto che un bell’esempio di ‘meglio gioventù’, sarà difficile indurli ad emulare gli esempi positivi”.
Lei ha applaudito la riforma dei licei del ministro Gelmini affermando che consegna finalmente il ‘68 alla storia. Ci spieghi meglio.
“Prima di tutto ha interrotto quella sperimentazione infinita e profondamente ideologizzata che in alcune scuole aveva sostituito i corsi di matematica o latino con quelli di cucito. Solo per fare un esempio. Inoltre ha ribadito che non c’è alcuna conflittualità tra merito ed eguaglianza, ma solo tra merito ed egualitarismo. La politica del ‘68 ha imposto la parità dei risultati nel punto d’arrivo, una utopia devastante per il nostro sistema scolastico e universitario. Quando avrebbe dovuto concentrare i propri sforzi nel pretendere parità delle opportunità nel punto di partenza. I provvedimenti del ministro Gelmini e quindi anche la riforma dei licei parlano esattamente di questo, ma fanno anche di più. Razionalizzando i percorsi ed innovando i mezzi, coniugano la grande tradizione scolastica italiana con gli strumenti didattici e gli obiettivi che definiscono la modernità“.
Ma davvero il ‘68 può essere considerato il padre di tutti i mali della scuola italiana?
“Come accennato poco fa, penso di no. Credo che in una prima fase abbia saputo liberare la società in generale e la pubblica istruzione in particolare, di alcune incrostazioni culturali e metodologiche ampiamente superate già a quel tempo. Purtroppo la strumentalizzazione della politica ha ben presto soppiantato le buone intenzioni degli animatori di quella protesta, e da quel giorno l’Italia ha pagato un prezzo amarissimo sotto ogni punto di vista“.
Nelle ampie proteste che hanno contrassegnato il cammino della riforma-Gelmini, e in particolare il ritorno al maestro unico, spiccavano spesso movimenti giovanili legati alla destra o in generale all’area identitaria. Che tipo di idea si è fatta? E se avesse avuto qualche anno in meno, sarebbe scesa anche lei in piazza?
“Ogni forma di partecipazione giovanile, anche la protesta di piazza, è un elemento positivo che prescinde dalla politica. Racconta la presa di coscienza di ragazzi e ragazze che improvvisamente si rendono conto di avere un ruolo nella società degli adulti. E giustamente lo rivendicano. Temo che all’Onda sia parzialmente successo quanto avvenuto altre volte dal 1968 in poi. Ovvero è accaduto che la mobilitazione studentesca nata trasversalmente alle varie idee politiche e focalizzata su un obiettivo preciso e legittimo sia diventata carne da macello per le mire dei “grandi”. I quali sono sempre gli stessi. Sono i cattivi maestri che predicano l’odio di classe, sono i vecchi arnesi di una ideologia sconfitta dalla storia e sono gli strenui difensori di ingiusti privilegi che si abbattono sulle speranze degli studenti.
E’ stato particolarmente evidente quando ad un certo punto si sono visti gli studenti sfilare a braccetto per le strade di mezza Italia con quei baroni universitari che hanno piazzato interi alberi genealogici ad insegnare nelle università statali come se fossero di loro proprietà”.
Lei è diplomata in lingue presso l’ex Istituto Amerigo Vespucci: come andava a scuola? Quali le materie che le piacevano di più, quale quella che odiava?
“Devo dire che andavo piuttosto bene, nonostante fossi piuttosto irrequieta. Mi sono diplomata con sessanta/sessantesimi, ma c’erano materie con cui facevo un po’ più fatica, a cominciare dalla matematica. Ovviamente“.
Ora è il ministro più giovane della Repubblica Italiana: una storia di successo, cosa vuol dire ai giovani lettori…
“Innanzitutto, il successo non è assumere una carica, ma saperla utilizzare per costruire qualcosa di buono. Bisognerà attendere la fine del mandato per tracciare un bilancio della mia esperienza governativa. Per il momento, cerco di fare del mio meglio. Non ho mai pensato alla politica come a un mestiere. Per me è sempre stata una passione unita al desiderio di poter fare qualcosa per la mia comunità, per l’Italia. E’ un impegno che richiede tempo, sacrificio e determinazione. Essere giovani non basta. Oggi si parla tanto di ricambio generazionale, ma non mi stancherò mai di ripetere che l’Italia più che di persone giovani ha bisogno di persone capaci, meritevoli ed innovative“.
Lei proviene da una lunga esperienza di militanza giovanile. Una
comunità, in questo caso di destra, che nel suo caso si è sostituita alla
scuola? Oppure, Ministro, si tratta di percorsi paralleli che possono entrambi essere seguiti e costituire comunque patrimonio di formazione personale?
“E’ ovvio che nulla può sostituire la scuola e questo vale anche per me, ma sono convinta che la crescita di una persona non possa prescindere dallo svolgimento di attività extrascolastiche, dallo sport al volontariato, all’impegno politico. Il mio disegno di legge sulle Comunità giovanili va esattamente in questa direzione: permettere ai ragazzi, soprattutto quelli che vivono nelle periferie e nei territori più disagiati, di avere un’alternativa alla noia e al disimpegno, di poter fruire di spazi dove fare teatro, musica, praticare sport, riscoprire saperi tradizionali e stringere amicizie. Nel mio caso al percorso scolastico si è accompagnata l’attività politica che non è altro che una delle tante forme di impegno civile. E per viverla come tale non si può, io credo, prescindere da una militanza appassionata“.
Veramente, l’ultima domanda: si dice spesso che i giovani d’oggi siano vuoti, senza ideali, disposti a tutto solo per il successo e i soldi. Insomma, o veline o concorrenti del Grande Fratello…
“Non credo ci possa essere sui giovani un giudizio più semplicistico e lontano dalla realtà di questo. Oggi i giovani italiani sono una generazione abbandonata a se stessa. La maggior parte dei giovani italiani coltiva grandi idee e speranze, e lotta strenuamente per realizzarle. Nonostante vi siano enormi ostacoli da superare e tanti che “remano contro”. Sono i giovani di cui non si parla mai. Le loro storie, non fanno abbastanza “rumore” rispetto a quelle che invece animano la cronaca nera o rosa, e che finiscono poi con l’essere le uniche di cui ci si ricorda. Tutte le settimane sul sito del ministero oppure su Radio Gioventù ne raccontiamo una. Dategli un’occhiata e non ve ne pentirete“.
Il nuovo Pdl? Ve lo raccontiamo noi donne
17 marzo 2009 ore 2:55 pm | In Interviste, Rassegna Stampa | 1 CommentoTag:Azione Giovani, Militanza, PDL, Popolo della Libertà

Giorgia Meloni
Roma – Sorride: «In questo periodo sono di umore molto ecumenico… stiamo celebrando un battesimo importante, e sa com’è, alle cerimonie augurali non si litiga con nessuno». Però… Però Giorgia Meloni, alla vigilia della nascita del Popolo della libertà è chiamata in causa due volte. In primo luogo come ministro della Gioventù. E poi come presidente di Azione Giovani, l’organizzazione giovanile più grande della politica italiana. Così, il più giovane ministro della storia d’Italia, approfitta di questa intervista per piantare alcuni paletti intorno al perimetro del nuovo partito che immagina. E al primo punto pone un problema: «Le quote tra le diverse anime devono finire al più presto, subito dopo il congresso».
Ministro, molti iscritti di An soprattutto nella base, temono un annacquamento della vostra identità.
«Lo so, lo capisco, ma è un timore che non condivido».
La destra chiude bottega?
«No: la destra non è un partito, ma un’idea politica. Le identità non sono dettate dai contenitori che contengono, ma dai valori che le costituiscono».
Sicura che non ci siano rischi?
«Nessuno è sicuro a prescindere. La nostra identità non può essere affidata a un frammento di simbolo che si tramanda su una scheda elettorale».
E allora cos’è?
«Un patrimonio di idealità, storia, battaglie… e soprattutto una classe dirigente che offriamo alla nazione».
Cose che quel simbolo, la vostra fiamma, raccontava.
«Tutto questo non si mette in discussione con il nuovo partito, anzi: troverà una nuova linfa con cui rinnovarsi».
Allora non ci sono rischi nella fusione?
«Certo che ci sono: ma sono pari alle nuove opportunità che si creano».
Mi spieghi le opportunità che immagina.
«Vede, io non considero l’identità come un patrimonio statico: non è un lingotto d’oro che uno chiude dentro un caveau e che, anche dopo cento anni, ritrovi lì. E An non è una moneta d’oro dentro un galeone affondato. La nostra identità è in gioco, perché è viva: anche per questo bisogna avere chiaro cosa fare per tutelarla».
Lei non teme l’incontro con un partito leggero?
«C’è stata una affermazione di Berlusconi che non ho condiviso, in questi giorni».
Quale?
«Quella secondo cui noi dovremmo imparare dalla Lega il rapporto con la gente».
Glielo impedisce l’orgoglio?
«No, il buonsenso».
Addirittura.
«Vede, io rispetto loro, come tutti: ma il rapporto con la gente, non se lo è certo inventato la Lega!».
Nemmeno solo voi, però.
«E chi altri? Almeno nel centrodestra la militanza è la nostra storia: anni e anni di generazioni che si sono spese impegnandosi in piccole-grandi battaglie nelle periferie delle città e nelle più perdute province d’Italia».
Un partito di militanti dicono, potrebbe essere di freno per la società civile.
«L’errore più grande, nel nuovo partito, sarebbe discriminare chi viene dalla militanza».
Ovvero?
«Be’, ci sono migliaia di persone che hanno fatto politica e lavorato, in questi anni: chiaro che si debba preferire chi dà il suo contributo da una vita, rispetto a uno che si è fatto gli affari suoi, e magari pretende di improvvisarsi dal nulla».
Quindi il partito non deve essere più leggero?
«Dipende da cosa si intende per partito leggero: se si intende un partito capace di dotarsi di strumenti come circoli e gazebo per aprirsi all’esterno, va bene. Altra cosa è cedere all’idea che si debbano chiudere i circoli, perché magari ci si trastulla con l’illusione di potersi trasferire nei salotti e nei talk show. Noi, nel Pdl portiamo in dote la più grande organizzazione politica del centrodestra».
E questo cosa vuole dire?
«Che se la scelta fosse quella dei contenitore elettorale, ce ne saremmo restati tranquilli dentro la nostra casetta di An».
Ronchi è addolorato per le mail anti-Fini. Gasparri no. E lei?
«Non sottovaluto nulla. Però internet è uno strumento di indagine che può dirti molte cose interessanti, ma che non deve essere confuso con la realtà. Semmai mi preoccupa la scelta di pubblicizzare solo le mail negative».
Ho chiesto a Gasparri se trova che la quota del 30 per cento per An nei gruppi dirigenti sia un capestro.
«Voglio essere molto chiara: An non va a fare la corrente minoritaria del Pdl».
Lei lo dice con fermezza.
«Certo. Altrimenti ci tenevamo il nostro partito… Se mettiamo in gioco tutto è per fare qualcosa di più ambizioso, non di meno».
Questo cosa c’entra con le quote?
«Sono state uno strumento obbligato in una brevissima fase di transizione».
C’è chi dice che serviranno anche per le elezioni.
«Valuteremo. Se vogliamo che tutte le identità portino il loro contributo nessuno deve essere discriminato per la sua storia pregressa, ma per quello che vale».
E la fusione delle organizzazioni giovanili?
«Quello che dico vale ancora di più, senza riflessi burocratici».
Cosa produrrà l’alleanza Ag-Azzurrini?
«Un movimento giovanile serio, credibile. Capace di dare battaglia e di essere da pungolo per il Pdl. Altrimenti non ha senso».
Articolo di Luca Telese tratto da Il Giornale del n. 65 del 2009-03-17
La gardenia dell’AISM – Le risposte di Giorgia Meloni
9 marzo 2009 ore 12:59 pm | In Interviste | Nessun commentoTag:8 marzo, Sclerosi multipla
Nello spot che avete girato per l’AISM, eravate in sette, biancovestite (quasi sette samurai al femminile).
E dicevate: ‘Noi ci saremo’.
Quasi indicando che la solidarietà chiede gioco di squadra:
si vince solo se si è in tanti e uniti.
Nell’attuale contesto sociale, qual è il valore aggiunto che le donne possono portare per costruire un mondo libero dalla sclerosi multipla?
Indubbiamente una maggiore sensibilità, abbinata a tenacia e gagliardìa, caratteristiche, diciamo, “di genere”, utili ad affrontare con grande forza d’animo queste patologie subdole ed “infami”. Spero che gli sforzi prodotti in campo scientifico conducano a risultati medici sempre più incoraggianti ed efficaci ma ritengo che un mondo libero dalla sclerosi multipla significhi anche una società più disposta a ridurre al minimo se non annullare i disagi che questa malattia provoca a chi ne è affetto.
Che valore assume la festa della donna, oggi, in pieno ventunesimo secolo?
Credo che il significato della festa della donna sia oggi diverso rispetto a quello di alcuni anni fa: nelle culture occidentali non è più in discussione il grado di emancipazione delle donne e, tutto sommato, nemmeno il concetto di pari opportunità quanto quello di “pari riconoscimento” della qualità del contributo che le donne forniscono alla nostra società. La battaglia culturale delle donne deve affrancarsi dalla logica di ingiustizia esercitata nei nostri confronti per quanto riguarda l’accessibilità ai ruoli sociali bensì deve ora concentrarsi sull’equità del riconoscimento da riservare al contributo femminile comparato a quello degli uomini.
In occasione di questa ricorrenza, quali sono secondo te tre conquiste che le donne hanno ottenuto e tre invece su cui bisogna ancora impegnarsi?
Di conquiste ne abbiamo conseguite tante, ora siamo perfino militari impiegate in scenari anche molto rischiosi. Voglio soffermarmi su un aspetto che mi sta molto a cuore e che, paradossalmente, da motivo di oscurantismo culturale si è trasformato in rivendicazione: il diritto alla maternità. Non possiamo più tollerare che la maternità si sia trasformata in un atto di quotidiano eroismo. Mettere al mondo un figlio, donare una vita, deve essere un atto incoraggiato ed accompagnato dalla nostra organizzazione sociale. Una donna deve essere messa in condizione di poter lavorare e crescere serenamente i suoi figli. Non deve essere costretta a scegliere tra realizzazione professionale e famiglia. E’ questa oggi la più grande conquista da ottenere per le donne.
A chi regalereste la Gardenia AISM? E cosa scrivereste sul bigliettino di accompagnamento?
Alla mia nipotina di 5 mesi. Sul bigliettino vorrei poter scrivere “Questa Gardenia è il simbolo di una malattia che tu non devi temere perché la generazione di zia Giorgia è riuscita a sconfiggerla”.
Giorgia intervistata dal settimanale Anna
5 marzo 2009 ore 12:45 pm | In Interviste, Rassegna Stampa | Nessun commentoTag:Gerontocrazia, Gianfranco Fini, Giorgia Meloni, Pari opportunità, PDL, Ricambio generazionale, Sclerosi multipla, Sessismo, Solidarietà
Eluana Englaro, Giorgia Meloni: ‘La difesa della vita viene prima di tutto’
9 febbraio 2009 ore 11:14 am | In Interviste | 1 CommentoTag:Alleanza Nazionale, Azione Giovani, Etica, Eulana Englaro, Eutanasia, Gianfranco Fini
di Luca Telese*
Nel dibattito che si è svolto in Consiglio dei ministri è stata una delle maggiori sostenitrici del decreto su Eluana Englaro. È stata lei a citare il libro di Salvatore Crisafulli, Con gli occhi aperti, in cui un paziente che si risvegliato dal coma racconta la sua storia: è quello che Silvio Berlusconi ha citato anche nella sua conferenza stampa come caso emblematico. E così Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, il giorno dopo il voto che ha messo a subbuglio la politica italiana spiega la sua scelta, e cerca di ridimensionare il conflitto istituzionale con il Quirinale: «È esploso perché non c’erano precedenti». La Meloni parla del suo punto di vista sulle questioni etiche, dei suoi dubbi sulla vicenda di Eluana.
Ministro, le è costato quel voto ieri? …
“«No, per nulla. Sono convinta da sempre che, nel caso di Eluana, la difesa della vita sia il punto da cui bisogna partire prima di ogni altro ragionamento»…
In che senso?
«Avrei considerato molto più grave, come ministro, prendermi la responsabilità di togliere la vita a una persona viva: sapere di non aver fatto abbastanza per salvarla».
Ma Eluana è incosciente da diciassette anni.
«Però ha tutte le sue funzioni vitali: ha subìto dei danni alla corteccia cerebrale di cui nessuno conosce, o è in grado di valutare l’entità».
Non c’è attività cerebrale.
«Ma le sue cellule sono vive. Eluana non vive attaccata a una macchina, come dice qualcuno sbagliando, ma è solo alimentata artificialmente».
Sarebbe morta al tempo dell’incidente, però.
«E questo che significa? Anche un paralitico non sopravviverebbe senza assistenza alimentare».
Però lui è cosciente.
«Anche Eluana è viva. E davvero non capisco come un medico possa dire che è morta diciassette anni fa»
La sede per discutere problemi come questi è il Consiglio dei ministri?
«Perché no? Il decreto del governo serve a impedire, che in un momento di vacanza legislativa, si commetta un atto irreparabile».
Ma governo e parlamento fanno delle leggi per tutti, non possono pronunciarsi per risolvere casi personali.
«Non possiamo nemmeno chiudere gli occhi di fronte a un’emergenza che si è determinata, con questo alibi. Almeno, io non me la sento».
Se c’è il vuoto legislativo non è per una precisa responsabilità della politica? Nessuno degli ultimi governi aveva posto la questione all’ordine del giorno…
«Lo so. Ed effettivamente considero questa responsabilità un fatto grave. Ma il problema è: cosa bisogna fare oggi? Le leggi devono rispondere anche alle emergenze che si determinano, e questo caso ne è l’esempio migliore».
Perché proprio su Eluana? Ci sono stati molti altri casi…
«Proprio per i motivi che le ho detto: fra l’altro, se la legge sul cosiddetto testamento biologico fosse stata già votata, il suo caso non ci rientrerebbe».
Perché?
«Perché c’è una differenza enorme fra lo stato vegetativo e la morte cerebrale. Eluana rientra a pieno titolo nel primo caso. Parliamo di una donna che respira in modo autonomo!».
Provo a porre la questione in un altro modo: se fosse lei, a dover scegliere la prospettiva di diciassette anni di stato vegetativo, che cosa preferirebbe?
«È una domanda che mi sono fatta tante volte, non credo che esistano risposte semplicistiche, né in un senso né nell’altro».
Non le chiedo di rispondere in astratto per gli altri, le chiedo cosa farebbe per sé.
«So che l’ottanta per cento delle persone direbbe che preferisce la morte. Io, invece, anche di fronte ad una tenue speranza, preferirei la speranza. Ma sono scelte personali».
Quindi sul testamento biologico…
«Ripeto, nel caso di Eluana, non si ravvisa la fattispecie del cosiddetto accanimento terapeutico».
Parliamo del problema istituzionale che si è aperto: il ministro La Russa ha reso pubbliche le sue perplessità.
«Legittimo. Ma ha comunque votato a favore del decreto».
Lei non è preoccupata del conflitto con il Quirinale?
«Qui non si tratta di disconoscere il valore del presidente della Repubblica e il suo ruolo. Ritengo giusto che quando ci sono vuoti normativi le leggi si pieghino per colmarli».
È proprio quello che il capo dello Stato considera anomalo.
«Anche la bocciatura preventiva di un decreto che non è stato ancora approvato lo è. Siamo in condizioni eccezionali».
Il conflitto con il leader del suo partito Fini, la mette in imbarazzo?
«Per nulla. Vede, sulle questioni etiche Fini è la persona più libera che conosca. Ha le sue idee, ma non ha mai pensato di doverle imporre agli altri».
Però tutti i suoi ministri hanno votato in modo difforme.
«Le racconto un aneddoto. Quando Fini dava indicazione a favore dei referendum, trovò perfettamente normale che usassi i fondi di An, per pagare la campagna elettorale di Ag contro».
Avete discusso?
«Privatamente sì, politicamente no. Un giorno mi chiese cosa pensassi della diagnosi pre-impianto. Ma era una curiosità personale. Rispetta le scelte degli altri e le considera legittime. Quindi non considero il nostro voto come una rottura».
Non ha mai pensato a cosa farebbe se si trovasse nei panni di Peppino Englaro?
«Guardi, non ho l’arroganza di giudicare scelte compiute in una condizione in cui non mi trovo. Però…».
Cosa?
«Ho dei grandi dubbi sull’utilità della spettacolarizzazione che si è oggettivamente prodotta su questo caso. Ma anche per il carattere pubblico della sua battaglia».
* Articolo ed immmagine provenienti da – Intervista di Luca Telese a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù e Presidente Nazionale di Azione Giovani. Pubblicato su “Il Giornale” n. 34 del 2009-02-08 pagina 7
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