Vittoria! Si dalla Francia all’estradizione di Battisti

La Presidente Nazionale di Azione Giovani Giorgia Meloni e il Vicepresidente Nazionale Paolo Di Caro hanno commentato con soddisfazione la decisione dei giudici francesi di estradare il terrorista Cesare Battisti, rifugiatosi oltralpe da oltre vent’anni.
“Nonostante gli appelli degli pseudo intellettuali, nonostante le manifestazioni dei ‘compagni’ italiani e francesi fuori dal Palazzo di Giustizia, nonostante la mobilitazione della gauche radical chic, i magistrati transalpini hanno finalmente aperto una breccia nel muro di connivenza e complicità che per anni ha impedito di celebrare in Italia i processi ad alcuni dei maggiori esponenti del terrorismo rosso negli anni di piombo. Finalmente, senza vendette postume, si potranno ricostruire le responsabilità per i molti fatti di sangue senza colpevoli, le cui vittime sono stati cittadini comuni, servitori dello stato, e giovani impegnati in politica “dalla parte sbagliata”.
“Ci auguriamo che questo sia il primo atto concreto verso la restituzione all’Italia di una piena giurisdizione per fatti avvenuti sul proprio territorio”.
“Come abbiamo fatto in questi mesi, ” – hanno concluso Meloni e Di Caro – “mobilitandoci per chiedere l’estradizione di Cesare Battisti così come quella di Achille Lollo, proseguiremo la nostra battaglia di libertà, senza il folklore della fisarmonica di Oreste Scalzone piuttosto che dei canti partigiani scanditi a Parigi dai manifestanti, ma con la semplice determinazione e voglia di giustizia che da sempre ci contraddistingue”.

 
 

Un Caffè con Giorgia Meloni: "Sicilia 'sgovernata' da Lombardo"

23 aprile 2012 – L’ex ministro della Gioventù ha accettato cordialmente di farsi intervistare. E’ stata l’occasione per fare il punto sull’attualità politica nazionale che secondo l’esponente del Pdl “deve riappropriarsi dei propri spazi, assumendosi le proprie responsabilità”, su quella regionale con una Sicilia “che in questi anni è stata ‘sgovernata’ dal presidente Lombardo” e anche sulle elezioni di Palermo dove “Costa può essere la scelta giusta per una città che ha davvero tanto bisogno di essere guidata bene”.

On. Meloni la nostra nazione, pur soffrendo, sta davvero uscendo dalla crisi?

“Le basi per uscire dalla crisi le aveva già poste il governo Berlusconi con una serie di interventi mirati. L’augurio è che questo esecutivo possa proseguire in quella direzione, fermo restando la necessità che la parola torni presto ai cittadini ed alla politica”.

La crisi ancora presente rischia di allargare ulteriormente il ‘gap’ Nord-Sud?

“Il rischio effettivamente esiste ed è pure concreto, ma la crisi colpisce nord come a sud e lo fa con forza. Il gap comunque non l’ha creato la crisi e se dovesse aumentare probabilmente non sarà solo per colpa sua. Qualcosa negli anni è stata sbagliata, per malafede o incompetenza ma i fatti dicono questo. I problemi però esistono anche al nord, magari di diverso tipo, ma altrettanto preoccupanti. Da romana spesso mi sento attaccata ed offesa da quanto affermano i leghisti , però quello che sta accadendo in queste ultime settimane è la prova che loro non sono poi tanto migliori, anche li si possono fare errori di valutazione nella scelta degli uomini”.

Immagina Monti premier anche dopo il 2013?

“Io penso che la politica debba riappropriarsi dei propri spazi, assumendosi le proprie responsabilità dopo questa parentesi in cui s’è preferito fare una scelta che non condivido, come più volte ho avuto modo di dire. La gente ha il diritto di scegliere da chi farsi guidare e chi viene eletto ha il diritto per governare per cinque anni, bene o male che sia. Quanto fatto in ottobre è stato un grave atto di sottomissione della politica ad altri poteri che per varie ragioni in quel caso hanno prevalso. L’augurio è che la cosa possa non verificarsi ancora”.

Quale il suo pensiero sulla questione del finanziamento pubblico ai partiti?

“Io sono favorevole al finanziamento pubblico ai partiti, senz’alcun dubbio. Deve, però, essere legato a regole certe e a criteri di trasparenza, perché i cittadini devono sapere come vengono utilizzati i loro soldi. Un’eventuale abrogazione del sistema dei rimborsi elettorali renderebbe inaccessibile la politica, trasformandola in un privilegio per “pochi ricchi”, contravvenendo così al principio di partecipazione attiva sul quale si fonda. In pratica non ci sarebbe più possibilità di fare politica a certi livelli, il privilegio verrebbe lasciato solo ai Berlusconi ed ai Montezemolo”.

La credibilità nella politica e nei partiti sembra essere ad oggi ai minimi storici mentre ‘soffia’ sempre più forte il vento dell’antipolitica. Quali le soluzioni?

“I partiti devono avere il coraggio di rifondare la politica. Il primo passo è cambiare la legge elettorale: se non si trova un accordo basta modificare quella attuale, introducendo le preferenze e cambiando il premio di maggioranza in Senato. Tutto questo si fa in un pomeriggio, se si vuol fare. Credo che nessuno, in nessun caso, possa pensare di ripresentarsi alle prossime elezioni con le liste bloccate, perché sarebbe la nostra fine. La colpa del difficile momento vissuto dai partiti politici è dei partiti stessi e della classe politica. Esiste un sentimento di antipolitica diffusa che mi spaventa e mette in discussione la politica e la democrazia. Quello che non dobbiamo fare, invece, è commettere l’errore di non distinguere tra classe politica e la politica, che è e resta la forma più bella di impegno civile”.

Lei è stata ministro della Gioventù. A fronte di numeri ‘impietosi’ sul tasso di disoccupazione giovanile, soprattutto al sud, come si fa ad essere ottimisti?

“Bisogna credere nelle proprie capacità, nel talento che risiede in ciascuno di noi, che ci rende diversi e speciali. Come ho scritto nel mio libro, ‘Noi crediamo’, quella di oggi è una società bloccata. Bloccata da rendite di posizione, dalla mancanza di mobilità sociale, da vecchi schemi che non corrispondono più a una realtà profondamente mutata. E sono i giovani a pagare il prezzo più alto, costretti a vivere un presente di precarietà e a immaginare un futuro ancora più incerto. Una sfida difficile indubbiamente, ma che va raccolta e vinta. Non esistono alternative”.

Veniamo in Sicilia. Tra breve si voterà a Palermo. Che significato assume questo voto amministrativo?

“Un voto politico, anche se poi le amministrative sono sempre legate alle dinamiche del territorio in cui si svolgono. Nel caso specifico di Palermo siamo convinti che Costa possa essere la scelta giusta per una città che ha davvero tanto bisogno di essere guidata bene”.

Proprio a Palermo il Pdl ‘corre’ insieme all’Udc. Caso isolato o ‘prove’ di futuri accordi nazionali?

“Per il momento si tratta solo di casi isolati che si registrano nei vari territori, poi si vedrà. Ma la Sicilia merita un discorso speciale dato che in questi anni è stata ‘sgovernata’ dal presidente Lombardo che ha creato quest’asse con Pd e Fli che di fatto ha soffocato una regione intera creando immobilismo e impedendo una reale rinascita economica e sociale della Sicilia”.

Al di là di quanto potrà avvenire, ritiene che vi sia un problema etico da affrontare nella vicenda giudiziaria che sta investendo il Governatore siciliano?

“Io penso che non si possa essere garantisti a intermittenza ma una cosa è certa. Le intercettazioni rese note evidenziano un rapporto chiaro fra la parte politica che governa la regione e la malavita. Questo è un dato inaccettabile in tempi come questi in cui la politica ha bisogno di riguadagnarsi la fiducia della gente. Per ragioni politiche quindi, ancor più che per quelle sociali, io credo che Lombardo debba farsi da parte e permettere ai cittadini di scegliersi un nuovo governatore, un nuovo governo”.

Sarebbe un bene andare al voto anticipato nell’Isola?

“A questa domanda mi sembra di aver risposto, ma ribadisco che per il bene della Sicilia si deve andare al voto al più presto”.

Grazie Onorevole, buona giornata.

di Francesco Bianco da http://catania.blogsicilia.it

L'inciucio va fermato, così svendiamo il PdL – Intervista di Libero a Giorgia Meloni

“Per disciplina di partito ho votato tutto. Nessuno, però, potrà chiedermi di votare contro la mia storia per riportare l’Italia indietro di vent’anni, alla Prima Repubblica”: Perché è questo che accadrebbe, attacca Giorgia Meloni, ex ministro della Gioventù, se l’accordo sulla riforma elettorale raggiunto tra il suo partito, il Pdl e gli altri partner della maggioranza (Pd e Udc) si trasformasse in legge. “Bene ha fatto il segretario, Angelino Alfano, a convocare l’ufficio di presidenza per martedì 3 aprile. le indiscrezioni sull’intesa raggiunta hanno creato solo confusione. Io per prima”; rompe gli indugi il deputato proveniente da An, “se dovessi attenermi a quanto letto sui giornali, non sarei d’accordo su molte cose”.
Iniziamo allora. Cos’è che non la convince dell’accordo?
“Soprattutto l’assenza del vincolo di coalizione, che ci riporta indietro di vent’anni. Il bipolarismo è stata una conquista straordinaria, una conquista figlia anche della nostra storia di centrodestra. Il diritto di conoscere, al momento del voto, chi potrà governare in caso di vittoria non può essere revocato.”
Non mi dirà mica che è solo una questione di principio…
“Certo che no, c’è anche un problema di governabilità. Se queste anticipazioni fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un paradosso”.
Quale?
“Quello di concedere ai cittadini il potere di scegliere il premier, senza concedere una maggioranza al premier. Premier che, dal giorno successivo alle elezioni, sarebbe costretto a cercarsi i numeri in Parlamento. Con il cappello in mano”.
Quali le sue perplessità?
“Come sarebbe garantita la governabilità, se le coalizioni si formassero solo in un secondo momento, senza neanche essere vincolate da un programma elettorale condiviso?”
I sostenitori della riforma sostengono che in questo modo si supererebbe il “bipolarismo muscolare”, in favore di coalizioni più omogenee.
“Nessuno nega che il sistema attuale, come dimostra quanto accaduto dal 1994 ad oggi, sia incompiuto. Ma ci siamo dimenticati di quello che accadeva nella Prima repubblica? Dei 51 governi in 48 anni? Un sistema instabile in cui il popolo non aveva alcuna voce in capitolo, visto che tutto si decideva nei Palazzi. Io indietro non ci voglio tornare”.
E’ contraria pure alla restituzione ai cittadini del diritto di scegliere i deputai con i collegi?
“Dire che i collegi restituiscono la libertà di scelta agli elettori è una forzatura. E’ sempre il partito, infatti, a decidere a monte chi è eletto e chi no. E poi mettiamoci nei panni dei nostri elettori…”.
Fatto: che succede?
“Se in un determinato collegio c’è un solo candidato, e quel candidato non gli piace, che alternativa ha? Votare il candidato del Pd? Non scherziamo. L’unica scelta che gli resta è quella di non votare”.
Meglio le preferenze, allora?
“Assolutamente sì. Quale migliore capacità di scelta che scrivere il nome del parlamentare sulla scheda? E’ ora di sfatare il mito propagandato dai detrattori della preferenza”.
Quale mito?
“Quello secondo cui la preferenza sarebbe portatrice delle peggiori nefandezze, su tutte il clientelismo. La preferenza è il male assoluto? Bene, allora eliminiamola anche per le elezioni comunali, regionali ed europee. non si capisce perché la corruttibilità rappresenti un rischio per i candidati a discutere, che so , di riforme costituzionali e non per chi concorre per occuparsi, nelle realtà locali, di bandi e lavori pubblici”.
Nell’intesa c’è anche spazio per l’abbassamento dell’età per essere eletti in Parlamento. Da ex ministro della Gioventù dovrebbe approvare.
“Passi per i 21 anni necessari per diventare deputato, ma 35 per diventare senatore sono troppi. Da ministro sono stata promotrice di una legge costituzionale per introdurre la corrispondenza tra elettorato attivo e passivo. Quando un elettore vota, deve essere anche eleggibile. Invece, da quello che leggo, ancora non sarebbe così. Posso sapere per quale motivo, peraltro senza il bicameralismo perfetto, un cittadino non può occuparsi, al Senato delle regioni, delle materie concorrenti prima di aver compiuto 35 anni? L’età per essere eletti a Palazzo Madama va abbassata”.
Quali che siano le obiezioni, vi conviene fare in fretta: secondo il premier, Mario Monti, i partiti non hanno consenso, mentre lui ce l’ha…
“Il presidente del Consiglio si ricordi che l’unico consenso certificato che lui può vantare è quello che gli hanno espresso i partiti”.
Non è che i mugugni di molti di voi ex An sono figli della tensione con i vostri colleghi ex forzisti, tornati a gonfiare il petto? Ieri Giancarlo Galan ha consigliato a Silvio Berlusconi di tornare a Forza Italia.
“Noi che proveniamo da Alleanza Nazionale siamo quelli che hanno rischiato di più dando vita al Pdl. Abbiamo messo in gioco la nostra storia per una nuova esperienza. Esperienza nella quale continuiamo a credere. Se qualcuno ritiene che il progetto del Pdl non sia più valido, faccia le proprie scelte. Ma non chieda a noi di fare passi indietro”.

Da http://www.edicola.liberoquotidiano.it/

NOI CREDIAMO, l'Italia verde speranza di Giorgia Meloni

di Leonardo Varasano
Secondo l’ultimo rapporto del Censis, l’Italia è un Paese alla ricerca di una nuova identità, un Paese dal profilo incerto e carico di contraddizioni. Malgrado la comunione d’intenti – positiva e a tratti orgogliosa, più volte sollecitata dal Presidente della Repubblica Napolitano – dimostrata in occasione delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità nazionale, siamo infatti tutt’altro che un unicum indifferenziato. Il paradigma delle “due Italie”, delle diverse anime che coesistono sotto la stessa bandiera, persiste e si replica in molte varianti. Non c’è più solo la tradizionale distinzione tra Nord e Sud. C’è un’Italia provinciale che guarda a Parigi e a Berlino con ossequiosa ammirazione e spirito servile, e un’Italia volitiva, conscia e fiera dei propri mezzi. C’è un’Italia esterofila, convinta che tutto ciò che avviene altrove sia migliore – come già sosteneva Francesco De Sanctis nei suoi “Saggi critici” (1869), con specifico riferimento all’organizzazione di conferenze culturali -, e un’Italia orgogliosa delle proprie bellezze e della propria storia. C’è un’Italia autolesionista, che si compiace se lo “Spiegel” ci definisce “parassiti”, e un’Italia puntuale e laboriosa. C’è un’Italia ipocritamente votata ad impraticabili modelli di perfezione, e un’Italia concreta ed ancorata alla realtà. C’è un’Italia querula, propensa alle manifestazioni di piazza e alle proteste di ogni tipo, e un’Italia silenziosa e fattiva. C’è un’Italia corrotta e un’Italia del merito, del coraggio e delle opportunità. C’è un’Italia che crede sia rivoluzionario distruggere, e un’Italia che crede sia rivoluzionario costruire. C’è l’Italia fellona ed irresponsabile del comandante Schettino, e quella impavida e coscienziosa di Salvo D’Acquisto e Paolo Borsellino. C’è un’Italia grigia, perennemente in grisaglia, e un’Italia verde-speranza.

La seconda Italia – fiduciosa e sognatrice, troppo spesso negletta – è ben rappresentata in “Noi crediamo. Viaggio nella meglio gioventù d’Italia” (Sperling & Kupfer, 2011), appassionato, e a tratti commovente, lavoro di Giorgia Meloni. Semplice e comunicativo nel linguaggio – e anche per questo adatto ad un vasto pubblico -, il volume ha molti meriti: riconcilia con la Politica – “la più straordinaria forma d’impegno civile” -, stimola all’impegno e all’abnegazione, individuale e comunitaria.

Il libro dell’ex ministro della Gioventù (il più giovane membro di un governo dell’Italia repubblicana) raccoglie dodici storie esemplari e avvincenti, di onestà, coraggio e ribellione. Storie, spesso anonime, di uomini e donne “che non si lasciano scivolare pigramente la vita addosso, ma la prendono a morsi per scoprirne il sapore. Qualunque esso sia”. Come Simona Atzori, artista di livello mondiale, che dipinge e danza benché sia priva delle braccia dalla nascita. Come Marco e Claudia, che hanno scelto di affidarsi alla Provvidenza, di sposarsi e fare figli quando il loro futuro – così come quello di tanti altri italiani – “si decide di tre mesi in tre mesi”. Come Guido Martinetti e Federico Grom, che hanno abbandonato le loro occupazioni per inseguire un sogno: produrre gelato, il miglior gelato. E ci sono riusciti, mettendo in piedi una delle più grandi catene d’Europa, con punti vendita anche in Giappone e negli Stati Uniti. Come Carmelinda, che ha tenacemente creduto nel miracolo della vita, scansando l’ennesima delusione, sfidando i pregiudizi, non tenendo conto dei consigli di una famiglia impaurita che la sollecitava ad abortire.

“La speranza – scrive Giorgia Meloni citando Sant’Agostino – ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per le cose che non vanno e il coraggio per poterle cambiare”. L’auspicio è che l’Italia in cerca di identità non si accontenti dello sdegno ma alimenti e nutra la fiducia e il coraggio. C’è un’Italia che crede ancora: è l’Italia in cui credere.
da http://www.istitutodipolitica.it

Cava de' Tirreni: al Premio Com&Te l’on. Giorgia Meloni

“Purezza, passione, umiltà e determinazione sono le doti necessarie che occorrono per fare politica e che nessun tecnico potrà mai insegnarci”. Così l’on. Giorgia Meloni ieri sera al Social Tennis Club di Cava de’Tirreni, nell’inaugurare la VI edizione del Premio e rassegna letteraria Com&Te Comunicazione, giornalismo e dintorni con il libro Noi Crediamo Viaggio nella meglio gioventù d’Italia (Sperling & Kupfer).

“Sono onorata di aprire questa rassegna -ha spiegato l’on. Meloni- che so essere autorevole e che prima di me ha ospitato autori di grande valore. Questo libro è un grande inno alla politica in un periodo di antipolitica. Io sono molto spaventata da questo tempo che viviamo. Quando ho iniziato a fare politica la classe politica non veniva confusa con la politica stessa, la quale resta sempre una cosa straordinaria.”

Accanto al già ministro della Gioventù, il presidente della Provincia di Salerno, on. Edmondo Cirielli, che l’on. Meloni ha ricordato tra “gli amici di qualche battaglia politica condivisa insieme con l’assessore Antonio Iannone (nella foto con l’On. Meloni)”.

Nel libro sono raccolte dodici storie di giovani che hanno sfidato se stessi, la terra d’origine, il mondo. E hanno vinto. Alcuni sono famosi, altri non lo sono affatto, né intendono diventarlo. A portare il saluto, dinanzi ad una sala gremita, affollata dalla giuria popolare degli studenti delle scuole superiori cittadine, il sindaco di Cava de’Tirreni Marco Galdi: “l’on. Meloni è per i giovani un modello al quale guardare.” Ad intervistare l’on. Meloni, il caporedattore de Il Mattino di Salerno Gianni Molinari ed il direttore di Telenuova Pagani Aurora Torre.

“Io voglio una nazione che non dica mai ai suoi figli che si è troppo giovani per rappresentarla -ha sottolineato l’on. Meloni- purtroppo viviamo in un’Italia che è troppo gerontocratica”. Ai tanti giovani presenti in sala ha raccontato della sua passione per il gioco del rugby che, “è una metafora della vita. C’è un ruolo per ogni persona: alti, bassi, grassi e magri. Le tifoserie sono mischiate ed alla fine nel terzo tempo tutti festeggiano insieme”.

“Sono un grande fan ed estimatore di Giorgia Meloni -ha affermato l’on. Cirielli- pur avendo qualche anno in più. Anche se non appartengo più alla categoria dei giovani credo che bisogna aver ancora la speranza di cambiare le cose specie in questo momento difficile che stiamo attraversando”.

Gli appuntamenti di Com&Te, organizzati dall’Associazione Comunicazione & Territorio, ideati e curati da Pasquale Petrillo, sono riservati in questa edizione ai saggi sul tema Cantiere Italia: un Paese da cambiare.

L’on. Giorgia Meloni inaugura “Com&Te”

Saggi sul tema “Cantiere Italia: un Paese da cambiare”: è il filo conduttore della VI edizione della rassegna letteraria “Com&Te”, che si svolgerà dal 5 marzo al 28 settembre. Il Social Tennis Club di Cava de’ Tirreni la sede inaugurale della manifestazione, che si aprirà lunedì con la presentazione di “Noi Crediamo” di Giorgia Meloni. Il Presidente Cirielli: «A Cava vi è sempre una grande effervescenza culturale. L’iniziativa ha raggiunto livelli considerevoli»…

Questa mattina, venerdì 2 marzo, nel Salone Bottiglieri della Provincia di Salerno, si è svolta la conferenza stampa di presentazione degli appuntamenti della VI edizione del Premio e rassegna letteraria “Com&Te” – Comunicazione, giornalismo e dintorni, che si terrà dal 5 marzo al 28 settembre 2012. Gli appuntamenti di “Com&Te”, organizzati dall’Associazione Comunicazione & Territorio, sono riservati in questa edizione ai saggi sul tema “Cantiere Italia: un Paese da cambiare”.

La Rassegna gode del patrocinio di numerosi Enti, tra i quali la Regione Campania, la Provincia di Salerno, la Camera di Commercio di Salerno, l’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, il Comune di Cava de’ Tirreni, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cava de’ Tirreni.

All’incontro con la stampa hanno preso parte il presidente della Provincia di Salerno, on. Edmondo Cirielli, il vice presidente Antonio Iannone, il presidente dell’Associazione Comunicazione & Territorio, Silvia Lamberti, il curatore della rassegna letteraria, Pasquale Petrillo, e l’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Passa.

Il Salone Bottiglieri era gremito dalla presenza delle rappresentanze delle scuole superiori di Cava de’ Tirreni, accompagnate dai docenti, che compongono la giuria popolare del Premio speciale istituito dal Comune di Cava de’ Tirreni. Alla presentazione alla stampa hanno preso parte anche i componenti la giuria del Premio “Com&Te”, i partner istituzionali e tecnici e numerose associazioni del territorio.

«Il coinvolgimento delle scuole – ha sottolineato il curatore Pasquale Petrillo – è fondamentale per la nostra manifestazione per non risultare autoreferenziale. Il tema prescelto è di grande attualità per un Paese come il nostro, che è da cambiare e non certo da buttare. La crisi del Paese richiede che ciascuno di noi dia il proprio contributo, non certo aspettando che le risposte le diano solo i politici e la classe dirigente in generale. Ed i giovani, più di altri vittime di questa crisi, rappresentano il futuro del nostro Paese, ma anche la speranza di una società più giusta e migliore».

«Questa manifestazione – ha evidenziato il vicepresidente della Provincia, Antonio Iannone, con delega alle Politiche giovanili – è utilissima per trasferire conoscenze e dare impulso ai giovani, facendo leva su aspetti culturali e sullo strumento della lettura, che rappresenta il cibo per la nostra mente».

L’assessore Iannone si è poi soffermato sul libro che apre la kermesse letteraria (lunedì 5 marzo, alle ore 17.30, al Social Tennis Club di Cava de’Tirreni), che vedrà presente l’onorevole Giorgia Meloni, nella storia repubblicana il più giovane ministro, con delega alla Gioventù, che presenterà il saggio “Noi Crediamo”. «Si tratta di un testo che vuole imprimere una speranza ai giovani – ha proseguito Iannone – nella vita pubblica e sociale. L’onorevole Meloni, infatti, indica un percorso di confronto e di impegno per una generazione».

«Ringrazio la rassegna Com&Te – ha esordito il presidente, on. Edmondo Cirielli – per l’opera svolta in campo culturale, che ha ormai raggiunto livelli considerevoli a Cava de’ Tirreni, dove vi è da sempre un’effervescenza culturale e che da questa edizione travalica i confini cittadini per assumere un respiro provinciale, ospite dei beni della provincia quali Villa Guariglia a Vietri sul Mare, Villa De’ Ruggiero a Nocera Superiore ed il Castello del Principe Arechi a Salerno. Si tratta di siti della Provincia recuperati alla fruizione dei cittadini, che con il Premio “Com&Te” si riempiono di ulteriori contenuti culturali».

La rassegna si concluderà il prossimo 28 settembre a Cava de’ Tirreni con la serata di premiazione.

NOI CREDIAMO…NELLA MEGLIO GIOVENTU’

di Alberto Spampinato – “Non si scrive un libro perché si vuol dire qualcosa: si scrive un libro perché si ha qualcosa da dire”.

E, per quanto banale e scontata possa apparire la citazione di Francis Scott Fitzgerald, rende merito a “Noi crediamo: viaggio nella meglio gioventù italiana”, il libro scritto da Giorgia Meloni e la cui uscita è casualmente coincisa con la fine del Governo Berlusconi, in cui lei era Ministro della Gioventù.

In tre anni di esperienza di Governo, da Ministro, sembrava quasi un tormentone: provare a parlare di giovani al di là dei fatti di cronaca nera , oltre alle cicliche stragi del sabato sera o in occasioni diverse dalle polemiche scatenate ogni qualvolta su youtube compaiano grotteschi video amatoriali di giovani bulli.

Raccontare questa generazione, che nonostante le enormi difficoltà che incontra, riesce a dare prova della responsabilità, del coraggio e della voglia di fare grazie ad esempi che purtroppo non fanno notizia e che, mediaticamente, cedono il passo a bulli, veline o fintirivoluzionariverifiglidipapà intenti a devastare vetrine e automobili per coprire il vuoto culturale ch spesso si cela dietro manifestazioni a rivendicazione zero.

E quella che poteva sembrare un’impresa impossibile, trovare qualcosa di positivo in questa generazione, diventa invece un fiume di inchiostro che scivola su tante pagine, su alcuni nomi (dodici per l’esattezza), pagine che non raccontano di buone propositi o intenzioni. Ma intrecciano dodici storie di dodici uomini, alcuni noti altri meno, che in gioventù hanno dato vita a qualcosa di grande, hanno compiuto scelte coraggiose, hanno dimostrato determinazione, forza di volontà o tenacia degni di un eroe. E grazie a questi dodici piccoli eroi del quotidiano, si va dipanando una riflessione attorno all’esperienza di quello che è stato, dal 2008 al 2011, il Ministro della Gioventù.

E non, come spesso Giorgia Meloni tende a sottolineare, quello delle politiche giovanili. Un’esperienza in cui, per tre anni, si è immaginato un percorso ricchissimo di iniziative attorno a cui offrire non campagne biodegradabili legate al contingente, ma iniziative il cui obiettivo fosse quello di offrire strumenti alla formazione dei giovani, garantire visibilità e supporto alle iniziative giovani e immagine interventi che trasformassero la giovane età in una risorsa su cui investire e non una categoria da assistere. Offrire strumenti per la creazione di nuova impresa, garantire diritti ai precari e permettere alle giovani coppie di realizzare il sogno di metter su una famiglia e di possedere una casa, favorire la creatività e trasformandola, perché no, in uno strumento professionale.

“Noi crediamo” raccoglie dodici storie di quella meglio gioventù che senza aver dalla propria parte cognomi importanti, privilegi di classe o facili scorciatoie, è riuscita a dimostrare che per compiere grandi opere servono solo grandi cuori, grandi slanci e grande coraggio. In qualsiasi campo.

E così, accanto a Mirco Bergamasco che giovanissimo, grazie alla sua determinazione e alla sua volontà, raggiunge i massimi livelli di uno sport “minore” duro come il rugby e a indossare la maglia degli azzurri assieme al fratello maggiore Mauro, mantenendo sempre grande umiltà e umanità, troviamo Simona Atzori, una ragazza senza le braccia che attraverso la danza riesce a trasmettere la sua interiorità e la sua forza d’animo, la sua voglia di vivere e senza imbarazzo o debolezza racconta della sua esperienza di ragazza disabile al fine di trasmettere la sua carica vitale a tantissimi ragazzi che vivono la sua esperienza.

E vicino ad Alessandro Romani, incursore del battaglione “Col. Moschin” caduto in Afghanistan per portare la pace in una zona devastata dalla guerra, e per servire la sua Nazione là dove serve, con fierezza, anche a costo dell’estremo sacrificio; troviamo la storia di Paolo Colli, attivista ambientalista anomalo, che milita nel Fronte della Gioventù e che in anni in cui, a destra, era impensabile parlare di ambiente e tutela del territorio, si dedica anima e corpo alla diffusione di una idea rivoluzionaria di nazionalismo verde, in cui l’amore per la propria terra e per la propria identità si sviluppano attraverso il rispetto della natura, l’uso razionale delle risorse e la valorizzazione del territorio e dei monumenti; talmente appassionato alle sue battaglie e talmente coinvolto dai progetti che Fare Verde (l’associazione che fondò nel 1986, anno della contestazione antinucleare) aveva in Italia e all’estero da mettere in secondo piano la sua stessa salute. E tra una pulizia dei litorali e un viaggio in Kossovo a parlare di ambiente, la leucemia ha provato a fermarlo nella sua opera. Una leucemia forse provocata proprio dall’uranio impoverito presente negli scenari bellici kossovari.

O come Pino Maddaloni, judoka e oro olimpionico che presta la sua opera a Scampia grazie ad una palestra in cui offre prospettive nuove a ragazzi che vivono una realtà di degrado ed emarginazione e con cui il Ministro della Gioventù e il Ministero della Difesa hanno realizzato un ambizioso progetto di Centro di aggregazione giovanile. O Carmelinda Missone, giovane ragazza siciliana che nonostante difficoltà economiche e sociali, sceglie di non abortire e di portare a termine la gravidanza ed oggi è mamma di una splendida bambina. E altre storie, altri visi incrociati e conosciuti durante l’esperienza di Ministro, e con cui realizzare iniziative o con cui raccontare un’esperienza “esemplare” ad altri giovani, o nel corso della vita.

E ogni storia citata nel libro, ogni vita narrata, offre uno spunto per raccontare quali gli stimoli e quali i valori di riferimento che si celano dietro ad ogni giorno di quei tre anni da Ministro o, meglio, dietro ogni iniziativa realizzata.

Lontano dall’idea di sterile bilancio, “Noi crediamo” è la cronaca delle emozioni e delle passioni che hanno animato un’esperienza importante al fianco di milioni di giovani, con il carico pesante di rappresentare le istanze di una generazione e con il bisogno di dare risposte a quella generazione. Niente buoni propositi, niente farò o sarà. E’ il racconto di chi sa che per agire bisogna scavare in profondità scoprendo, magari, che sotto la coltre di fango di cui parlano i mezzi d’informazione si nasconde un tesoro. “Noi crediamo” sono parole d’oro gettate davanti alle proprie azioni.

http://www.meridianamagazine.org/

Giorgia Meloni smentisce su Fb: “Non andai a cena con Berlusconi”

ROMA – “Tre quotidiani hanno scritto che sabato sarei stata a cena con Berlusconi dopo la partita Milan-Juve in un ristorante di Milano. Un po’ difficile visto che non ero in Italia”. Giorgia Meloni smentisce sul suo profilo Facebook le notizie di alcuni giornali. L’ex ministro Meloni ha usato il social netweork anche per smetire il Corriere della Sera : “Non è vero che ho negato l’autorizzazione alla pubblicazione della mia situazione patrimoniale. Ho consegnato la documentazione il 14 novembre 2001. Non so perché la Camera non ha messo a disposizione le notizie patrimoniali da me fornite”.