Voto in condotta: Meloni, bene ma non penalizzate chi contesta
29 agosto 2008 ore 1:46 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:Educazione civica, Scuola, Sette in condotta
“Così si restituisce la funzione educativa al sistema”
Roma, 29 ago. (Apcom) – “Non vorrei mai che venisse penalizzato un alunno che contesta il professore e che giudica sbagliate certe impostazioni: il confronto deve essere garantito, perchè è una ricchezza di tutti”. Il ministro delle Politiche Giovanili Giorgia Meloni interviene sul Messaggero sul ritorno del voto in condotta valido per la bocciatura degli studenti.
“Mi sento in ogni caso garantita – spiega – dal fatto che il voto in condotta verrà espresso dal consiglio di classe del quale fa parte anche un rappresentante degli studenti. Comunque il significato di questo ‘ritorno’ non è certo la riduzione al silenzio, con le mani composte sul banco”.
In questo modo, continua il ministro, “si restituisce la funzione educativa ad una scuola che negli ultimi anni faticava a parlare alle giovani generazioni: ma non bastano le sanzioni, puntiamo a introdurre il concetto di educazione alla cittadinanza – conclude Meloni – con materie come l’ambiente e l’educazione stradale”.
INDIA – Meloni e Ronchi aderiscono all’appello di “Liberal”
29 agosto 2008 ore 8:46 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | Nessun commentoTag:Cina, Cristiani perseguitati, Diritti umani, India, Intolleranza, Liberal
“Aderiamo all’appello lanciato dal quotidiano “Liberal” in segno di solidarietà nei confronti delle vittime del fanatismo politico e religioso”. Lo dicono il ministro della Gioventù Giorgia Meloni e il ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi.
“Le notizie che giungono in questi giorni dall’India – spiegano i due ministri – dove i cristiani vengono massacrati e le chiese distrutte non possono lasciare indifferenti. Da anni i cristiani sono perseguitati in molte aree del mondo, mentre in molti stati l’esercizio libero della religione è impedito con metodi anche violenti”.
“Nel giorno stesso in cui si sono spente le luci delle Olimpiadi di Pechino – continua il ministro Meloni – un vescovo cattolico cinese è stato arrestato, ma sui giornali la notizia è stata relegata al rango di breve. Le nazioni occidentali rischiano di fare un grosso errore continuando ad ignorare i segnali di intolleranza religiosa che arrivano puntualmente ogni giorno”.
Giorgia Meloni sulla riforma scolastica
29 agosto 2008 ore 8:45 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | 2 CommentiTag:Bullismo, Educazione civica, Gelmini, Libri di testo, Scuola, Sette in condotta
“Vedo con favore il ritorno del voto in condotta perché coinvolge e responsabilizza i ragazzi. Anche perché accompagnato dall’educazione alla cittadinanza”. Lo ha detto il ministro della Gioventù Giorgia Meloni al temine del consiglio dei ministri che ha approvato il decreto sulla scuola.
“E’ particolarmente apprezzabile – spiega il ministro – lo sforzo riformatore del ministro Gelmini poiché va nel senso di restituire alla scuola un ruolo educativo che negli decenni ha progressivamente perso. Così il ritorno del voto di condotta non si configura come semplice strumento sanzionatorio a totale discrezione dei docenti, ma viene accompagnato dall’educazione alla cittadinanza e da una complessiva responsabilizzazione degli studenti. Sarà infatti il consiglio di classe, con la partecipazione dei rappresentanti studenteschi a esprimere le valutazioni. Penso sia il metodo migliore per dimostrare che fenomeni come il bullismo sono marginali rispetto alla stragrande maggioranza dei nostri giovani e che i ragazzi sanno trovare l’antidoto contro gli esempi negativi”.
“Un’altra buona notizia – conclude la Meloni – è la misura sui libri di testo che tende a garantire e difendere le famiglie dal continuo aumento degli oneri economici degli studi”.
La Meloni e il fumo: ho smesso (e preso 8 chili)
28 agosto 2008 ore 11:54 am | In Rassegna Stampa | Nessun commentoTag:Fumo, Nicotina
Il ministro e le sigarette Il racconto su «Ok Salute». «Non ne potevo più della puzza sui vestiti»
MILANO – Quattro agosto duemilasette. «Il giorno in cui ho smesso di fumare. Definitivamente». C’ è anche la foto. «Io e il mio amico Francesco, all’ aeroporto di Fiumicino, con l’ ultima sigaretta in mano». Mica male per una che negli ultimi quindici anni aveva fumato due pacchetti al giorno. «Il progetto è stato preparato con cura. Avrei smesso in vacanza, per non essere ostacolata dalle tensioni del lavoro. Stop di colpo, appena preso l’ aereo per la Sardegna. Con le tasche piene di gomme antifumo». Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, 31 anni, racconta a Ok, La salute prima di tutto, in edicola, come ha fatto per liberarsi dalla morsa delle bionde. «Ho cominciato a 15 anni. A trenta non ne potevo più del fiatone, della puzza sui vestiti, della pelle che tirava». E così, un anno fa ha detto basta. Benedetti chewingum. «Mi risulta che abbiano più nicotina delle sigarette e quindi le sostituiscono alla grande. Giù una gomma, e la voglia non c’ è più. Poi, dopo tre mesi, hai due mascelle così e non ne puoi più nemmeno delle gomme, ma a quel punto hai superato la fase della dipendenza stretta». La prova più difficile, però, sono stati gli sbalzi di umore. «Senza sigarette ero una furia. Per ogni stupidaggine, mi saltavano i nervi, ero sempre sul punto di perdere le staffe». Dopo un anno, adesso, si sente più serena. Anche se qualche sfizio, il ministro, ancora se lo leva. «A volte mi diverto ad annusare la scia di chi fuma e a gridare “chiudete i finestrini!” quando qualcuno accende una sigaretta in macchina». E poco importa per quegli otto chili presi in dodici mesi. «Ma che c’ entra? Con o senza sigarette sono sempre stata una fisarmonica e non vado più in palestra da un sacco di tempo. Insomma, secondo me sono tutte scuse». Il presidente della Camera Gianfranco Fini non ci credeva. «Hai smessooooo?», le ha chiesto stupito, lui che è un fumatore incallito, quando ha capito che Giorgia Meloni stava facendo sul serio. «Immagino che con me abbia perso un punto di riferimento di complicità: un pacchetto e un accendino di riserva al bisogno», spiega lei sul mensile di medicina e salute. Però non dite che è diventata un’ intollerante. Perché: «Anzi, il profumo di una sigaretta ancora mi emoziona».
An ruba Bennato alla sinistra Al Pd restano i «vecchi» Pooh
27 agosto 2008 ore 4:26 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Interviste, Podcast, Rassegna Stampa, Scritti da Giorgia | Nessun commentoTag:Atreju, Edoardo Bennato, Miti, Musica, Rock, Sinistra

Il rocker che con l’«Isola che non c’è» divenne simbolo delle lotte antagoniste canterà per i giovani di destra
Un tempo erano Solo canzonette. Adesso, visto che la politica si fa sempre più deideologizzata, un gruppo musicale conta più di una identità o di un simbolo. E dunque, fra le notizie dell’estate c’è anche questa, uno strano scambio di affiliazioni. Mentre la festa democratica di Firenze arruola i Pooh come gruppo di punta della kermesse del Pd, la Festa di Atreju, quella dei giovani di An che si svolge tradizionalmente a Roma, fa un colpo gobbo, e porta sul suo palcoscenico nientemeno che Edoardo Bennato. Lo fa, con la consapevolezza di aver infranto un altro mito: «Sono molto contenta che mentre loro si prendono la nostalgia incanutita dei Pooh, noi arruoliamo le chitarre ribelli di Bennato», come spiega il ministro Giorgia Meloni, regista dell’iniziativa.
La Meloni, scaramantica, ha spettato di firmare il contratto, prima di dare l’annuncio. E ovviamente precisa: «Non voglio minimamente arruolare Bennato in una appartenenza politica, registro con piacere che ha gradito il nostro invito, che gli fa piacere suonare anche per noi. Questo gli fa onore, per la sua storia, e anche per la qualità della sua musica». Ovviamente il ministro ha ragione, se non altro perché la storia di Bennato si è spesso incrociata con quella della politica: abbiamo ricordato cento volte come uno dei suoi più grandi successi raccontava anche della rottura con i manager delle «feste di partito» e L’isola che non c’è per lungo tempo fu la canzone bandiera di tutta la sinistra alternativa degli anni ’80. Bennato fu oggetto anche di un «derby» a sinistra quando il suo Ok Italia fu esaltato dai socialisti di Bettino Craxi e fortemente censurato dal Pds di Achille Occhetto. Si diceva che era un inno all’edonismo, al consumismo, una sofisticata apologia del Bettino premier. In tempi più recenti, ma sempre ancora una volta a sinistra, Bennato cantò per i Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio, accettò di fare da testimonial in nome delle cause ecologiche e ambientali che gli sono sempre state a cuore. Addirittura, il ministero dell’Ambiente preparò delle strisce a fumetti che esaltavano il suo «natura rock». Oggi la Meloni dichiara il suo orgoglio per averlo scritturato e spiega: «Non so se posso dire che la nostra è una battaglia culturale, ma sicuramente ci fa piacere averlo, perché è molto più vicino alle corde dei giovani di An la sua poetica dell’utopia che le melodie per sessantenni dei Pooh. Non c’è nessuno scippo, il nostro non è un dispetto culturale, è piuttosto il prodotto di un fenomeno che sta accadendo nella politica: la sinistra perde identità e cerca sicurezza nel porto conservatore, noi cerchiamo di rappresentare il rinnovamento e quindi ci avviciniamo alla musica di un ribelle del rock».
In un Paese melodico come l’Italia è vero che la canzonetta ha sempre rappresentato la continuazione della politica con altri mezzi. Sicuramente fra gli elementi di immagine che hanno accompagnato la vittoria del centrodestra, c’è stata l’incredibile canzone (Menomale che Silvio c’è) di Andrea Vantini. Così come ormai è assodato che Michele Apicella – di cui sta per uscire un altro cd a quattro mani con Silvio Berlusconi – è uno degli uomini simbolo dell’immagine berlusconiana. Davide Van Der Sfroos, cantautore folk lombardo, è stato scelto dalla Lega come proprio beniamino. Con Ivano Fossati, invece, accadde addirittura che un brano non politico, La canzone popolare, sia diventato successivamente l’inno dell’Ulivo di Romano Prodi in campagna elettorale. Nel presentare la festa del Partito democratico, un neodirigente di quel partito come Luca Sofri, però, teorizzava la discontinuità canora: «Basta con gli Inti-Illimani, serve qualcosa che rappresenti una sinistra più moderna come i Radiohead».
Gli Inti-Illimani, il gruppo cileno rimasto intrappolato fuori dal Cile nel 1973, dopo il golpe di Pinochet, divennero la bandiera delle feste dell’Unità di un tempo, salivano su tutti i palchi con il loro poncho, cantavano l’esilio, gli orrori della dittatura, il sogno della giustizia sociale e avevano accompagnato tutta la campagna elettorale di Salvador Allende. Divennero così onnipresenti che perfino un cantautore di sinistra come Lucio Dalla arrivò a criticarli con un verso celebre: «Che palle la musica andina». In questo terremoto di simboli che la politica di oggi vive, si passa dalla loro canzone militante, allo sconfinamento nel campo avversario, visto che i Pooh, da sempre, sono uno dei pochi gruppi musicali dichiaratamente schierati a destra. Chissà se la sortita della Meloni susciterà reazioni, chissà se il contropiede della politica produrrà nuovi arruolamenti. Grande è il disordine sotto il cielo: Lorenzo Jovanotti è stato pubblicamente elogiato dal ministro della Cultura Sandro Bondi, e fra l’altro ha raccontato ad «A», il settimanale di Maria Latella, che la candidatura della Madia gli ha fatto passare la voglia di votare Pd. Nessuno ha mai quantificato se le note si traducano in voti, di sicuro, un colpo come quello di Bennato produce immagine. Che poi forse è la stessa cosa.
Articolo di Luca Telese tratto da Il Giornale n. 204 del 2008-08-27 pagina 6
“Parlano solo alla fine. Hanno visto qualcosa?”
25 agosto 2008 ore 12:42 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | 2 CommentiTag:Cina, Diritti umani, Olimpiadi 2008, Tatanka Russo Clemente
Ministro Giorgia Meloni, ora che sui Giochi scorrono i titoli di cosa, gli azzurri fanno il gesto in parte da lei auspicato. Guantoni, body e maschere saranno inviate al Dalai Lama.
“Gli atleti hanno un impatto mediatico senza eguali. Sono soddisfatta, è il segnale che avevo chiesto a poche ore dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. La prima riflessione che mi viene da fare è chiedermi perché lo fanno adesso e non l’hanno fatto prima: avranno visto qualcosa che non gli è piaciuto?”
Fra i prima a “ribellarsi” al suo invito a disertare la sfilata d’apertura dei Giochi fu Clemente Russo. Oggi, il pugile d’argento dedica la sua medaglia ai “cinesi che soffrono”.
“Sono convinta che il mio messaggio di inizio agosto gli si arrivato distorto. Leggendo le sue parole mi sono po’ sorpresa, ma non avevo dubbi sul fatto che, venti giorni fa, si fosse ribellato un ragazzo sensibile. Uno che non dimentica la sua storia, il suo passato: vuole incontrarmi, lo aspetto”.
Russo più Josefa Idem più Antonio Rossi più Margherita Granbassi. Il coro azzurro sui diritti umani è piuttosto assordante così come l’invito alla politica a non restare alla finestra.
“Hanno ragione, chi ha il compito di fare politica deve intervenire senza delegare. Ma il mio auspicio perché gli atleti facessero qualcosa di significativo sul tema dei diritti umani era volutamente rivolto a chi ha la fortuna di avere un impatto immediato sui giovani. Non dimentichiamoci che i grandi movimenti per la tutela dei diritti civili sono sempre nati dalla gente”.
Come ha vissuto le due settimane di gare?
“Senza l’entusiasmo che mi ha sempre accompagnato quanto mi mettevo davanti alla tv per guardare le Olimpiadi. Sul podio si festeggiava, fuori i fuochi d’artificio, ma, sullo sfondo, un grande equivoco. Adesso è arrivato quel tempo delle riflessioni che io avevo sollecitato prima che iniziassero i Giochi”.
Cosa dovrà fare il governo italiano per non far calare l’attenzione sul tema Cina-diritti umani?
“L’Italia è da sempre sensibile a certe tematiche che mettono al centro battaglie per la difesa dell’umanità. Una posizione bipartisan che va oltre al colore di chi governa. Adesso mi aspetto la stessa forza che la politica ha assunto ad esempio per la campagna contro la pena di morte. Cosa ci hanno lasciato i Giochi di Pechino? Dobbiamo dare risposte immediate altrimenti il grande equivoco delle Olimpiadi resterà senza soluzione”.
Torniamo al 4 agosto. Giusta la presenza del nostro governo all’inaugurazione?
“Guardiamo al futuro. Sarebbe molto positivo se fossimo ancora noi a fare “tendenza”, ovvero se l’Italia si mettesse in prima fila per sostenere una profonda riflessione post-Giochi. L’Ue non ha una politica estera forte e condivisa, per questo alla fine prevalgono gli interessi nazionali: mi ha colpito la posizione del presidente francese Sarkozy, prima aveva affermato che non sarebbe andato a Pechino, poi, seppur in posizione critica, ha preso parte alla cerimonia di apertura”:
La maschera della Granbassi, i guantoni di Russo, i body di Antonio Rossi e Josefa Idem al Dalai Lama. Ci sono atleti più coraggiosi o sensibili di altri?
“E’ una questione di coscienza. Io, oggi, provo una profonda soddisfazione perché, senza alcuna presunzione, mi fa piacere capire che il mio pensiero ha trovato qualche risposta. Forse hanno parlato così perché si tratta di ragazzi arrivati da realtà difficili come Russo o di atleti non più giovanissimi e quindi, magari, più attenti a certe tematiche. I Giochi sono finiti, adesso la politica faccia quello che non ha fatto prima perché non mi risulta che in Cina sia in atto un cambiamento radicale”.
di Guglielmo Bucchieri da La Stampa 24.08.2008
Meloni: bene, accolto il mio invito Lo sport fa più opinione dei politici – Gesti di valore, ma l’esecutivo ha fatto la sua parte»
25 agosto 2008 ore 12:12 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:marcianise caserta russo
ROMA — Se l’immaginava così Giorgia Meloni quel «gesto simbolico per il Tibet» lanciato alla vigilia dei Giochi: «Risponde al concetto del mare che è formato da piccole gocce». La maschera della Granbassi, il body del portabandiera Rossi, i guantoni di Tatanka-Russo. Anche Josefa Idem, argento nella canoa, farà il suo dono al Dalai Lama, ma intanto accusa: «Grossa ipocrisia: chiedono agli atleti grandi gesti, mentre loro non hanno gli attributi…».
«Non era questa la mia intenzione — risponde il ministro della Gioventù —. Nessuno intendeva scaricare la responsabilità sugli atleti. Io ho invitato qualunque italiano, tifosi, media, politica, sportivi a fare qualcosa, ognuno nel suo piccolo, dire una parola in tv, dedicare una medaglia. Quello che ora stanno facendo. Nessuno esente…». La politica, però, non sembra essere stata protagonista della contestazione: l’Italia alla cerimonia di apertura c’è andata, rappresentata dal ministro degli Esteri Frattini e dal sottosegretario allo Sport Crimi, e non si sono segnalati gesti evidenti. «Non credo che non ci siano state risposte politiche. Certo, sarebbe stato bello che nessun capo di Stato o di governo dell’Unione europea partecipasse, una decisione comune. Ma così non è stato. Frattini ha comunque colto le occasioni che ha avuto per ricordare il Tibet: che avrebbe dovuto fare, buttarsi dagli spalti? Mi ha colpito invece Sarkozy, che prima ha lanciato l’idea di non andare e poi invece è partito».
Una distanza con questo atteggiamento, sostiene la Meloni, Roma l’ha marcata: «Già il fatto che il premier Berlusconi non fosse presente all’apertura è un gesto della politica». Che oltre un certo limite non può andare, è la sua convinzione. «Nel campo delle grandi conquiste dei diritti civili la differenza la fa l’opinione pubblica, e per muovere l’opinione pubblica il gesto di un atleta vale di più del gesto di una Giorgia Meloni». «Noi guardiamo a questi ragazzi — continua — anche per quello che rappresentano per le nuove generazioni, lo sport racconta dei valori…». Vale per la Cina e pure per l’Italia: l’ultima battuta della Meloni è per il pugile Clemente Russo, che ha ricordato il Tibet e anche i ragazzi di Marcianise, Caserta. Archiviata la polemica sul boicottaggio della cerimonia, «sono molto contenta della sua medaglia, è il simbolo che con l’impegno si può uscire da situazioni difficili. Rinnovo a lui e a chi si occupa dei ragazzi di zone a rischio la mia disponibilità»
di Alessandra Coppola – Il Corriere della sera
24 agosto 2008
Governo: la ministra Meloni cita l’uomo ragno
19 agosto 2008 ore 12:34 pm | In Notizie | Nessun commentoTag:Potere, Responsabilità, Uomo Ragno
Giorgia Meloni si affida alla filosofia dell’Uomo Ragno per essere all’altezza dell’incarico di governo. Il ministro per le Politiche giovanili ha risposto a un messaggio di auguri di Giorgio Chiaruzzi, presidente del Forum dei giovani di San Marino, citando una delle battute piu’ celebri del fumetto della Marvel. “Da un grande potere derivano grandi responsabilita’” scrive il ministro Meloni con modestia “faro’ del mio meglio per essere all’altezza del mandato”.
tratto da: http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3268796.html
Calcio: con Franco Sensi scompare un’icona del calcio romano
18 agosto 2008 ore 2:36 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:Calcio, Roma
(ASCA) – Roma, 18 ago – ”Con Franco Sensi scompare un’icona del calcio romano: a lui il merito di aver contribuito al rilancio dello sport capitolino in Italia e in Europa, con la passione, la dedizione e l’amore di un grande tifoso”. E’ quanto afferma il ministro della gioventu’, Giorgia Meloni.
”Figure come quella del Presidente della Roma – afferma il ministro – avvalorano la dimensione umana di uno sport troppo spesso schiacciato dalla morsa dagli interessi economici e avvicinano migliaia di giovani ai veri principi che questo rappresenta, sia in campo che fuori dal terreno di gioco. Alla famiglia e alla A.S. Roma calcio giungano le mie condoglianze piu’ sentite”.
Spazi di aggregazione giovanile
16 agosto 2008 ore 12:10 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | Nessun commentoTag:Comunità giovanili, Giovani
Per ascoltare una parte della conferenza stampa di Giorgia Meloni pubblicata su YouTube, clicca sul link:
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