Giorgia Meloni: “Vado in moto, niente auto blu”

28 luglio 2008 ore 1:03 pm | In Interviste | 3 Commenti
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Intervista al Ministro della Gioventù
È il più giovane ministro della storia repubblicana, a soli 31 anni, considerata da molti un enfant prodige della politica. Appena insediata ha cambiato il nome del suo ministero: «Ministero della Gioventù, rende meglio l’idea del legame che c’è e ci deve essere tra lo Stato e i giovani».

Nella sua stanza, al quarto piano di un palazzo con un affaccio spettacolare sulla Galleria colonna, è immersa nel suo lavoro, tra un Consiglio dei ministri appena terminato, l’organizzazione di Atreju (la festa settembrina di Azione Giovani), telefonate, appuntamenti, riunioni. Tailleur blu, camicia azzurra, dello stesso tono dei suoi occhi, Giorgia Meloni, ministro da ormai due mesi, prova a rimanere fedele alla sua vita di sempre, al suo motorino, alla sua voglia «di essere una persona normale».
Sbirciando nei rotocalchi di cronaca rosa, sembra che questo, però, non sia più possibile?
«È vero e questo mi fa molto soffrire. Non si può vivere con l’incubo dei paparazzi. Siamo arrivati al punto in cui, qualsiasi cosa si faccia, ci si ritrova fotografi ovunque, nascosti da qualche parte, magari su uno scoglio o dietro un cespuglio. Per me tutto questo è davvero triste».
Beh, ma non se l’aspettava con la sua nomina?
«Non così. È davvero una brutta sensazione, perché capisci di far parte di un sistema in cui si è costretti a non poter essere più una persona normale, con le tue abitudini di sempre. Come si fa a capire i problemi reali dei cittadini e a confrontarsi con loro?».
Quindi ora smetterà di andare in motorino e userà la macchina blu?
«No, assolutamente. Continuerò a girare in motorino, lo faccio da una vita. Vorrà dire che troveremo milioni di mie fotografie ovunque… Pazienza, prima o poi si stancheranno».
E continuerà ad andare allo stadio a vedere la sua amata Roma?
«E certo. Mica sono diventata laziale».
Più volte ha detto che mai si sarebbe immaginata di fare il ministro e poi così giovane
«È vero, non me lo sarei mai aspettato. Certo, ho cominciato a fare politica giovanissima, avevo 15 anni, e non ne sono più uscita. Ma questo non perché abbia mai pensato che la politica potesse essere il mio mestiere: la considero ancora solo un pezzo della mia vita».
Ha già presentato il suo planning di lavoro?
«Sì e prevede, sostanzialmente, quattro obiettivi: la rivoluzione del merito; il diritto al futuro, affrontando la questione precarietà a 360°; la valorizzazione della meglio gioventù; il protagonismo generazionale».
Qualche giorno fa è morta una ragazza per aver preso una pillola di ecstasy in discoteca. E questo è un fenomeno sempre più dilagante.
«Davanti ad una tragedia come questa bisogna fermarsi e riflettere. Soprattutto, perché, quello delle droghe tra i giovani, è ormai un problema culturale, nel senso che si innesca con una debolezza culturale di questa generazione. I giovani sono bombardati da messaggi sbagliati, del tipo “fai così e sei più figo”. In più, spesso, non hanno punti di riferimento, vivono situazioni di disagio, non si sentono all’altezza. Così si pensa che prendere una pillola, aiuti a superare tutti questi limiti e ti faccia diventare più “figo”. Ed invece proprio il contrario, se la prendi sei uno “sfigato”».
Passiamo a cose più frivole. Che farà nella sua prima estate da ministro?
«Non so ancora se riuscirò ad andare in vacanza perché ho tante cose da fare. Spero però di riposare e di leggere tanto».
A proposito di libri, ha un libro da suggerire ai ragazzi?
«Beh, sicuramente un bel romanzo, l’estate è il periodo ideale. Penso, “L’ombra dello scorpione” di Stephen King: un libro molto divertente, con una bella metafora della lotta del bene contro il male».
A Silvio Berlusconi, che libro regalerebbe per le sue vacanze?
(Sorride). «Gli regalerei l’ultimo libro del Dalai Lama. Così, magari, si convince a non andare all’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino».
Ne regala anche uno a Veltroni?
«Certo. Sicuramente l’ultimo di Giulio Tremonti».
Perché?
«Perché gli serve un buon manuale di economia, visto che gli mancano le basi, tanto da non rendersi conto del “buco” che ha lasciato a Roma».
Un libro anche per il sindaco di Roma.
(Pausa di riflessione). «Un bel libro d’amore, in modo da solleticarlo un po’ sul suo lato emotivo più di quello razionale. Mi viene in mente “Il Dio del fiume” di Wilbur Smith».
Come le sembra Silvio Berlusconi, che molti definiscono in «nuova versione»?
«Trovarsi alla terza esperienza di governo, con un prestigio internazionale maturato nel tempo, con le grandi aspettative dei cittadini e il grande consenso ricevuto, tutto questo sicuramente lo porta ad essere ancora più determinato nel fare, che poi è quello che vuole la gente».
Ministro facciamo il gioco della torre. Sabina Guzzanti o Marco Travaglio?
«La Guzzanti. Io e Marco Travaglio siamo amici».
Walter Veltroni o Francesco Rutelli?
«Alla fine butterei Rutelli. Non ci sono motivi particolari, solo per una questione di simpatia».
Luxuria o Santanchè?
(Sospiro ironico). «Non saprei. Ho letto che Luxuria andrà all’isola dei famosi. Mi sembra che entrambe siano vittime di un’eccessiva voglia di apparire».
Quindi dice no alla Santanchè nel Pdl?
«Era abbastanza prevedibile che avrebbe cercato di rientrare».

Articolo di Giancarla Rondinelli tratto da Il Tempo del 28/07/2008


Norma antiassunzioni: Meloni, la maggioranza si confronti valutandone il senso

28 luglio 2008 ore 12:39 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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“La norma antiassunzioni è sicuramente un’iniziativa sulla quale la maggioranza deve confrontarsi, valutandone attentamente il senso. In un momento in cui dobbiamo dare l’impressione di colpire gli abusi che si fanno spesso della legge Biagi, si rischia di dare un messaggio diverso e di creare disparità di trattamento. Sul piano del metodo, credo che la strada giusta non sia inserire una simile norma con un emendamento in finanziaria, che risulta estemporaneo e si presta facilmente a strumentalizzazioni. Un’iniziativa come questa può avere una logica se inserita nell’ambito di misure generali e organiche che riguardano l’attuale situazione del mondo del lavoro”. E’ quanto ha dichiarato il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, intervenendo questa mattina al “Caffè” di Skytg 24.


“GLI ATLETI SIANO TESTIMONI DI LIBERTA’” Meloni su Pechino 2008: Berlusconi e Sarkozy? Potevano non andare, io ci speravo…

28 luglio 2008 ore 11:28 am | In Rassegna Stampa | Nessun commento
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E’ delusa Giorgia Meloni. Il più giovane ministro della squadra di Silvio Berlusconi si aspettava di più dalla comunità internazionale e soprattutto dall’Unione Europea nei confronti della Cina. La sua speranza, spiega la responsabile del dicastero della Gioventù a due settimane dall’apertura dei giochi di Pechino, era che l’occasione delle Olimpiadi squarciasse quel velo di silenzio dietro il quale il colosso asiatico nasconde violazioni dei diritti umani e civili. Ora, sottolinea, l’unica possibilità per scalfire l’arroganza di Pechino è che gli atleti e i tifosi italiani riescano là dove hanno fallito le diplomazie europee. Azione Giovani, l’organizzazione giovanile di destra di cui Meloni è leader, è reduce da una campagna per i diritti del popolo tibetano che ha visto i militanti di An organizzare mini-tornei di sport olimpici per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere un “Tibet libero dall’oppressione cinese”.

“Avevo pensato che le Olimpiadi potessero essere una buona occasione per accendere i riflettori sulla questione cinese a 360 gradi: dalla vicenda tibetana, ai diritti civili; dal rispetto delle norme sul commercio, alle questioni economiche”, spiega la ministra trentunenne, attiva in politica fin da giovanissima nelle file di Alleanza nazionale. “La mia speranza era che una volta sul palcoscenico, Pechino fosse obbligata ad una accelerazione sulla via delle riforme”. Non è stato così? “Direi proprio di no. L’impressione anzi è che ci siano stati dei passi indietro, come dimostra il comportamento cinese nei confronti della Birmania o la vicenda tibetana”.

Cosa ne pensa che Berlusconi, dopo George W.Bush e Nicolas Sarkozy, abbia annunciato di voler partecipare all’inaugurazione dei Giochi?

“Avrei preferito non andasse – risponde – la mia posizione è stata chiara fin dall’inizio: il governo italiano avrebbe dovuto dare un segnale forte. Sarebbe stato bello se proprio noi, in sede europea, avessimo avanzato l’idea che tutti i Paesi membri rinunciassero ad andare. La priorità, come ha detto anche il ministro Frattini, era quella di trovare una posizione comune dell’Unione europea. Unità che alla fine non c’è stata. E’ così, hanno prevalso gli interessi nazionali. L’ennesima prova della scarsa credibilità delle politica estera europea”.

Berlusconi avrebbe dovuto prendere una posizione diversa dagli altri alleati?

“Mi rendo conto che, in mancanza di una posizione unitaria della Ue, la scelta fosse complessa. Ma fra George Bush e Angela Merkel, che ha deciso di non andare a Pechino, avrei sperato che Berlusconi seguisse l’esempio del cancelliere tedesco. Detto ciò, il presidente del Consiglio potrebbe ancora trovare una scusa per non essere presente”. Al mancato raggiungimento di una posizione comune della Ue ha contribuito però anche Sarkozy, leader che Giorgia Meloni apprezza ma che su Pechino 2008 è stato anche lui deludente. “Sul piano europeo, invece, il problema è stato il cambio di posizione di Sarkozy – dice ancora – una decisione che mi ha molto sorpreso e deluso, visto che era stato proprio lui a proporre che i capi di stato e di governo non partecipassero”. Al di là delle ragioni di Stato, però, vi sono diverse organizzazioni per i diritti umani che si sono espresse contro il boicottaggio dei Giochi. “Certo, così come lo stesso Dalai lama. Una posizione che comprendo: i Giochi rappresentano una vetrina unica sulle vicende interne cinesi. La presenza di migliaia di giornalisti e atleti può essere un’occasione importante per la promozione di certi valori. Il boicottaggio rischiava di essere controproducente, anche se, soprattutto dopo quello che è successo in Birmania e Tibet, io non l’avrei escluso del tutto. Detto ciò, è altrettanto vero che finora l’attenzione del mondo sulla Cina non ha prodotto risultati concreti e il mio terrore è che al termine delle Olimpiadi, una volta consegnate le medaglie, il sipario cali del tutto”.

Secondo lei è troppo tardi per fare qualcosa?

“No. Innanzitutto le cancellerie europee potrebbero appoggiare la proposta presentata da Maurizio Gasparri e da me affinché le autorità cinesi invitino il Dalai Lama alla cerimonia inaugurale. In secondo luogo, tutti possono fare la loro parte: dai capi di Stato, agli atleti; dai giornalisti, ai tifosi”. Come? Le autorità cinesi hanno già fatto capire che non accetteranno manifestazioni politiche di alcun genere non solo da parte degli atleti ma anche da parte dei tifosi.

“Questo è un altro elemento che dovrebbe far riflettere. Ma il governo cinese non può controllare tutto: ad esempio non potrebbe impedire la pacifica manifestazione del pensiero in difesa dei diritti umani e civili. Inviterei gli atleti, ma anche i tifosi italiani che scelgono di andare a Pechino a sostenere gli azzurri, e spero siano tanti, a dire la loro su queste tematiche”.

Ma così facendo non rischierebbero di incappare nelle maglie delle autorità cinesi?

“Dipende: non credo che se atleti e tifosi che saranno intervistati dalle Tv italiane dicessero una frase in difesa dei diritti umani correrebbero qualche rischio. Magari basterebbe ricordare lo spirito delle Olimpiadi. Se tutti lo facessero l’impatto sarebbe incredibilmente forte”.

Un appello dunque a non recedere dal dovere della testimonianza anche se l’Europa non ha saputo fare fino in fondo la sua parte. Secondo lei ministro quelle che si apriranno fra pochi giorni saranno delle Olimpiadi un po’ meno belle?

“Indubbiamente. E lo dico con tristezza: c’è troppa contraddizione fra lo spirito delle Olimpiadi e il clima di intimidazione che si respira a Pechino”.

di RENATO BERIO – da il Secolo d’Italia di Venerdì 25.7.2008


TV: Meloni, bene MTV su progetto legge giovani

23 luglio 2008 ore 5:13 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | 1 Commento
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“Il ministero della gioventù seguirà con grande interesse gli sviluppi del ‘cantiere legislativo’ ideato da Mtv, che vede i giovani telespettatori impegnati nella stesura di proposte di legge su scuola, università, ambiente e riforme istituzionali”. E’ quanto dichiara il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, in merito al progetto della celebre rete televisiva musicale presentato oggi alla stampa.

“Sono convinta – aggiunge – che sia importante sostenere iniziative concrete come questa, tese ad avvicinare le giovani generazioni alle istituzioni, rendendole protagoniste e non soggetti passivi della vita politica della nazione”.


Credo che cl modo migliore per onorare la memoria di Paolo Borsellino sia raccontare alle giovani generazioni le storie di uomini come lui

19 luglio 2008 ore 10:28 pm | In Notizie | Nessun commento
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“Credo che il modo migliore per onorare la memoria di Paolo Borsellino sia raccontare alle giovani generazioni le storie di uomini come lui, come Giovanni Falcone e tanti altri eroi del nostro tempo che hanno sacrificato la propria vita per metterla al servizio della comunita’ nazionale. Anche a questo tipo di insegnamenti deve tendere l’introduzione dell’educazione alla cittadinanza nei programmi didattici, perche’ raccontare queste storie e’ forse lo strumento più dirompente del quale disponiamo per colpire l’immaginario dei ragazzi e contribuire cosi’ a combattere, devvero, la mafia.” E, quanto afferma il ministro della Gioventu’, Giorgia Meloni, in arrivo a Palermo per partecipare alla tradizionale fiaccolata di Azione giovani in memoria di Paolo Borsellino.


Creare per i giovani il mercato del merito

17 luglio 2008 ore 12:20 pm | In Interviste | Nessun commento
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Il ministro Giorgia Meloni spiega al Corriere Canadese la sua strategia per sostenere i cittadini di domani

I giovani sono la grande risorsa del Paese. Un capitale su cui investire. È così che vede le nuove generazioni la giovanissima neo “ministra” alle Politiche per i giovani, Giorgia Meloni.
Quello che ricopre è un ruolo strategico per guardare al futuro e al Corriere Canadese spiega i suoi principali obiettivi per questa “missione” appena iniziata.
Tra le linee guida della politica del ministro Meloni spiccano la volontà di studiare strumenti concreti e quella di far trionfare la meritocrazia, in tutti i settori, partendo proprio dalla scuola.
Giorgia Meloni punta molto anche sulla mobilità intellettuale. Vede l’estero come un luogo di crescita per i giovani italiani, ma sottolinea le difficoltà del “rimpatrio” ovvero di un adeguato inserimento nel mondo del lavoro italiano. Tra i progetti per il futuro la volontà di favorire l’integrazione tra i ragazzi di origine italiana nel mondo, anche con la realizzazione di una conferenza universale dei giovani italiani.
Lei è il ministro più giovane della squadra Berlusconi, che cosa significa per lei questo ruolo?
«Non considero la mia giovane età come un titolo di merito. In qualche modo il mio ministero rientra, con alcuni altri quali la Salute o l’Istruzione, nel campo di quelle competenze ampiamente sociali che vedono coinvolti tutti i cittadini e che dunque impongono una responsabilità e una trasparenza ancora maggiori. Diciamo che “sfrutterò” la mia coetaneità rispetto ai giovani di cui sono stata chiamata ad occuparmi, cercando di offrire loro un aiuto partendo dalla mia condizione personale. Inoltre la mia esperienza di dirigente di un’organizzazione giovanile mi ha imposto di tenermi costantemente al corrente e di impegnarmi nelle tematiche più calde. Però non vorrei affrontare la questione giovanile esclusivamente in termini problematici vorrei, anzi, valorizzare i giovani come risorsa per la nazione, come un capitale sul quale investire».
Il ministero per le Politiche giovanili è stato istituito dal governo Prodi. Quali sono le differenze tra voi e chi vi ha preceduto?
«Come dicevo, i giovani devono essere considerati un capitale “naturale” del quale il Paese deve tenere conto non semplicemente in una ottica di giustizia sociale, ma proprio per il ritorno che i cittadini di domani potranno fornirci in termini di innovazione, di produttività, di crescita culturale, di sviluppo sociale e di progresso economico. Vorrei che ci fosse una discontinuità sostanziale rispetto al vecchio governo su tutte quelle misure “una tantum” che ritengo inadeguate alla soluzione dei mille problemi che affliggono i giovani. Questo vale anche per tutti i giovani italiani nel mondo che finora non sono stati valorizzati debitamente. Oggi i nostri connazionali sono inseriti a tutti i livelli nelle società dove hanno scelto di vivere e si tratta di un patrimonio che non abbiamo mai saputo sfruttare a vantaggio di tutti. Non dobbiamo allentare questo legame di sangue che ci unisce, anzi dobbiamo irrorarlo continuamente. Proprio come fanno altre comunità nazionali, etniche e religiose. In particolare, intendo favorire l’integrazione tra i giovani italiani nel mondo. Di concerto con il sottosegretario Alfredo Mantica, stiamo proprio in questi giorni curando la realizzazione della prima vera conferenza universale dei giovani italiani che sono nati e vivono all’estero. Sarà un’occasione preziosa per fare il punto della situazione e studiare le migliori iniziative da porre in essere nei prossimi anni».
Quali sono a suo avviso i principali problemi del mondo giovanile?
«Il considerare i giovani come risorsa vuol dire garantire loro una effettiva, piena potenzialità. Un mercato del lavoro che consenta un ricambio generazionale comporta una disponibilità delle generazioni precedenti che talvolta manca. Il mercato immobiliare, ad esempio, ha vissuto anni di crescita speculativa, senza che da parte delle amministrazioni si delineasse una strategia di avvicinamento alla domanda, composta in parte proprio dai giovani che cercano di realizzare una loro indipendenza domiciliare. L’offerta di vendite e di affitti è al di fuori della loro portata, tranne che per coloro che hanno una famiglia in grado di supportarli. Il governo Berlusconi ha inserito nel Dpef il “piano casa” proprio per garantire il diritto alla casa alle categorie più deboli della nostra società. Tra queste, le giovani coppie a basso reddito e gli studenti fuori sede».
Lei ha dichiarato che i giovani italiani sono abituati al sistema malato delle raccomandazioni e che bisogna intervenire in maniera concreta contro questa abitudine alla scorciatoia. Come?
«Molti problemi dei giovani e del Paese nascono da una sorta di inquinamento culturale, che è in qualche modo il brodo di coltura delle scelte errate dal punto di vista professionale e personale. Le faccio un paio di esempi. Si formulano spesso ipotesi di riordino del comparto scuola-formazione, insistendo sugli aspetti della meritocrazia, della esigenza di premiare il valore, di qualificare l’offerta formativa per avvicinare il mondo accademico e scolastico a quello del lavoro, colmando un vuoto oggi molto ampio. Ma, probabilmente per populismo, non si chiarisce che la dinamica del mercato prevede un ruolo attivo della domanda e dunque, se gli studenti e le famiglie non pretendono una formazione severa, selettiva, assumendosi gli oneri conseguenti in termini di impegno, nessun miglioramento sarà mai possibile. I genitori devono imparare a scegliere le scuole in base alla reale capacità che esse offrono di selezionare gli studenti in base al merito e di premiare i migliori con reali opportunità di ingresso nel mondo del lavoro e della formazione superiore. Se chiedono facili promozioni e solidarizzano con i figli contro gli insegnanti a prescindere avallano la tendenza lassista di cui le strutture formative sono già impregnate, nel tentativo di garantirsi un consenso ampio, maggiori iscrizioni e con ciò finanziamenti più alti. Tutto diventa una gara al ribasso. Un fenomeno analogo si verifica nel mondo universitario e delle professioni: atenei, ospedali, sono spesso sotto inchiesta per casi di baronato, di notabili che si accerchiano di fedelissimi non sempre capaci ma ai quali li lega un rapporto di parentela o di interesse privato. Quando queste metastasi emergono ci scandalizziamo. Ma se gli assistenti, i ricercatori, i giovani precari inseriti nel sistema ai gradini più bassi continuano a compiacere i loro baroni di riferimento, per paura di essere cacciati o nella speranza di avanzare in carriera, il sistema resterà immutato. Dobbiamo tutti renderci conto che l’esigenza di moralizzazione, premessa ineludibile di un miglioramento del percorso che porta i giovani all’ingresso nella società, richiede anche da parte nostra, di ciascuno di noi, una profonda autocritica e un atto di coraggio».
L’Italia ha assistito e assiste ad una continua “fuga di cervelli”. Che cosa dice ai giovani che sono costretti a lasciare il Paese per cercare di svolgere il loro lavoro?
«Chiariamo intanto che la mobilità intellettuale, di per sé, non soltanto non è un male, ma anzi rappresenta un passaggio fondamentale della crescita professionale e culturale del giovane. Non deve dunque spaventarci l’esperienza che molti ragazzi, spesso i più brillanti, conducono oltre confine. Il problema è quello del saldo passivo, pesantissimo, che vede il sistema Italia attrarre pochissimi cervelli stranieri, poiché sono sgomentati soprattutto dalla farraginosità burocratica, più ancora che dalle condizioni non competitive sul piano retributivo e dalla mancanza di facilities, e quello del non ritorno dei nostri giovani dopo un primo step all’estero. I problemi sono essenzialmente: difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e di avanzamento di carriera. Si può decidere di attendere fino a 35-40 anni per una stabilizzazione se, dopo, si è sicuri di scalare gli altri gradini velocemente e con forti miglioramenti salariali. Oppure, al contrario, ci si può arrendere a una lenta progressione in cambio di un accesso celere. Da noi si verifica l’intreccio più penalizzante, retribuzioni basse e precariato prolungato sine die. Di nuovo, mi chiedo se ci rendiamo conto che questo comporta, per una sorta di risparmio immediato nell’investimento, un danno esponenzialmente maggiore in futuro, quando questi cervelli rendono con gli interessi al Paese che li accoglie. Capovolgere la nostra attuale miope visione comporta però – ribadisco – una assunzione corale di responsabilità, accettare che la condizione per un sistema meritocratico davvero premiale è una selezione inflessibile».
La droga è un problema ancora attuale e che spesso riguarda proprio il mondo dei giovani, come intervenire?
«La droga sta cambiando drammaticamente, nel senso che non è più una modalità di evasione conflittuale dalla realtà, una forma di opposizione e di fuga insieme dalla normalità, ma è entrata nella normalità stessa, è stata accettata. La droga oggi è il tiro di coca del weekend, la pasticca da pochi euro mixata con il vinaccio da due soldi comprato prima di andare in discoteca, è la poliassunzione, è la cannabis dilagata a livelli endemici nella comune considerazione che tanto più o meno si tratta di una sigaretta. E poi, purtroppo, la droga è aumento degli incidenti stradali mortali e non, delle crisi famigliari a volte risolte in un fatto di sangue, delle crisi cardiache correlate all’uso di coca… Ma a tutti fa comodo girare la testa e far finta di niente. Per questo credo che non sia un dramma da affrontare in termini generazionali: il tossicodipendente cronicizzato, l’età media degli utenti di Sert e comunità è salita a 35 anni, va di pari passo con l’abbassamento dell’età della prima canna. Il fenomeno richiede una risposta complessiva e coordinata che sia insieme repressiva e di supporto solidale al disagio, non di mera riduzione del danno».
Istruzione e formazione sono strettamente legati al mondo dei giovani. Quali sono i principali problemi?
«Mi pare che il ministro competente, la collega Gelmini, si stia muovendo bene. In tal senso vedrei bene un sistema di premio al merito e al bisogno – che, ricordo, è statuito anche dalla Costituzione – con la previsione anche di un aumento consistente dei costi diretti di iscrizione e frequenza di scuole e università, da cui poi scalare in base al reddito familiare e personale e al successo didattico. Forse non riflettiamo abbastanza sul fatto che un sistema apparentemente gratuito e qualitativamente livellante costringe le fasce meno abbienti, che in proporzione abbandonano prima gli studi, a pagare le strutture utilizzate dalle famiglie con maggiore reddito».
Ci sono dei Paesi da prendere ad esempio per le politiche giovanili? Se sì, quali e perché?
«Sarebbe facile rispondere i Paesi del Nord Europa, da sempre avanzati sul piano della garanzie sociali, ma anche la Francia per alcune misure molto minute di assistenza alle giovani coppie che stanno mettendo su famiglia. In minor parte gli Stati Uniti, dove è senz’altro invidiabile la facilità per i giovani di fare ingresso nel mondo del lavoro e dove vige una certa meritocrazia, anche se troppo condizionata dalle imprese. Però gli Usa hanno un mercato del lavoro del tutto diverso dal nostro in cui esodi e rientri sono continui e comunque, anche lì, non privi di risvolti drammatici, con esuberi di lavoratori anche maturi che faticano a reinserirsi. Quello che è più preoccupante è che anche Paesi in via di sviluppo ed emergenti come Cina e India, e in generale quelli estremo orientali, adottano una politica d’innovazione e di investimento nella formazione che è più dinamica della nostra. Detto ciò, credo che l’Italia abbia un dna positivo sul quale può fare affidamento e nel quale la tutela della famiglia, anche come supporto sociale, è un valore da non disprezzare».
Giovani e politiche. Oggi assistiamo a un rapporto conflittuale. Perché un giovane dovrebbe avvicinarsi ad un partito politico?
«La mia esperienza personale è in questo senso molto particolare: a 31 anni ho speso metà della mia vita in politica attiva e credo che questo mio particolare curriculum abbia giocato un ruolo nella scelta di chi mi ha voluto in questo posto. Invito tutti i giovani che vogliono migliorare il loro futuro a prendersene carico pienamente, non solo sul piano della formazione privata ma anche su quello dell’impegno pubblico. Winston Churchill osservava acutamente: “Puoi anche disinteressarti della politica, ma la politica comunque si interesserà di te”. Tanto vale prendersene cura e provare a farne una migliore di quelle fatte in passato».

Data pubblicazione: 2008-07-17 Articolo di di LAYLA CRISANTI
Indirizzo pagina originale: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=76888


Istituzione del fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie: un altro importante traguardo raggiunto dal governo

16 luglio 2008 ore 1:26 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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“L’approvazione dell’emendamento che istituisce il fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie, da parte delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera riunite, è un altro importante traguardo raggiunto dal governo”. E’ quanto afferma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni che spiega: “Il fondo, che prevede un’erogazione di 24 milioni di euro in tre anni, servirà a sostenere le spese delle giovani coppie che oggi con grande difficoltà progettano l’acquisto di una casa, senza poter contare sull’aiuto delle rispettive famiglie, su agevolazioni bancarie o impieghi fissi. Si tratta di un’ulteriore tassello apposto dalla maggioranza per garantire il ‘diritto al futuro’ delle giovani generazioni, primo dei quattro obietti programmatici individuati dal ministero della Gioventù”.

“Il fondo – aggiunge il ministro – completa il ‘piano casa’ già inserito nella manovra economica di quest’anno. Un obiettivo raggiunto – conclude Meloni – anche grazie ai parlamentari Marino Zorzato, Marco Marsilio e Massimo Corsaro che voglio ringraziare per il preziosissimo lavoro svolto in commissione”.


Più accessi gratuiti al web per i giovani

13 luglio 2008 ore 10:38 am | In Interviste, Notizie | Nessun commento
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Lo propone Giorgia Meloni rispondendo alle domande che gli utenti del canale UGC adnkronos.giovani.it le hanno rivolto sul forum on line. GMC Adnkronos per e con i giovani

Roma, 11 lug. (Ign) – ”Più accessi a internet a basso costo per i giovani” e ”’access point’ gratuiti al web attraverso la tecnologia wi-fi e la prossima WiMax”. E’ la proposta che il ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, lancia risponendo alle domande che i giovani le hanno posto sul web attraverso il canale UGC adnkronos.giovani.it, nato dalla collaborazione tra il Gruppo Adnkronos e Studenti Media Group. Ma le risposte del ministro non si sono limitate alla connettività internet. La Meloni ha dato consigli ai giovani e chiarito quali saranno le proposte che porterà al governo di cui fa parte a proposito di altri temi ’scottanti’ sui quali gli utenti di Adnkronos Giovani le hanno posto diverse domande: precariato, istruzione, sicurezza, sport e peer to peer. Con una sorpresa: a un utente che le chiedeva se avesse mai scaricato musica o film gratuitamente dalla rete, la Meloni ha risposto ironicamente: ”No comment! Tremonti ci legge!!!” Ecco di seguito le risposte:

CONNETTIVITA’

”Internet è a tutti gli effetti un’infrastruttura, così come strade, ferrovie, centrali energetiche, etc. E’ ora che in Italia migliori la qualità del servizio in tutte le zone della Nazione ed è tempo che le condizioni, anche economiche, di accesso al web siano alla portata di tutti, in particolare dei giovani e, perché no, degli anziani. Ho in mente ad esempio di aumentare notevolmente gli ‘access point’ pubblici gratuiti al web attraverso la tecnologia wi-fi e la prossima WiMAX. Proporrò ai ministri competenti l’idea di dotarne molti edifici pubblici (gli uffici postali ad esempio) perché siano a disposizione dei clienti. Cercherò anche un confronto con gli Enti locali affinché favoriscano l’aumento delle aree pubbliche di accesso. E’ inoltre mia intenzione promuovere la diffusione e l’utilizzo di software freeware ed open source che contribuiscano notevolmente ad abbattere i costi di accesso al mondo informatico. ‘Liberare’ internet significa liberare energie creative ed imprenditoriali e quindi creare economia. Il mio obiettivo è convertire il cosiddetto Digital Divide in una Unità Digitale, da non intendersi assolutamente come uniformità ma al contrario come una Comunità in cui valorizzare le differenze. Ad ulteriore conferma del mio impegno in questa direzione posso anticipare che intendo modificare l’impostazione del nuovo sito internet del ministero della Gioventù: non può essere una semplice vetrina, ma il portale di accesso a una lunga serie di informazioni e servizi destinati ai giovani. Il sito istituzionale deve dare la possibilità di partecipare a un sistema di effettiva interazione tra l’istituzione e gli utenti. L’home page del sito sarà dedicata ogni mese ad un tema sociale di particolare rilevanza e intorno all’argomento sviluppare iniziative di varia natura. Realizzare una sorta di rivoluzione orizzontale in cui il rapporto tra giovani e istituzione possa essere ridefinito e migliorato sensibilmente”.

ISTRUZIONE

”Le ansie degli studenti sono pienamente comprensibili. Anche l’istruzione è una infrastruttura fondamentale, anzi, il muro maestro su cui edificare il futuro dei giovani e quindi della Nazione. Lo Stato ha l’obbligo di investire in questo settore. Per rispondere in maniera più specifica al quesito di Camilla (uno degli utenti che ha chiesto se sia meglio, dopo la maturità, accettare un lavoro anche non esaltante o proseguire gli studi, ndr), posso affermare che trovarsi di fronte all’opzione tra un lavoro non esaltante dopo le superiori o il proseguimento del corso di studi è chiaramente una scelta soggettiva dettata da vari fattori: eventuali condizioni di stretta necessità economica, le aspirazioni ed il talento di ognuno. Per talento intendo anche le capacità di un giovane di cimentarsi in attività lavorative: penso al mondo dell’artigianato ad esempio, risorsa a cui l’Italia sembra aver ormai rinunciato. Ritengo comunque importante che il proseguimento degli studi sia una scelta consapevole e non, come spesso accade, un’area di parcheggio in cui svilire le energie dei ragazzi. La maggiore meritocrazia è uno dei quattro punti delle linee guida della mia azione di ministro: la ‘rivoluzione del merito‘. Così come ho appena esposto alla Commissione Affari Sociali della Camera posso dire che dal ‘68 in poi l’egualitarismo ideologico ha imposto che, pur partendo da situazioni diverse, tutti dovessero raggiungere lo stesso obiettivo. Noi, invece, vogliamo fornire a tutti le stesse opportunità di partenza e consentire a ciascuno di misurarsi. Vogliamo lasciare che il talento, l’applicazione, l’impegno, la serietà e, più in generale, i valori positivi, facciano la differenza. Illustro brevemente due iniziative in questo senso già avviate. Per quanto riguarda gli elevatissimi costi dei corsi di studi ho pensato, insieme al Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, di rivitalizzare il Prestito d’Onore, previsto dalla legge 390/1991 e purtroppo completamente dimenticato. Un’altra opportunità di credito è costituita dall’accordo stipulato tra l’allora ministro Melandri e l’ABI, conosciuto come ‘Diamogli credito’. Iniziativa lodevole che però, visti i limitati importi erogabili, non rappresenta una efficace soluzione al problema di garantire agli studenti risorse economiche sufficienti per sostenersi nel periodo di apprendimento. E’ intenzione del Ministero verificare la praticabilità di rinegoziare questo accordo con gli istituti di credito, affinché i prestiti erogati rappresentino un concreto supporto per gli studi. Questi strumenti devono funzionare come leva per la responsabilizzazione del giovane, come incentivo a migliori performance nella durata e nel successo degli studi. Un altro provvedimento è quello in via di definizione con il ministro Brunetta: l’intenzione di redigere un piano per selezionare i migliori talenti, attirarli nella Pubblica amministrazione e trattenerli offrendo loro delle possibilità di educazione e formazione eccellenti e di avanzamento veloce di carriera. Il piano, che chiameremo ‘dei mille talenti’, potrebbe essere strutturato in diversi programmi, coordinati fra di loro, attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio e la migliore formazione possibile, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali. Questo non è un provvedimento ’statalista’ bensì un forte segnale rivolto al mondo del lavoro nel suo complesso perché finalmente la meritocrazia sia il criterio-guida dell’economia e della società italiana”.

PRECARIATO

Il tema è molto delicato e merita qualche spiegazione in più. ‘Diritto al futuro’, un insieme di misure volte a combattere la condizione di precarietà con la quale i giovani si confrontano giornalmente, provvedimenti da porre in essere di concerto con altri colleghi di governo. Il precariato è un male da combattere, su questo non esistono differenti vedute tra le forze politiche. Sul totale del lavoro dipendente, circa l’87% è composto da rapporti a tempo indeterminato, percentuale rimasta tendenzialmente stabile nel tempo. Un mercato del lavoro, quindi, che nel complesso sembra funzionare, o quanto meno sembrerebbe migliorato rispetto al passato. Allora perché è così forte la percezione di instabilità per moltissimi giovani? Le risposte sono molteplici: anche se in termini percentuali la quota di lavoratori precari è rimasta costante, in termini assoluti questa è aumentata all’aumentare dell’occupazione. A fronte di una sempre maggiore flessibilità, nasce nella società un atteggiamento negativo verso chi ha un contratto a tempo determinato. Penso alla questione del credito e al fatto che i primi a non volersi emancipare dal mito del posto di lavoro fisso sono, con il loro atteggiamento, proprio gli istituti di credito. Il ministero della Gioventù non può che operare nella direzione di una società che si adegua al mercato del lavoro che cambia. E’ questo il segnale che ha voluto dare il Governo assegnando al Ministero della Gioventù i fondi introdotti nell’art. 1 del c.d. Protocollo Welfare (Legge 247/2007) e rivolti ai giovani lavoratori atipici e all’imprenditoria giovanile. Mi impegnerò affinché questo governo sviluppi strumenti capaci di rendere la flessibilità una finestra di ingresso nel mondo del lavoro piuttosto che una condizione di incertezza permanente. Per questo, con l’intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, auspico il credito di imposta per chi stabilizza i lavoratori precari, l’introduzione del voucher formativo per i giovani durante i periodi di inattività e strumenti reali di flex security capaci attutire il timore per la flessibilità lavorativa. Occorre, però, un migliore coordinamento tra formazione e lavoro – stage e apprendistati – e un rafforzamento degli strumenti di collegamento tra domanda e offerta di lavoro, con un maggiore coinvolgimento di strutture pubbliche e private, prime fra tutte le Università. E’ necessario anche garantire la severa applicazione della Legge Biagi nella parte volta a impedire gli abusi e le distorsioni nell’utilizzo di contratti atipici. Un contratto a progetto non significa svolgere un lavoro subordinato, oppure essere assunti attraverso le agenzie interinali e poi vedere il proprio contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi per anni, pur svolgendo la stessa, specifica, mansione. Infine, occorre anche garantire il diritto all’occupabilità. Come sostiene il Ministro Sacconi, i giovani devono essere messi nelle condizioni di lavorare anche quando si tratta di conciliare il lavoro con lo studio, o con esperienze di breve durata nei periodi estivi, in forma saltuaria, senza che ciò debba passare per lavoro nero o irregolare. Su questo reputo molto utile l’utilizzo del ticket per il lavoro accessorio. Detto ciò, si deve rivolgere l’attenzione anche all’imprenditoria giovanile. Il ministero della Gioventù vuole promuovere tra i giovani anche la cultura d’impresa. I giovani decisi ad avviare una impresa hanno purtroppo degli svantaggi differenziali rispetto ai più anziani: fra questi sempre il credito rappresenta uno dei primi fattori penalizzanti. Inoltre i giovani imprenditori giungono sul mercato senza neanche avere un bagaglio di esperienze che possa almeno in parte compensare la carenza di formazione tecnico-professionale alla creazione di impresa. L’impegno pubblico va mantenuto nella promozione di nuove aziende giovani. Iniziative come quella del cosiddetto ‘prestito d’onore per l’impresa’, che hanno contribuito a creare migliaia nuove imprese individuali, stanno avendo un grande effetto sulla dinamica imprenditoriale Italiana e su una nuova cultura economica. E’ dunque un mio obiettivo promuovere, attraverso il Fondo delle Politiche Giovanili, azioni di supporto allo start-up, sviluppo d’impresa e autoimpiego da attuarsi tramite il coinvolgimento di enti pubblici e privati. In particolare, penso a progetti sperimentali di promozione della cultura d’impresa da realizzare in collaborazione con le Università Italiane, alla possibilità di promuovere di concerto con i ministeri competenti e le organizzazioni imprenditoriali centri che possano offrire consulenza gratuita ai giovani nella fase di avvio e di gestione, e a offrire la possibilità di mettere in contatto il capitale di rischio con i giovani imprenditori. Tra le iniziative che intendiamo promuovere di concerto con i ministeri competenti, inoltre, c’è la necessità di operare una seria semplificazione della normativa, come quella inserita nella Finanziaria e destinata a favorire la nascita di imprese in un giorno e intendiamo adoperarci per introdurre un regime fiscale agevolato per le società di persone composte da giovani non occupati, come primo passo verso la sperimentazione di un periodo di no-tax per le nuove iniziative imprenditoriali dei giovani”.

SICUREZZA

”La sicurezza non è un capriccio da ricchi borghesi, per intenderci: quelli con il garage sotto casa, gli allarmi sofisticati, le auto con l’antifurto satellitare, etc… La sicurezza è un diritto dei più deboli: di coloro che lavorano di notte, che prendono i mezzi, che se gli rubano la pensione non mangiano per un mese, che non hanno la forza per difendersi dalle aggressioni. Per questo dobbiamo occuparcene con serietà ed efficienza. Per quanto riguarda i rom e le impronte digitali, ho imparato a diffidare di chi predica la solidarietà passiva. Lo sfruttamento dei minori non si combatte semplicemente distogliendo lo sguardo dall’altra parte, ma intervenendo. Avete mai sentito parlare dei ‘bambini ombra’? Sono quei bambini mai registrati all’anagrafe. E ‘i diritti dell’infanzia’? E ‘il superiore interesse del fanciullo’? E i casi come quelli del piccolo nomade di 4 anni trovato a Milano vestito da bambina, con i capelli lunghi, le unghie laccate e nudo sotto il vestitino? ‘Posizionato’ per attirare i pedofili. In molti campi nomadi purtroppo succede anche questo. Fortunatamente non solo questo, ma purtroppo anche questo. Chi sono quei bambini in attesa del pullmino che li porta ogni giorno, non a scuola, ma a delinquere, ad accattonare, a prostituirsi? Sono i ‘bambini ombra’. I più poveri dei poveri, i più soli dei soli. Non hanno identità, non vanno a scuola, non sono vaccinati. Ed allora ben vengano le impronte digitali per i minori nomadi e, aggiungo, ben venga la carta di identità per tutti i minori, esistente già in altre nazioni con ottimi risultati. Sono gli unici strumenti a nostra disposizione per tutelare il diritto all’infanzia di questi bambini. Ahimé, tali mezzi sono pochi, fastidiosi ed insufficienti, ma è sempre meglio che il nulla”.

SPORT

”La delega allo Sport, precedentemente in carico a questo ministero, è stata assegnata al Sottosegretario Crimi, per una più razionale ed oculata gestione del settore sportivo in Italia. Ovviamente ciò non significa che il mio interesse nei confronti dello sport sia scemato: esso è uno dei ‘canali’ in cui i giovani italiani amano esprimersi di più, sia praticandolo che seguendolo. Credo fermamente nel concreto sostegno dello Stato, sotto varie forme, a coloro che praticano attività sportive perché esse forniscono un contributo di formazione fisica, morale e valoriale importantissimo nonché un apporto all’imprenditorialità e all’economia. Non sono d’accordo però con l’ingerenza dello Stato negli organi di autogoverno dello sport. Vedrei la cosa come un pericoloso e vigliacco tentativo di appropriarsi di un mondo che genera così tanta passione nelle persone, al di là del colore politico: la Nazionale di calcio ad esempio (nonché le altre squadre nazionali, a cominciare da quella di rugby) rappresenta la Comunità Italiana nella sua interezza. Non sarebbe giusto che un Governo intervenisse fattivamente nelle questioni delle federazioni sportive. Gli stipendi dei calciatori? E’ vero, certe cifre fanno girare la testa, soprattutto in momenti difficili come questi, ma altre cifre, in altri settori della vita pubblica italiana fanno girare qualcos’altro a molto nostri concittadini…Comunque credo che nessun sportivo obblighi i dirigenti ad erogare i lauti compensi. Il mercato fa il prezzo. Facciamo inoltre una considerazione: quanto indotto c’è intorno ai personaggi dello sport? Ecco, Francesco Totti ad esempio. In una città come Roma un personaggio come Totti significa lavoro per radio, televisioni, quotidiani, pubblicità. Insomma, economia e posti di lavoro”.

PEER TO PEER

Alla domanda se ho mai scaricato musica o film dalla rete rispondo…no comment! Tremonti ci legge!!! Per quanto riguarda la difficoltà del file sharing legale a causa dei disservizi sulla velocità delle connessioni vale la risposta data in precedenza. L’elevato prezzo in Italia di cd e dvd ha incoraggiato non poco il download illegale di opere tutelate da copyright. I principali fruitori di questi prodotti artistici sono proprio i giovani, cioè quelli meno dotati finanziariamente. In particolare, fino a quando il costo della musica sarà fuori dalla portata di troppi giovani italiani, mi resterà difficile condannare coloro che scaricano canzoni da internet. E’ vero, molte aziende del settore dovrebbero forse rivedere le loro politiche commerciali, ma dal momento che lo Stato appone l’Iva al 20% sui cd, conseguentemente sale il prezzo… Purtroppo, la musica non viene considerata un prodotto culturale, come i libri che hanno l’Iva al 4%. E la cosa peggiore è che su questo punto siamo soggetti alla normativa europea! Ne ho parlato con Tremonti, ha condiviso le mie (nostre) ragioni ed ha avanzato ufficialmente a Bruxelles una proposta del governo italiano nella quale si chiede di uniformare l’Iva sui cd musicali a quella sui libri. Staremo a vedere, non sarà semplice, ma se ci riusciamo e cala il prezzo dei cd, a quel punto non ci saranno più scuse. E ci ritroveremo da soli, davanti al nostro computer ed alla nostra coscienza”.

RISPOSTA AL POST DI VALE87

Mi auguro di aver risposto in precedenza a questo comprensibile sfogo. C’è una cosa che voglio aggiungere. L’amarezza e la delusione che traspare è più che giustificata e assolutamente verosimile nei contenuti. Mi auguro che tu possa recuperare ed apprezzare l’importanza dei sacrifici fatti durante il tuo corso di studi e che magari molto presto possa dire che finalmente qualcosa sta cambiando: sarebbe l’unico vero motivo per cui sia valsa la pena affidare a me l’incarico gravoso di ministro della Gioventù.

Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.2330259056


Olimpiadi: Meloni, bene Gasparri su Dalai Lama a cerimonia apertura

11 luglio 2008 ore 1:27 pm | In Notizie | Nessun commento
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“Condivido la proposta del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, perché l’invito al Dalai Lama alla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici di Pechino darebbe un senso ed un alto valore simbolico alla presenza di capi di stato e di governo. La sua partecipazione rappresenterebbe un grande messaggio per affermare i valori della libertà che il governo cinese calpesta all’interno dei suoi confini e particolarmente in Tibet”. E’ quanto afferma il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni.


Pechino 2008: Meloni, invitare Dalai Lama a cerimonia apertura

11 luglio 2008 ore 10:39 am | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commento
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Roma, 11 lug. (Adnkronos) – ”Condivido la proposta del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, perche’ l’invito al Dalai Lama alla cerimonia inaugurale dei giochi olimpici di Pechino darebbe un senso ed un alto valore simbolico alla presenza di capi di stato e di governo. La sua partecipazione rappresenterebbe un grande messaggio per affermare i valori della liberta’ che il governo cinese calpesta all’interno dei suoi confini e particolarmente in Tibet”. Lo afferma il ministro della Gioventu’, Giorgia Meloni.

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