“Politica zero” un film documentario su Giorgia Meloni
26 ottobre 2007 ore 7:44 am | In Appuntamenti, Notizie | 1 CommentoTag:Documentario, Massimo Coppola, Politica zero
“Politica Zero”, film di e con Massimo Coppola che nasce dall’esperienza del programma Avere Ventanni, andrà in onda domani alle 20 su Mtv. La stessa rete aveva trasmesso il viaggio-inchiesta in forma di documentario tra giovani italiani (e non solo) fatto senza limiti regionali, sociali e ideologici, per dare voce a fatti e persone poco rappresentative, e soprattutto poco rappresentate, nell’attuale Italia televisiva.
Scritto e diretto da Massimo Coppola, Giovanni Giommi, Alberto Piccinini è il primo film interamente prodotto da Mtv Italia.
Racconta la politica e l’Italia vista con gli occhi di una generazione che sembra esistere solo nelle conversazioni salottiere e massmediologiche degli adulti: i ventenni.
Protagonisti del documentario sono infatti quattro giovani candidati (due della Cdl e due dell’Unione), seguiti dalla vigilia del cruciale appuntamento elettorale del 9 e 10 aprile 2006 fino al post elezioni: Giorgia Meloni (An), 29 anni, di Roma, segretario nazionale di Azione Giovani. Arturo Scotto (Ds), 28 anni, di Torre del Greco (Na). Mara Carfagna (Fi), 30 anni, di Salerno, una carriera in Tv prima di scendere in campo. Francesco Caruso (Prc), 30 anni, di Benevento, ma candidato in Calabria.
tratto da: http://www.lospettacolo.it
Giorgia Meloni e Don Pierino Gelmini a L’Aquila
26 ottobre 2007 ore 7:33 am | In Appuntamenti, Notizie | Nessun commentoTag:Don Gelmini, Droga, L'Aquila
Giovedì 25 ottobre alle ore18,30 a L’Aquila presso la Sala Eden si terrà una manifestazione dal titolo “Giovani contro la Droga” organizzata dal Coordinamento Regionale di Alleanza nazionale e dalla Federazione Provinciale di Azione Giovani L’Aquila .
Alla manifestazione parteciperanno la vice-presidente della Camera dei Deputati e Presidente Nazionale di Azione Giovani on.Giorgia Meloni, il neo-coordinatore regionale di Alleanza Nazionale e consigliere regionale dott. Fabrizio Di Stefano e Don Pierino Gelmini, fondatore e animatore della Comunità Incontro Onlus; la Comunità Incontro ha oltre 150 sedi presenti in Italia e nel resto del mondo e – nel corso della sua quarantennale attività – ha offerto conforto a tanti bisognosi e ridato una speranza di vita a chi la stava smarrendo nel doloroso abisso della droga.
I lavori saranno coordinati dal Guido Liris commissario di Azioni Giovani di L’Aquila.
A seguire ci sarà una cena di beneficenza con Don Gelmini il cui ricavato sarà interamente devoluto in favore della Comunità Incontro.
Roma – Meloni consegna premio “Bamboccione 2007″
25 ottobre 2007 ore 12:00 pm | In Notizie | Nessun commentoTag:Bamboccioni, Prodi
Da Azione Giovani l’invito per l’attuale Governo ad andare a casa. Si concludono cosí le “Olimpiadi del precariato”
Il tiro alla fune ‘della soglia di povertà’, la corsa ad ostacoli con una tenda e un cartello “mutuo casa” al traguardo, il GP (Gran Precario) per aggiudicarsi contratti di collaborazione annuali e semestrali e “l’attesissima sfida del palloncino”, un tutti contro tutti per conquistare un contratto a tempo indeterminato: questi alcuni dei giochi organizzati da Azione giovani Roma questo pomeriggio davanti piazza Montecitorio nella seconda edizione delle “Olimpiadi del Precariato”.Dietro al lungo striscione “Precariato: un’invenzione sinistra” i ragazzi del movimento giovanile di Alleanza nazionale hanno lanciato la loro provocazione contro il governo Prodi con la goliardia di sempre. Ambito premio del pomeriggio il “Bamboccione 2007″, conferito alla squadra vincitrice da Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera dei deputati e presidente nazionale di Azione Giovani che ha chiesto all’Esecutivo “di prendere in considerazione quanto prima la proposta di legge n° 2130, che prevede la defiscalizzazione per le nuove imprese giovanili, la possibilità di accesso al credito e ai mutui anche ai giovani con un contratto atipico attraverso il ripristino del fondo di garanzia e l’introduzione il prestito d’onore finalizzato alla formazione”.Quando si parla di precariato la sinistra dimentica che le prime forme di lavoro atipico sono state introdotte in Italia proprio dal governo Prodi, che nel ‘97 approvó il cosiddetto ‘pacchetto Treu’. Finora nessun provvedimento è stato adottato per favorire i giovani precari, anzi, Paoda Schioppa ci ha definito dei “bamboccioni”, dichiara Federico Iadicicco, presidente di Ag Roma che conclude: “Consideriamo eroi del III millennio quei giovani che oggi hanno il coraggio di costruirsi una famiglia nonostante la precarietà e chiediamo ai veri bamboccioni della sinistra di liberarci da questo governo, andando a casa” (red).
tratto da Formiche.net
Presentato il volume “La Guida 2007 viaggio nell’Italia a denominazione comunale”
24 ottobre 2007 ore 1:22 pm | In Notizie | Nessun commentoTag:Denominazione comunale
Giorgia Meloni: la nostra tradizione a servizio al futuro
Oltre novanta Sindaci si sono ritrovati questa mattina alla Sala del Cenacolo di Palazzo Valdina a Roma, per la presentazione de “La Guida 2007, un viaggio nell’Italia a denominazione comunale”. Presenti alla conferenza stampa Riccardo Lagorio, autore del volume e presidente di Assode.co, Giorgia Meloni, Vicepresidente della Camera dei Deputati, Marcello Masi, vicedirettore del tg2, Francesco Lollobrigida, consigliere della Regione Lazio, Orazio Olivieri, esperto di prodotti tipici e Osvaldo Napoli, vicepresidente Anci. Nel corso del suo intervento Giorgia Meloni ha dichiarato: “L’accurato lavoro di Riccardo Lagorio potrebbe apportare un sostegno importante alla crescita economica dell’Italia che deve fare della specificità e dell’unicità dei suoi prodotti tipici quelle armi in più in grado di fare la differenza. Oltre al rilancio della crescita economica, la scoperta dei prodotti a denominazione comunale comporta poi una crescita culturale: ogni alimento, ogni ricetta, ogni appuntamento riportati in questa guida raccontano una piccola parte di storia italiana. Investire sulla nostra tradizione culinaria e su ognuno di questi prodotti significa perciò difendere quel identità culturale che essi racchiudono, mettendola a servizio del nostro futuro”.
Al termine i sindaci e gli amministratori locali presenti hanno presentato i loro prodotti a denominazione comunale e le numerosissime asso.deco presenti in tutta Italia, premiando Giorgia Meloni per la sensibilità mostrata.
Contestualmente alla conferenza è stata allestita la mostra dei prodotti tipici a denominazione comunale. Oltre ai numerosissimi vini, da segnalare, la scapece di Botrugno, la salsiccia di castrato di Breno, il caso peruto di Ruviato. La torta di fichi d Albarola di Vigolzone, il pastinocello di Stazzema, la torta di patate di Farini, il tembea di Magasa, la grappa di Silvano d’Orba, le pesche sciroppate di Travedono Monate, il fatuli di Bezo Demo e i pnun di Lavaldigi di Savigliano.
Precariato appuntamento in piazza Montecitorio
24 ottobre 2007 ore 8:29 am | In Appuntamenti, Comunicati Stampa e Dichiarazioni, Notizie | Nessun commentoTag:Bamboccioni, Padoa Schioppa, Precariato, Prodi
“Precariato: invenzione sinistra”: questo lo striscione di apertura della seconda edizione delle “Olimpiadi del Precariato” organizzate per il 24 ottobre da Azione Giovani Roma. I ragazzi del movimento giovanile di Alleanza nazionale si ritroveranno a Piazza Montecitorio per contendersi il titolo di “Bamboccione 2007”, che sarà assegnato al termine di una competizione a squadre “serrata”.
Il tiro alla fune ‘della soglia di povertà’, la corsa ad ostacoli con una tenda e un cartello “mutuo casa” al traguardo, il GP (Gran Precario) per aggiudicarsi contratti di collaborazione annuali e semestrali e “l’attesissimo” gioco del palloncino, un tutti contro tutti per conquistare un contratto a tempo indeterminato: questi alcuni dei giochi goliardici organizzati dai ragazzi di Ag.
Le medaglie, che saranno conferite dall’On. Giorgia Meloni, Vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente nazionale di Ag, raffigurano i volti di Prodi e Paoda Schioppa e saranno assegnate ai componenti della squadra vincitrice.
L’inizio dell’evento è previsto per le ore 16.00.
LA PICCOLA EVITA DI AN
20 ottobre 2007 ore 11:05 pm | In Notizie | Nessun commentoTag:Biografia, Giorgia Meloni
Giorgia Meloni, dalla Garbatella alla vicepresidenza di Montecitorio Dicono che succederà a Fini, lei sogna un marito da sposare in chiesa
Un giorno vai all’aeroporto. Incontri Veltroni, lo saluti, ti saluta. Poi, proprio mentre se ne va, lui tira fuori quell’aria paterna e ti dice: hai visto che già ti vogliono bruciare? Ma tu dai retta a me: sono tutte cazzate.
Un giorno, non molti giorni fa – narra un testimone – questo è accaduto all’onorevole Giorgia Meloni, vicepresidente trentenne della Camera dei deputati, leader di Azione giovani e, dicono gli esegeti del pensiero finiano (nel senso di Gianfranco Fini), possibile futuro leader di Alleanza nazionale. Giorgia, quindi, direttamente Giorgia, e non una consegna morbida del partito ai cosiddetti “colonnelli” – termine che, all’orecchio profano, evoca più o meno i cognomi di Gasparri, Alemanno, La Russa eccetera. Dicono gli esegeti che Fini non conferma ma ci ha pensato davvero. Che ci ha pensato anche se poi ha detto: tanti sarebbero i candidati, e quel posto, attualmente, non è vacante. Dicono che non l’ha pensato per imitare Silvio Berlusconi, per controbilanciare a destra la vis femminile di Michela Vittoria Brambilla – e insomma, sbottano gli esegeti: pure i giornalisti, con questi paragoni, suvvia, An è An, Forza Italia è Forza Italia, macché Meloni come la Brambilla, ma non vedete quanto sono diverse? E mica per i tacchi della Brambilla. Non vedete che Brambilla è un’imprenditrice e Meloni una politica di professione? Fini punta su Giorgia perché la ragazza la stoffa ce l’ha, ce l’ha da sempre, che c’entra Berlusconi. Giorgia sarebbe capace, sarebbe adatta, sarebbe la marcia in più, il nuovo che avanza. E’ giovane, sì, ma guarda che esperienza, quindici anni al partito, e allora perché no?
Perché no? Ma soprattutto perché, viene da chiedersi, l’onorevole Meloni fa così tanta simpatia al centrosinistra? A Veltroni, sì, ma pure ai giovani ex diessini (neodemocratici) con cui Giorgia litigava alle assemblee studentesche. Quelli che ora, in politica come lei, dichiarano ai giornali: è brava, con lei si può dialogare. Eppure Giorgia dice tutte le cose che dice Alleanza nazionale, e che l’ex diessino medio di solito rifugge. Meloni non ha mai edulcorato nulla. E’ tradizionalista sulla famiglia quanto un Adolfo Urso, ha dato dello Zelig al ministro Paolo Ferrero, che aveva il pugno di ferro con l’alcol e il guanto di velluto sulle droghe, ha detto al Magazine del Corriere che Romano Prodi è talmente innocuo che magari poterselo tenere per sempre. E’ contro la politica economica del governo, vuole rifare tutto in tema di politiche giovanili: la scuola gestita dalla sinistra fa pietà, il Sessantotto ha fatto acqua da tutte le parti, i figli dei sessantottini hanno imparato a volere tutto e subito e non sanno che cos’è la meritocrazia, i giovani non sono una categoria sociologica, per i precari il governo ha aumentato i danni, invece di ridurli, bisognava incentivare i mutui, non gli affitti. E’ pro life che più pro life non si può, ha paura delle derive eugenetiche, dice no a ogni relativismo etico, dice che il divorzio è un’ultima ratio e non un’opzione in campo. Si capisce che possa trovare convergenze nell’ala rutelliana del Pd, ma con i laici puristi di entrambi i poli? E con gli ex rossi che solo a sentir nominare An sentono scattare dentro di sé il retaggio di un rifiuto anni Settanta? Con quelli sarà più dura. E invece. Invece la Meloni ha un effetto calmante. L’effetto di una svolta di Fiuggi moltiplicata per mille. Uno di centrosinistra che serbi ancora qualche diffidenza verso l’ex Msi la guarda e dice: allora sono cambiati davvero. Sarà l’effetto Pd (quello che fa pensare: tra ex nemici si può parlare, destra e sinistra oggi cosa sono?), ma quando l’onorevole Meloni dice cose di accettabile trasversalità – boicotta Yahoo per i diritti civili in Cina, diamo voce alla generazione muta, bamboccioni siete voi (dove per voi si intende Tommaso Padoa-Schioppa e Giovanna Melandri) – uno pensa che, a voler essere previdenti sulle sorti del partito, Meloni di sicuro fa più presa al centro dei colonnelli, senza offesa per i colonnelli.
Detto questo, l’onorevole Meloni non vuole nemmeno sentirne parlare, della futura leadership (e certo c’è da capirla, tanto più se ci si mette pure Veltroni a fare la Cassandra). Nemmeno vuole pensarci – giacché si è appena abituata a gestire la Camera dei deputati, in quell’ufficio che sarebbe grande pure per cinque o sei persone, con quei mobili di severa magniloquenza giallognola, e quelle sedie giganti che pare di essere nel mezzo di un pomeriggio invernale quando i genitori escono e tu ti metti a giocare in camera loro, e tutto ti sembra enorme, e neanche se la cerchi d’impegno la trovi, là dentro, una cosa che non meriti il suffisso “one”: tavolone, quadrone, divanone, finanche un televisorone. Già uno si sente piccolo (e l’onorevole Meloni ci si sente, piccola, per almeno dieci minuti al giorno). Già uno si sente inadeguato (e l’onorevole tutte le mattine trova un motivo per trovarsi inadeguata, nonostante i successi). E ora senti pure quell’ansia da prestazione, perché non vuoi deludere chi ha creduto in te, e neanche ti eri rinforzata in un incarico che subito te n’è arrivato sulla testa uno più gravoso – per carità va benissimo, esperienza eccezionale, ma una volta che sei lì: auguri.
A giudicare dall’ansia che pervade lo stanzone della vicepresidenza, non è cambiato molto da quando si andava a scuola e anche se avevi studiato tormentavi la mamma, i nonni e tua sorella e dicevi “non so niente, non so niente”, e poi chissà come all’interrogazione prendevi sempre 8 (crescendo si peggiora: l’onorevole Meloni, alla vigilia dell’esame di maturità, era diventata insostenibile, con tutti quei “non so niente”, e quel nervosismo, lega i capelli e sciogli i capelli, libro qui e libro là, e poi ecco che, come volevasi dimostrare, ha preso sessanta sessantesimi). E se uno deve crescere e avere ancora quel terrore di sbagliare, quasi quasi viene voglia di tornare indietro di vent’anni, Giorgia bambina e bambina pure Arianna, la sorella-amica a cui si rubano le scarpe (“ho deciso che le tengo”. Se Giorgia dice così non c’è verso di recuperarle, le scarpe, anche se il giorno prima ti ha detto: “Ma che tte sei comprata?”. Sono invece al sicuro le magliette decorate con brillantini Svarovski. Ad Arianna piacciono da morire, a Giorgia no, e come darle torto).
Vent’anni fa, almeno, a sbagliare non si rischiava granché. Al massimo poteva arrivare il “premio Monnezza”, medaglia ideale elargita in caso di errore dal nonno burlone, uno che amava fare gare di indovinelli e raccontava storie incredibili di viaggi in Africa assolutamente inventati. Tu stavi lì a sentire che fine avessero fatto i terribili uomini-lampadina e a chiederti dove fosse mai nascosto il trofeo conquistato nella battaglia contro le formiche mangianti. Agli indovinelli non riuscivi mai a rispondere, e piovevano premi monnezza, e meno male che poi si poteva recuperare con la gara di canto, canzone più gettonata: “Parlami d’amore Mariuuuu/ tutta la mia vita sei tuuuuu/ gli occhi tuoi belli brillano/ fiamme di sogno scintillano”, che il nonno conosceva a memoria, Arianna stonava orrendamente e Giorgia riusciva a cantare senza prendere neanche una stecca. La nonna Maria non ci crede, oggi, che quella che metteva l’accento su “Mariuuuu” è il vicepresidente della Camera, e al mercato del quartiere Garbatella, dopo l’elezione di Giorgia, schivava il fruttivendolo che le diceva: “Signò, ho visto su’ nipote, ammazza che cariera”.
Obtorto collo, proprio perché i titoli dei giornali rimbalzano e riecheggiano come l’eco del tempio maledetto – e purtroppo tocca rispondere – l’onorevole Meloni, se interrogata sull’ipotetico segretariato di An, dice: fantapolitica, fantapolitica, fantapolitica. Vero o falso che sia, Fini o non Fini, colonnelli o non colonnelli, nel partito sono tutti molto solidali, tutti lì a chiedersi: oh, ma che stanno facendo? ma che davvero la mettono a rischio? Eh no, eh. Ma come: una buona ce l’abbiamo e subito ce la giochiamo? Appena viene fuori un giovane questi lo silurano, ci vogliono tenere tutti in seconda fila fino a cinquant’anni. E poi dicono di Padoa-Schioppa.
Che Giorgia Meloni, in potenza, sia già quel che un giorno potrebbe essere in atto non lo pensano soltanto i suoi demiurghi politici, ovvero Maurizio Gasparri, che la chiama “la piccola Evita”, e Fabio Rampelli, che la chiama “Alice nel paese delle meraviglie” e rivendica di averla scelta per le provinciali del 1998 perché in quella ragazzina vedeva “la profondità e la freschezza” necessarie a smuovere la classifica elettorale in un quartiere testardamente rosso come la Garbatella, Roma popolare, tutti compagni e la foto di Giorgia sul muro, un cartellone con lei che faceva una smorfia e la scritta “sgradita al regime”, slogan bislaccamente pannelliano per una campagna di Alleanza nazionale. Passi per le lodi di Gasparri e Rampelli, passi per la stima incondizionata di Federico Mollicone, capogruppo di An al primo municipio di Roma, vecchio collega di sezione che chiama l’onorevole Meloni, orgogliosamente, “un piccolo e infallibile prodotto da laboratorio” – e può ben dirlo perché quindici anni fa Federico le dava gli ordini. Giorgia era un’attivista del movimento studentesco. Era a destra, ma avrebbe potuto essere a sinistra. La sinistra l’aveva inizialmente incuriosita – e si sa che, quando arrivi alle superiori, quei ragazzi più grandi che fanno assemblee e fumano e discutono e attaccano avvisi e ti sembra che vogliano cambiare il mondo hanno un fascino maledetto. Ma poi. Poi quelli parlavano di pace, di diritti, di diseredati, ma era difficile che ti facessero dire qualcosa che non fosse quello che già dicevano tutti. Dicevano “siamo tutti uguali” ma c’era qualcuno meno uguale degli altri. Dicevano “noi facciamo parlare tutti” ma Giorgia l’aveva sentito, che a uno avevano detto: “Stai zitto fascio di merda”. In casa papà votava comunista, voleva abolire la proprietà privata, ma ai tempi delle superiori papà se n’era già andato, partito per chi sa dove. Mamma, che non era comunista, guardava il telegiornale ed era impressionata da Tangentopoli. A casa di Giorgia c’era voglia di trasparenza, di pulizia. Poi quell’attentato, il giudice Borsellino. Giorgia voleva fare qualcosa. Anche i ragazzi di sinistra dicevano “no alla mafia” e “viva la democrazia”. E allora perché non fate parlare tutti, chiedeva Giorgia? Non ci fu risposta. Qualcuno, a sinistra, nelle assemblee cominciò a dirlo: dobbiamo far parlare anche loro. Qualcuno, nel movimento studentesco, e nelle sezioni dell’allora Pds, provò a dire: guardate che così siamo noi che facciamo i fascisti, confrontiamoci. Ma che dici?, i fascisti menano. Guardate che anche i centri sociali menano, e poi oggi stiamo ancora a dire fascisti-comunisti? Forse era troppo presto. Molti appelli al dialogo fallirono. I più se ne fregarono, andarono all’università, si fidanzarono alle feste e restarono tiepidamente di sinistra fino all’avvento del Pd. Giorgia entrò alla sezione Msi-Garbatella. E fu per sempre.
Se Federico ordinava “allerta gente per domani”, toccava telefonare nottetempo, in tempi di telefono fisso, a casa dei giovani militanti. E se non ti ricordavi il nome vero di Tizio e Caio, visto che tutti, in sezione, si chiamavano per soprannome, ti beccavi prima le urla del genitore svegliato nel cuore della notte – Giorgia chi? Senta, lei è una maleducata, chiama a quest’ora e non si ricorda il nome di mio figlio? – e poi le battutacce di Mollicone, perché di attivisti non ne avevi racimolati abbastanza. Che poi come si fa a ricordarsi, per esempio, che “Er secco” si chiama Giovanni e “Er balena” si chiama Paolo, quando a malapena li conosci, quelli? C’è solo un soprannome indimenticabile. Tutti sanno che Andrea De Priamo, il militante che per primo ha accolto Giorgia in sezione, lei con una tutina rosa, lui con un chiodo che poco si addiceva al Fronte della gioventù, è stato ribattezzato “Peo”. Perché ha la “r” moscia e non riesce a scandire il proprio cognome, De Priamo, e la parola arrotolata che ne esce suona più o meno “Peo”.
A Giorgia non avevano dato soprannomi. Ma le tirarono qualche scherzo. E una sera i capi della sezione si fecero trovare intenti a fumare (per finta) uno spinello gigante. Giorgia, che era già severamente proibizionista, quasi quasi si metteva a piangere: ma come, predichiamo bene, e poi? ma che fate? E meno male che Peo ridendo le disse: c’hai creduto. Il soprannome è per sempre e un amico pure, e Peo è da sempre l’amico degli scherzi, quello che iscrive tua madre allo Zecchino d’oro così lo Zecchino d’oro chiama a casa cercando “la bambina Anna” e sente rispondere un’Anna di mezza età. E’ l’amico che in un impeto di amore per la natura sceglie per le vacanze un’isola sperduta della Croazia – a Kvar no, ci siamo già stati l’anno scorso – ed ecco che ci si ritrova in una località morta che più morta non si può, e tutti a dire: “A Peo, ma che c’hai rifilato l’ospizio?”.
Passi per l’ammirazione di Peo, che ancora tiene in un cassetto la metà del volantino su cui Giorgia scrisse il suo numero in quel lontano primo giorno di militanza – e lei, d’altronde, ha fatto lo stesso con l’altra metà. Passi per l’adorazione dell’altro amico del cuore, Federico Moneta detto “monetone”, che ancora si commuove al pensiero che Giorgia, a maggio, quando lui si è sposato, è fuggita da non so quale riunione per andare a salutarlo in chiesa, e poveraccia nemmeno il ricevimento si è fatta, ché doveva scappare da qualche altra parte. Passi per le lodi “di parte”, insomma, ma il fatto è che ormai i complimenti a Giorgia arrivano pure dal suo ex acerrimo avversario Carlo Fidanza, capogruppo di An al Comune di Milano, che nel 2004 l’ha sfidata a Viterbo per la leadership di Azione giovani, lui Destra sociale, lei Destra protagonista, una campagna agguerrita e solo qualche voto di scarto. Oggi Fidanza si indigna al pensiero che qualcuno possa usare Giorgia come arma “di ricatti incrociati”, e sfoggia un fair play inglese che non gli fa confessare neanche uno dei “colpi bassi” che si erano tirati a vicenda in campagna elettorale. E allora come si fa a ignorare quella voce – futuro leader di partito – che l’onorevole Meloni liquida come “un’ipotesi rimbalzata con malizia”? I giornali insistono. E la voce insegue l’onorevole per i corridoi della Camera, al banco della presidenza, nell’ufficio dei collaboratori, protettivi pure loro. Sono anni che la seguono, da quando erano ragazzini, ed è come una banda, il capo non si tradisce mai. E se un giorno viene fuori che Giorgia, il tuo capo, è stato eletto vicepresidente della Camera, tu che fai? Metti che tu voglia fare la giornalista, come lei (che però prima voleva fare l’interprete). Metti che Giorgia arrivi e ti chieda, senza nemmeno tenere a bada l’accento romano: “Vado a Montecitorio, tu che voi fa”? Tu dici “ti seguo” senza indugio, il giornalismo può attendere, anche se eri convinta di essere la prima tra i silurati. E’ successo a Giovanna Ianniello, ieri alla comunicazione di Azione giovani, oggi portavoce di Giorgia. Ce l’hanno fatta, due paure unite, anche se Giovanna a volte perde l’autobus e Giorgia sbuffa. Ce l’hanno fatta anche se ancora oggi capita che Giorgia esca dalla macchina e un autore di “Domenica In” dica: dov’è l’onorevole? – che è comunque meglio di quando arriva alla Camera con la Mini e il vigile la ferma e lei dice “ma guardi che ho il permesso, sono l’onorevole Meloni”, e quello risponde: “E’ la moglie di chiiii?”. Ce l’hanno fatta, Giovanna e Giorgia, anche se Giorgia corregge i comunicati di Giovanna con secchionissima scrupolosità, e se s’incazza s’incazza, ma poi manda subito il messaggino che dice: “Scusa”.
Per un insopportabile contrappasso, più vuoi fuggire le responsabilità più le responsabilità ti cadono addosso. Giorgia sarà anche piaciuta al partito perché è “un trionfo di contrasti”, come dice Rampelli, ma è stato tutto talmente veloce che a volte è come vivere la vita di un altro. Anche se Giorgia l’ha sempre vissuta, la vita degli altri. Quelli che non sfoggiavano parenti “intellos” da generazioni, quelli che se avevano un amico nei licei del centro, e lui li imbucava alla festa del sabato, il padrone di casa se ne usciva con un: “Ma che l’hai portato a fare ’sto fascio?”. Quelli che si sono identificati nel fratello anticomunista di “Mio fratello è figlio unico”. Quelli che oggi, se li guardi da sinistra, non li vedi più così diversi da te. Sì, va bene, tu i Pacs li vuoi e loro dicono che il diritto privato già sistema tutto, tu sei relativista e loro no, sei antiproibizionista e loro no, e magari le loro idee sul mondo del lavoro non sono uguali alle tue, ma in fondo forse si avvicinano, e allora ti sorprendi a chiederti: ma perché ci odiavamo tanto? E se Giorgia fa questo effetto alla sinistra, figurarsi al potenziale elettore di centro (e quindi, in un’ottica di lungimiranza, l’ipotesi Meloni segretario appare quantomai plausibile).
Le vite degli altri gli altri le vivono, Giorgia no. La sua vita è altra. Il biglietto Ryanair per il weekend puoi comprarlo, certo, puoi dire agli amici “mi aggrego”. Puoi chiamare quando tutti sono già alla fine della cena e chiedere “’ndo state, arrivo”, ma poi magari il biglietto lo devi buttare, e magari a metà strada ti ricordi che devi scrivere una relazione, e hai quella stanchezza che ti sembra nessuno degli altri abbia, e ti scapicolli, e spari a palla la musica nell’iPod per sentirti una ragazza come tante, e arrivi al bar di via Savoia e trovi tutti già alticci, e per quanto ti sforzi di fare piazza pulita c’è sempre un pensiero troppo importante che riemerge. C’è la responsabilità, l’emozione di esserci, in Parlamento. Ma anche quel dubbio di non aver avuto abbastanza momenti normali da persone normali o qualche altra ora per poter chiedere a un’amica, con sincero tormento: lui non mi chiama, che faccio? La politica prende ma poi ti ridà tutto, sì. Però poi c’è la mattina in cui pensi: come farò? E subito ti rassicuri, tanto quando arriverà la persona giusta le cose verranno da sé, e allora sarà famiglia. Tradizionale, tradizionalissima, matrimonio in chiesa. Perché tu non vuoi pensare: “Quest’uomo me lo sposo anche se non sono sicura, tanto alle brutte divorzio”. E sì, sei figlia di separati, ma proprio per questo ti piace credere che un giorno sarai davvero convinta, e i figli li crescerai tu. E alla fine però provi a non pensarci. Sospiri e dici chissenefrega se il blog nemico ha scritto che l’onorevole Meloni va alla Camera con la Mini perché non sa nemmeno andare in bici – guarda se vuoi ci vado in ginocchio sui ceci, anzi mo’ glielo scrivo su Internet. E quando, tra i blog di detrattori, emerge il sito di un sostenitore, con quella frase – “Giorgia è come il gabbiano Jonathan Livingston, fiero di aver domato la paura” – magari stavolta un po’ più forte ti ci senti davvero. E pazienza se, là fuori, le ipotesi rimbalzate con malizia continuano a dire, inesorabili: “Meloni segretario”.
Dal Foglio di sabato 20 ottobre 2007 (foto Ansa)
CASERTA, ELEZIONI ALLA SUN, PRESTO INTERROGAZIONE MELONI SU RETTORE ROSSI
20 ottobre 2007 ore 2:35 pm | In Comunicati Stampa e Dichiarazioni | Nessun commentoTag:Caserta, Elezioni sun, Rettore Rossi
CASERTA. “Con un righino sotto il manifesto che ha individuato i seggi elettorali scopriamo che la platea elettorale è aumentata a dismisura, includendo anche le matricole iscritte il 25 Ottobre, a soli nove giorni delle elezioni universitarie, nonostante il D.R. n. 1729 del 21.06.2007, emesso dal Rettore della Seconda Università degli Studi di Napoli, Prof. Francesco Rossi, all’articolo 3 recitava “l’elettorato attivo e passivo, spetta agli studenti delle varie Facoltà che risultano regolarmente iscritti, in corso e fuori corso, alla data di emanazione del presente decreto. Una cosa mai vista che ci obbliga a porre in essere una forte azione politica: abbiamo chiesto al gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale ed in particolare alla VicePresidente della Camera, On. Giorgia Meloni di presentare una interrogazione parlamentare per gettare luce su una faccenda che comporterà inevitabilmente strascichi – anche legali – dopo le elezioni. Non siamo contrari al fatto che possano votare le matricole, ma è assurdo venirlo a sapere solo nove giorni prima del voto”. Lo afferma in una nota la Federazione provinciale e la Direzione nazionale di Azione Universitaria. (19 ottobre 2007-21:22)
Radio Radicale intervista Giorgia Meloni sulle primarie del Partito Democratico, sul protocollo welfare, sulle polemiche tra Gianfranco Fini e Francesco Storace
15 ottobre 2007 ore 10:09 am | In Interviste, Podcast | Nessun commentoTag:Intervista, Radio Radicale
An, il corteo e le sue donne
15 ottobre 2007 ore 8:44 am | In Interviste | Nessun commentoTag:Alemanno, Blog, Cina, Dico, Gasparri, Gianfranco Fini, Giorgia Meloni, Giovani, Rom, Roma, Santanchè, Sicurezza
14/10/2007 – TRA LE BANDIERE E GLI SLOGAN DEI MILITANTI DI DESTRA
Da Giorgia Meloni alla Brambilla, la manifestazione attraverso le protagoniste femminili
Articolo di FLAVIA AMABILE tratto da http://www.lastampa.it
Vi assicuro che l’ho cercata. Tre ore, due cortei di An, non so quanti chilometri di sanpietrini romani per acciuffare Michela Vittoria Brambilla. L’aveva annunciato da giorni, al corteo di An ci sarebbe stata, e il giornale mi ha chiesto di andare a parlare con lei. Non l’ho trovata, ma non sono stata la sola. C’erano decine di giornalisti e fotografi a caccia di MVB, le Iene. A vederla è stato solo il portavoce di Gianfranco Fini, che racconta di aver marciato con lei per alcuni metri. Il sospetto è che dopo quei metri MVB sia andata via, anche se lei assicura di essersi mescolata alla folla a lungo per portare ai militanti di An il saluto di Berlusconi.
Ho visto altre due donne, invece, alla manifestazione. Alessandra Mussolini, innanzitutto. Impossibile non notarla: camicia rossa, scollatura, cintura nera. All’inizio era alla testa del corteo a gridare a tutti il suo riavvicinamento al partito abbandonato alcuni anni fa. Poi Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno le hanno fatto capire che quel posto lì non poteva essere occupato da lei e dalle sue bandiere di Alternativa Sociale. E allora la nipote del Duce è arretrata un po’ ma ha trovato comunque una posizione sufficientemente in vista e ha continuato a stringere mani e ricevere applausi per l’intero corteo.
La terza donna l’ho vista per caso. Impermeabile beige, jeans, volto senza un filo di trucco faceva il possibile per non farsi notare. Era Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera e presidente dei giovani del partito. Al momento dei discorsi ha scelto un muretto lontano dalla folla, ci si è seduta e ha assistito dall”alto all”ultima parte della manifestazione. Ad un certo punto mi sono avvicinata e le ho chiesto perché stesse lì e non sul palco. Ha sorriso: ”Sto molto meglio qui…”
Mancava una quarta donna di An, Daniela Santanchè, da tempo in rotta con Fini.
Io vi dico che mi è piaciuto molto lo stile di Giorgia Meloni per il suo non cercare i riflettori, per il suo lasciare che la ribalta fosse di altri, la sua sicurezza nello stringere mani, per l’affetto e la stima che la circondava.
Ditemi voi che cosa ne pensate.
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Giorgia Meloni intervistata da “Il Giornale”
14 ottobre 2007 ore 9:38 am | In Interviste, Notizie | Nessun commentoTag:Azione Giovani, Bamboccioni, Dico, finanziaria, Firenze, Garbatella, Giorgia Meloni, Giovani, Immigrazione, Incentivi, Intervista, Prodi, Responsabilità, Rom, Roma, Sicurezza, Sinistra, Violenza
“Nomadi? Non si muovono mai“
Giorgia Meloni, vicepresidente della Camera, conferma l’allarme lanciato da Amato: si rischia l’invasione
da Roma
Onorevole Giorgia Meloni, An torna a scendere in piazza e sceglie due temi su cui inchiodare il governo Prodi: il fisco e la sicurezza.
«Sono temi sentiti dalla gente, due vere emergenze. La sicurezza è un problema drammatico su cui il governo non ha saputo dare risposte di alcun tipo. Anzi ha proceduto con politiche deliranti, dall’emergenza carceraria fino all’immigrazione».
L’altro tema è la protesta contro le tasse. Cavalcherete anche voi la tigre dello sciopero fiscale?
«La protesta è sacrosanta, con il limite della responsabilità e della legalità».
Maneggiare la piazza in tempi di antipolitica può essere rischioso?
«Il nostro è un popolo responsabile. Ma il governo non può chiedere sacrifici enormi agli elettori, peraltro inutili alla luce dei vari tesoretti, e poi aumentare i costi degli apparati, moltiplicando ministri, sottosegretari e gruppi parlamentari. È ora che i delusi scendano in piazza con noi».
Lei ha compiuto quest’anno trent’anni. Si sente di appartenere alla generazione dei «bamboccioni» citata da Padoa-Schioppa?
«Abbiamo un governo che se ne frega dei giovani, che li condanna a pagare a vita la pensione di altri, che toglie l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa spostando gli incentivi sul fronte degli affitti, non comprendendo che con l’acquisto si fa un investimento. E poi, come se non bastasse, ci dicono anche che siamo bamboccioni. Anche per questo come Azioni Giovani sfileremo prima del corteo sul tema della rivolta generazionale contro le caste».
È stato giusto organizzare questa manifestazione in solitaria e non di concerto con gli altri partiti della Cdl?
«An ha una tradizione movimentista. Chi ci voleva essere ha aderito. Non ce la prendiamo con chi non ci sarà».
È contenta della partecipazione di Michela Vittoria Brambilla?
«Ha chiesto di partecipare e a noi fa soltanto piacere averla. Più gente partecipa, più siamo contenti».
Dai lavavetri di Firenze agli zingarelli di Livorno, molti primi cittadini di sinistra hanno provato a esporsi sul tema della sicurezza. Temete di venire scippati di un vostro copyright?
«No, se si tratta di iniziative utili per gli italiani. Ma questa sinistra e schizofrenica è poco credibile perché a livello nazionale smantella la Fini-Bossi con danni incalcolabili».
Il ddl sicurezza di Amato è stato rimandato a data da destinarsi per il veto della sinistra massimalista. Il governo è nelle condizioni di agire su questo fronte?
«La sinistra ha ancora la percezione che una richiesta di sicurezza equivalga a un capriccio piccolo borghese. In realtà è l’unico strumento che si ha per tutelare i più deboli e indifesi. È grazie a questa logica che abbiamo avuto seimila crimini di più grazie all’indulto».
Mediamente si sta in carcere sette anni per un omicidio. Una rapina vale 600 giorni di carcere. Per la violenza sessuale si beccano 700 giorni. Perché la nostra giustizia è così morbida?
«Serve certezza della pena. È evidente che queste pene non rappresentano più un deterrente per i criminali in Italia».
Per Giuliano Amato l’Italia rischia di dover fare i conti con una invasione di nomadi.
«L’emergenza è reale. Esiste un problema con i nomadi che spesso tanto nomadi non sono visto che dimorano nei campi comunali. A monte bisogna chiedersi se hanno intenzione di integrarsi e se sono intenzionati a contribuire alla crescita della società, senza aver paura di essere accusati di razzismo».
Lei è vicepresidente della Camera. Sta scaldando i muscoli per diventare il prossimo segretario di An?
«Non rispondo a domande di fantapolitica».
Mettiamola così: la destra italiana è matura per avere un segretario donna?
«La destra ha più volte dimostrato di avere più rispetto per le donne rispetto ad altri. Vorrei ricordare che ha avuto un presidente donna di Azione Giovani, un direttore del Secolo d’Italia, un segretario del sindacato Ugl, un relatore per la Finanziaria. Non abbiamo niente da imparare da nessuno».
tratto da:
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n. 243 del 2007-10-14 pagina 0
articolo di Fabrizio De Feo
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